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Martedì, 16 Aprile 2024
Fuga di capitali / Russia

Da Apple alla Mercedes: chi sono i colossi che stanno disinvestendo dalla Russia

Si allunga ogni giorno la lista delle imprese che abbandonano le attività nel Paese a seguito dell'invasione dell’Ucraina

È in continuo aggiornamento la lista delle aziende e società che, per distanziarsi ufficialmente dall’attacco contro l’Ucraina, stanno interrompendo le proprie attività in Russia. Mentre sul campo si combatte aspramente, c’è una parallela guerra economica con cui l’Occidente sta cercando di isolare Mosca. Una guerra su due fronti: quello pubblico, con i governi di molti Paesi che stanno adottando sanzioni di vario genere ai danni del Cremlino, e quello privato, con la decisione da parte di diverse imprese di disinvestire dalla Russia o di limitare (finanche bloccare) le proprie attività nel Paese.

Molti nomi “eccellenti” hanno già seguito questa strada. Apple, per farne uno, ha annunciato lo stop alla vendita dei propri prodotti nella Federazione, come richiesto peraltro dal ministro ucraino per la Trasformazione digitale Mykhailo Fedorov la settimana scorsa. Apple Pay e altri servizi sono stati limitati, mentre RT News e Sputnik News, due canali di informazione finanziati dal Cremlino, non sono più disponibili sull’App Store fuori dalla nazione. Pure Microsoft e Google hanno adottato misure comparabili, così come le aziende tech Dell, Ericsson e Nokia.

Anche Nike ha annunciato che intende ritirarsi dal mercato russo, mentre Adidas ha sospeso la collaborazione con la federcalcio del Paese. Stesso copione per i giganti dei pagamenti Mastercard, American Express e Visa. Ad Hollywood, Warner Bros, Disney e Sony pictures si sono unite al boicottaggio internazionale dell’economia russa, per dare un segnale simbolico ma anche, probabilmente, nel tentativo di provocare una reazione a livello dell’opinione pubblica del Paese.

Diverse grandi multinazionali petrolifere hanno adottato misure simili. È partita Bp, seguita a ruota da Shell, Equinor ed Exxon Mobil: stop alle operazioni in Russia, abbandono dei progetti già in corso d’opera e vendita delle proprie quote azionarie per uscire dalle partecipazioni con le società russe. La compagnia energetica francese TotalEnergies ha congelato i nuovi progetti nel Paese, così come la tedesca Siemens Energy, l’austriaca Omv e la britannica Centrica.

Contemporaneamente, hanno bloccato le proprie attività da e per la Russia i tre maggiori trasportatori navali al mondo: la svizzera Msc, la danese Maersk e la francese Cma Cgm hanno tutte interrotto temporaneamente il trasporto dei propri container (con qualche eccezione per merci essenziali quali cibo e medicine).

Quanto al trasporto su gomma, le americane Ups e FedEx hanno sospeso le consegne da e verso la Russia, così come da e per l’Ucraina. Quest’ultima decisione è stata presa anche dalla tedesca Dhl. Si muovono in questa direzione anche diverse case automobilistiche: Volvo, Renault, Wolksvagen, Bmw, Mercedes, General Motors, Ford, Harley-Davidson, Mitsubishi, Mazda, Honda, Jaguar, Land Rover e Aston Martin, ad esempio. Le misure prese variano dalla sospensione totale delle consegne, della produzione e della vendita di autovetture nel Paese ad interventi più selettivi.

Nemmeno i cieli restano neutrali. Al di là della chiusura dello spazio aereo europeo e nordamericano ai velivoli russi, il produttore statunitense Boeing ha sospeso la vendita di componenti nonché dei servizi di assistenza e manutenzione delle compagnie aeree russe, interrompendo inoltre le attività su Mosca. Interdizioni sono state annunciate anche da parte dell’irlandese AerCap, della francese Airbus e della tedesca Lufthansa.

E l’Italia? Com’è noto, la nostra economia è particolarmente esposta ai danni collaterali delle sanzioni economiche alla Russia, con gli istituti bancari (Unicredit in testa) allo “scoperto” di oltre 30 miliardi di dollari. Eni ha annunciato di voler cedere le proprie quote nel gasdotto Blue Stream (tra Russia e Turchia) e di aver già congelato numerosi progetti fin dal giro di vite del 2014, con le sanzioni su Mosca a seguito dell’annessione unilaterale della Crimea.

Ad ogni modo, è ancora presto per determinare con sicurezza se queste decisioni produrranno degli effetti significativi. Non è la prima volta che si coagula un asse transnazionale contro un singolo Paese (si pensi al boicottaggio del Sudafrica nell’epoca dell’apartheid), ma l’efficacia di queste azioni dipenderà sia dalla loro durata che dalla partecipazione, che potrebbe aumentare nei prossimi giorni se la situazione sul campo dovesse peggiorare. Nel frattempo, il governo russo sta valutando delle misure per bloccare temporaneamente la fuga delle società estere dal proprio Paese.

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