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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Il piano / Belgio

Von der Leyen corteggia l'industria chimica europea

La presidente della Commissione ha siglato ad Anversa un nuovo patto per la competitività, che si è impegnata a realizzare nel caso di una rielezione alla guida dell'esecutivo comunitario

Nella cornice del porto di Anversa, tra i maggiori punti di scambio commerciale del Vecchio continente, è stato lanciato il nuovo corso dell'industria europea. La presidente dell'esecutivo comunitario Ursula von der Leyen ed il premier belga Alexander De Croo (che detiene la presidenza di turno del Consiglio) hanno stipulato un'intesa con una nutrita delegazione di rappresentanti aziendali per garantire la competitività delle imprese europee nei prossimi anni. Ma non sono mancate le critiche delle organizzazioni ambientaliste, che hanno puntato il dito contro il greenwashing del capo della Commissione, la quale starebbe cercando l'appoggio degli industriali per centrare la rielezione.

Il nuovo piano industriale europeo

Nella sede di Anversa della Basf, colosso tedesco leader globale del settore con 200 filiali in 50 Paesi, i due pezzi da novanta dell'Ue hanno incontrato a porte chiuse una settantina di amministratori di altrettante aziende chimiche, rappresentate collettivamente dall'associazione di settore Cefic, per discutere di un nuovo piano industriale per la competitività da mettere in atto nei prossimi anni. 

La dichiarazione in dieci punti rilasciata alla conclusione del meeting apre alle preoccupazioni delle imprese europee, che temono di rimanere indietro nella competizione globale, schiacciati dalla concorrenza di Stati Uniti e Cina. Tra le rivendicazioni degli industriali ci sono un aumento degli investimenti pubblici (inclusa la creazione di un fondo per il cosiddetto clean tech), la costruzione di una rete infrastrutturale europea adeguata a soddisfare i fabbisogni dei Paesi membri, l'aumento della sicurezza dell'approvvigionamento delle materie prime critiche e la semplificazione del quadro normativo, soprattutto per quanto riguarda l'innovazione. 

Il supercluster del chimico europeo, che ha la sua base nell'area portuale del Mare del Nord tra Anversa e Rotterdam, è da tempo sotto pressione per rispettare le normative comunitarie in materia ambientale, che sono molto più stringenti di quelle cui devono sottostare le controparti cinesi e americane. Tanto che, come riportato da Euractiv, la stessa Basf ha "minacciato" di delocalizzare la produzione in Cina. 

Base elettorale

Del resto, sostenere la competitività dell'industria europea è uno dei punti centrali della candidatura di von der Leyen per un secondo mandato alla guida della Commissione, ufficializzata lunedì 19 febbraio dopo settimane in cui la notizia era ampiamente circolata sui media dei Ventisette. Al prossimo congresso del Partito popolare europeo (Ppe) a Bucarest, a marzo, dovrebbe essere nominata come candidata di punta dei cristiano-democratici alle europee di giugno. 

Quanto a De Croo, ha notoriamente a cuore le sorti delle industrie siderurgiche, manifatturiere e chimiche del Belgio e da tempo chiede che venga adottato un "patto industriale" a livello comunitario.

Le critiche degli ambientalisti

E di mero calcolo elettorale i due sono stati accusati dalle associazioni ambientaliste del Corporate Europe Observatory (Ceo), che hanno bollato l'incontro di Anversa come un tradimento dei princìpi del Green deal e hanno organizzato un sit-in di protesta davanti alla sede della Basf dove si stava tenendo la riunione. 

In una lettera aperta, oltre 70 organizzazioni ecologiste hanno puntato il dito contro gli accordi opachi stretti dai vertici Ue con alcuni dei più grossi inquinatori del comparto. Nel comunicato si esortano le istituzioni comunitarie a non fornire un accesso privilegiato alle industrie alla formulazione delle politiche ambientali europee, sulla quale eserciterebbero un'indebita influenza, e di dare maggiore priorità alla tutela dei cittadini e degli ecosistemi naturali. 

Secondo Nina Holland, ricercatrice del Ceo, i vertici comunitari "hanno scelto ancora una volta di svendere la loro credibilità, partecipando a un patto proprio con quelle aziende e gruppi di pressione che hanno minato, fatto deragliare e ritardato le azioni chiave per l'ambiente, la salute e il clima nel Green deal".

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