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Martedì, 16 Aprile 2024
Crisi energetica

Acquisti di gas congiunti, ma solo per il 15% delle riserve: l'idea di Bruxelles

La proposta dovrebbe venire presentata domani nell'ambito del piano contro il caro bollette della Commissione Ue. C'è anche il price cap dinamico

Una centrale d'acquisto per fare scorte comuni di gas in modo da riempire almeno il 15% della capacità di stoccaggio dei Paesi Ue. È questa la proposta che la Commissione europea dovrebbe inserire nel nuovo piano di misure per far fronte alla crisi energetica del blocco. 

Secondo una bozza del piano citata da El Pais, Bruxelles ritiene che la concorrenza tra gli Stati membri per accaparrarsi il gas dinanzi alle tensioni sugli approvvigionamenti dalla Russia, abbia di fatto contribuito a spingere in alto i prezzi del metano. La creazione di una centrale d'acquisto congiunto, un po' come fatto con i vaccini durante il Covid, dovrebbe quindi consentire di evitare ulteriori effetti speculativi e calmierare i prezzi. Secondo Bloomberg, la centrale sarebbe composta da una sorta di consorzio formato dalle aziende che importano il gas dall'estero e, sebbene su base volontaria, l'obiettivo è di riempire almeno il 15% degli stock nazionali. Gli acquisti congiunti non dovrebbero riguardare il gas russo.

Questa proposta era stata lanciata già mesi fa, all'inizio della guerra in Ucraina, ma era stata respinta da alcuni Paesi, tra cui la Germania, che riteneva complicato, se non impossibile, convincere delle aziende private a partecipare a un meccanismo del genere. Da allora, diverse cose sono cambiate, e Berlino ha per esempio nazionalizzato Uniper, una delle principali aziende energetice tedesche, fortemente dipendente dall'import di gas dalla Russia. Inoltre, la Germania è sotto pressione da parte di diversi governi Ue per il piano da 200 miliardi di euro varato per compensare il caro bollette di famiglie e imprese tedesche, un maxi pacchetto di aiuti ritenuto contrario alle regole sulla concorrenza europee.

Da qui, il 'cedimento' sugli acquisti congiunti, misura che in realtà era già stata 'battezzata' da diversi esponenti del governo tedesco, tra cui lo stesso cancelliere Olaf Scholz. Secondo El Pais, Berlino ritiene la centrale d'acquisto congiunta una alternativa al tetto al prezzo del gas importato dall'estero, il che non è però la stessa posizione di un gruppo di Paesi, guidato soprattutto dall'Italia. La Germania teme che un price cap comporterebbe una riduzione delle forniture, lo scenario più temuto dall'industria tedesca, che di contro può contare sui fondi pubblici per ricevere aiuti sui costi maggiorati per l'energia. 

L'Italia, insieme a Polonia, Grecia e Belgio, vorrebbe invece una sorta di "price cap dinamico" da fissare sugli hub del mercato del gas, a partire dal Ttf di Amsterdam, che di fatto è il punto di riferimento per la formazione dei prezzi del metano scambiato in Europa. La dinamicità consisterebbe nel fatto che i prezzi potrebbero oscillare all'interno di una fascia, e che tale fascia verrene "regolarmente rivista per riflettere il livello di altri parametri di riferimento energetici chiave come i prezzi del petrolio greggio, del carbone e del gas in Nord America e in Asia", scrive Bloomberg.

L'iniziativa italiana sembra aver prodotto un primo risultato: nella bozza del piano della Commissione, c'è il riferimento a un meccanismo del genere, che andrebbe in contemporanea con i lavori di preparazione per la costituzione di un nuovo indice dei prezzi legato esclusivamente al gas naturale liquefatto. Il gnl, che pesa sempre più negli approvvigionamenti dell'Europa dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, segue attualmente il Ttf, raggiungendo prezzi anche dieci volte superiori a quelli che si raggiungono in altre aree del mondo. 

Infine, nel novero delle misure, potrebbe rientrare anche il cosiddetto "modello iberico", ossia il price cap utilizzato da Spagna e Portogallo che non incide sul prezzo di vendita dei fornitori esteri, ma su quello delle centrali elettriche dei due Paesi: in sostanza, tali centrali son costretta a rivendere l'energia elettrica a prezzi inferiori a quelli necessari a coprire le spese che hanno sostenuto per acquistare il gas. In questo modo, si ottengono benefici a valle, ossia bollette meno salate per i consumatori finali. Le centrali vengono poi ricompensate dallo Stato. Il modello iberico, però, non convince del tutto gli esperti di Bruxelles, perché, tra le altre cose, comporterebbe un incentivo ad acquistare più gas anziché ridurne il consumo, come invece già stabilito dai 27 Stati membri in vista dell'inverno. 

 

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