Venerdì, 22 Ottobre 2021
Europa Today

“Il Covid ha diviso l’Europa”. Dagli under 30 ai Paesi del Sud, ecco i perdenti della crisi

La maggioranza dei nordeuropei non si sente toccata dalla pandemia. Rabbia sociale più forte tra gli under 30: quasi la metà di loro pensa che i governi stiano agendo in malafede

Mentre i primi mesi di crisi del coronavirus hanno avuto l’effetto di rafforzare la credibilità dei governi nazionali in carica nel 2020, il secondo anno di pandemia ha messo a nudo le divisioni interne all’Unione europea, generando un mix di rabbia sociale e diffidenza verso le istituzioni nei Paesi più colpiti. Quest’ultimo dato emerge dallo studio condotto dallo European Council on Foreign Relations, che ha sondato gli umori dei cittadini di dodici Paesi europei, inclusa l’Italia. 

“L'esperienza vissuta della pandemia di Covid-19 - si legge nell'analisi - ha diviso l'Europa proprio come hanno fatto la crisi dell'euro e dei rifugiati, con il Sud e l'Est che si sentono molto più colpiti rispetto al Nord e all’Ovest”. E mentre questi ultimi hanno registrano tassi più modesti di persone colpite economicamente dalla crisi, nell’Europa mediterranea e orientale ci sono molte più “vittime economiche” che “sono più propense di altre a dire che le restrizioni sono state troppo severe e tendono ad essere più scettiche sulle intenzioni dei loro governi con riferimento al lockdown”. 

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I dati (rappresentati nel grafico) sulle persone che si sentono colpite direttamente o economicamente dal virus mettono in cifre le conclusioni dello studio. In Danimarca, Germania, Francia, Svezia, Paesi Bassi e Austria oltre il 50% degli intervistati si è detto “non colpito affatto” dalla pandemia. In Italia la quota di chi si sente ‘graziato’ dalla crisi si ferma al 49%, mentre la maggioranza degli italiani ha affermato di essere stata colpita direttamente (28%) o economicamente (23%) dal Covid. Numeri che fanno del Belpaese lo Stato ‘ponte’ tra l’Europa benestante e quella che rischia di aggravare il suo ritardo sui Paesi settentrionali. In Bulgaria, Polonia, Portogallo, Spagna e Ungheria si registrano infatti tassi di vittime dirette e economiche del Covid ben superiori. “La storia di due pandemie” si legge nello studio pubblicato oggi “è la storia di due Europe: le differenze nell'esperienza dei Paesi sembrano essere nette quanto le differenze tra debitori e creditori nella crisi dell'euro e Stati che hanno attratto i rifugiati e quelli che non lo hanno fatto nel 2015”.

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Oltre allo squilibrio geografico, le interviste hanno evidenziato anche una profonda frattura generazionale. Il 20% degli under 30 ha infatti dichiarato di essere stato economicamente danneggiato dalla pandemia a fronte di un dato quasi dimezzato (9%) tra gli over 60. Paradossalmente la categoria più anziana, certamente la più esposta al rischio di decesso da Covid, si dice addirittura meno colpita dal virus rispetto agli under 30. 

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“Una delle conseguenze più evidenti finora è un'ondata di cinismo tra i giovani sulle intenzioni dei governi”, si legge ancora nello studio. Ad esempio, “il sondaggio mostra che i giovani hanno meno probabilità di credere che la principale motivazione dei governi nell'introdurre restrizioni legate alla pandemia sia limitare la diffusione del virus”. Un under 30 su quattro pensa infatti che il proprio governo desideri principalmente “creare l'apparenza del controllo”, mentre un ulteriore 20% afferma che i politici “stanno usando la pandemia come una scusa per aumentare il loro controllo sul pubblico”. Entrambe le cifre sono più basse tra gli intervistati di età superiore ai 60 anni. “Un grande divario generazionale - hanno concluso gli esperti - con i giovani più propensi dei vecchi a incolpare i governi per l'impatto in corso” della crisi pandemica.

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