Venerdì, 22 Ottobre 2021
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Colonia come Mazara del Vallo: il "richiamo" della moschea sarà trasmesso pubblicamente

Via libera ai canti del muezzin nella città tedesca che si affaccia sul Reno. Ma la stampa locale denuncia l'influenza di Erdogan sulla comunità islamica locale

Cinque minuti di preghiera dagli altoparlanti delle moschee cittadine ogni venerdì tra le 12 e le 15. Questo è il compromesso raggiunto tra le associazioni religiose islamiche e l’amministrazione di Colonia. La città tedesca che si affaccia sulle rive del Reno sperimenterà il progetto pilota per due anni, dopo i quali si deciderà se continuare o interrompere la diffusione dei canti tipici della tradizione islamica. Una decisione che ha suscitato reazioni contrastanti. 

“Molti residenti a Colonia sono musulmani. A mio avviso è un segno di rispetto consentire la chiamata del muezzin”, ha scritto su Twitter la sindaca Henriette Reker alludendo all’incaricato dalla moschea di chiamare i fedeli a raccolta. Nei Paesi a maggioranza islamica il muezzin svolge questa funzione cinque volte al giorno. “Chi arriva alla stazione centrale di Colonia”, ha aggiunto la sindaca per fermare le polemiche, “viene accolto dalla cattedrale e dal suono delle sue campane”. Equiparare i canti islamici al rintocco dei campanili, ha concluso Reker, “dimostra che a Colonia la diversità è apprezzata ed esposta”. 

Parole che ricordano quelle di Nicola Cristaldi, ex sindaco di Mazara del Vallo, che in occasione di una vecchia polemica sui messaggi diffusi dagli altoparlanti delle moschee ha riportato la sua esperienza di amministratore di una città multietnica. “A Mazara del Vallo, dove i musulmani sono circa il 20 per cento della popolazione, l’appello del muezzin fa parte ormai della nostra cultura”. “Chi, come me, è cristiano - aggiunse - non si sente offeso dall’appello alla preghiera musulmana. Sono ben altri i motivi del disturbo alla quiete pubblica”.

Ma l’equiparazione tra campane e muezzin è alquanto azzardata a giudizio di Daniel Cremer, giornalista della Bild. In un breve pezzo di commento pubblicato sul sito del tabloid tedesco, Cremer ha spiegato che mentre “le campane sono un segnale senza parole che aiuta anche a leggere l’ora”, “il muezzin grida: Allah è grande! Non c'è altro Dio che Allah!. C’è una bella differenza”. Oltre alle critiche sul messaggio diffuso dalle moschee, il giornalista ha anche ricordato che alcuni centri religiosi di Colonia godono di finanziamenti non proprio coerenti con i valori del rispetto reciproco tra diverse comunità. Ad esempio, “la moschea centrale dell’organizzazione Ditib è subordinata all'autocrate turco Recep Erdogan, che non incarna esattamente i valori di Colonia, per i quali si batte la nostra democrazia liberale. Anzi”. Parole che segnano un dibattito tutt’altro che sopito dalla decisione dell’amministrazione comunale.

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