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Martedì, 27 Settembre 2022
la voce ai cittadini

Le raccomandazioni dei cittadini alla Conferenza sul futuro dell’Europa su democrazia, diritti, ambiente e salute

Due dei quattro Citizens’ panels hanno già adottato le raccomandazioni da discutere in plenaria con i politici nazionali ed europei. In tutto 90 proposte per rafforzare l’azione dell’Ue

La Conferenza sul futuro dell’Europa (abbreviata in Cofoe) sta finalmente entrando nel vivo. Suona come una frase fatta, ma si può dire che sia effettivamente la realtà. Due dei quattro panel dei cittadini (i quali, forti di 200 membri ciascuno, costituiscono il cuore dell’iniziativa) hanno infatti già finalizzato le proposte che intendono sottoporre alle istituzioni europee, in un processo avviato lo scorso 21-22 gennaio con la terza plenaria a Strasburgo e che andrà avanti fino al prossimo 9 maggio (data fissata per la fine della Conferenza). Queste proposte, o “raccomandazioni”, verranno discusse dalla plenaria della Cofoe, costituita da quattro componenti politiche (Parlamento europeo, Commissione, Consiglio e Parlamenti nazionali) e dai rappresentanti (“delegati”) dei cittadini, in numero di 20 per ciascun panel (nel complesso, la configurazione plenaria conta 449 membri).

Il primo panel si è riunito dal 10 al 12 dicembre a Firenze, all’Istituto universitario europeo (Eui) di Fiesole. Qui, i 200 membri del gruppo hanno affrontato due macrotemi: “democrazia europea” e “valori, Stato di diritto e sicurezza”. Dopo tre giorni di dibattiti, hanno adottato 39 raccomandazioni sulle 42 sottoposte a votazione (per essere approvate dovevano ottenere il supporto di almeno il 70% dei partecipanti). Per facilitare i lavori, i tanti argomenti toccati sono stati raggruppati in cinque “flussi tematici”: diritti e non-discriminazione, democrazia e Stato di diritto, riforma dell’Ue, identità europea e, infine, partecipazione dei cittadini.

Alcune delle raccomandazioni principali riguardano l’assetto istituzionale dell’Unione, che i cittadini vorrebbero riformare per renderlo più comprensibile ed efficace. Per cominciare, i cittadini chiedono che la politica europea acquisti una dimensione realmente continentale, da raggiungersi tramite una legge elettorale unica per i Ventisette e l’istituzione di liste e partiti transnazionali. Propongono inoltre dei referendum europei che siano giuridicamente vincolanti, in cui cioè la voce dei cittadini produca un effetto diretto. Vogliono che venga rivista anche la questione dell’unanimità, in seno al Consiglio, che a loro detta rallenta eccessivamente i processi decisionali.

E ritengono che i nomi delle istituzioni Ue vadano cambiati per renderli più comprensibili anche in rapporto alle istituzioni tipiche delle democrazie nazionali: il Consiglio potrebbe diventare il Senato dell’Unione, mentre la Commissione potrebbe diventare Commissione esecutiva. Richiedono poi l’avvio di un processo costituente, con la redazione di una vera e propria Costituzione europea che veda il coinvolgimento diretto dei cittadini stessi. Infine, suggeriscono l’istituzione “obbligatoria” di assemblee di cittadini da tenersi periodicamente per far contribuire le persone comuni alla definizione delle politiche europee (insomma una sorta di Cofoe periodica).

Ma sono state espresse idee ben precise anche sulle tematiche relative ai diritti e valori europei, allo Stato di diritto e alla sicurezza. Ad esempio, sono stati richiesti dei criteri e degli standard europei sull’anti-discriminazione sul luogo di lavoro, con sussidi e sgravi fiscali per le aziende che li rispettano. Un altro focus è stato quello sull’informazione, con raccomandazioni nella direzione della tutela del pluralismo mediatico e il contrasto alla disinformazione negli Stati membri. I cittadini si sono anche concentrati sulla cybersicurezza e l’intelligenza artificiale, chiedendo dei protocolli a livello europeo. All’Ue hanno anche richiesto degli standard per la tutela della privacy e la protezione dei dati personali, anche in ambito commerciale e dei servizi. Infine, si è suggerito l’inserimento di programmi relativi alla democrazia europea nell’insegnamento scolastico.

Dal 7 al 9 gennaio si è invece radunato il secondo panel, al College of Europe di Natolin, vicino a Varsavia. I temi al centro del dibattito si rifacevano a due macro-argomenti, legati alle maggiori emergenze globali di questo momento storico: cambiamento climatico e ambiente da un lato e salute dall’altro. Le raccomandazioni elaborate dai cittadini sono state 64, ma sono state 51 a passare la votazione. Anche qui, 5 flussi tematici: migliori stili di vita, tutela dell’ambiente e della salute, riorientamento dell’economia e dei consumi, società sostenibile e cura per tutti.

Un punto fondamentale nelle proposte del panel è stato quello della promozione dell’agricoltura biologica e sostenibile, da ottenersi tra le altre cose tramite la riduzione dell’allevamento intensivo e la riduzione di pesticidi e fertilizzanti chimici. Oltre a ciò, una serie di norme per assicurare uno standard minimo di qualità degli alimenti: dalle etichette dei prodotti (che ne riportino l’impronta ecologica) all’eliminazione degli imballaggi non sostenibili, passando per la tassazione degli alimenti considerati “non sani”.

Si è parlato poi di progetti di mobilità sostenibile e di miglioramento della connettività nelle zone rurali, da supportare con la creazione di una rete europea di trasporto pubblico. Rendere le città più verdi e promuovere la riforestazione sono altre priorità evidenziate dai partecipanti. Sono stati suggeriti investimenti in fonti energetiche pulite (come l’idrogeno verde) e in politiche di economia circolare (come il contrasto all’obsolescenza programmata). È stata auspicata anche la creazione di una piattaforma digitale dove rendere disponibili informazioni scientifiche sull’ambiente e dove i cittadini possano interagire con gli esperti.

Quanto al capitolo sanità, è stato richiesto di garantire trattamenti di pari qualità e accessibili in tutta l’Ue e di contrastare i monopoli delle case farmaceutiche. È stata proposta l’istituzione di una settimana europea della salute e di una banca di dati sanitari europea, in cui venga protetta la privacy individuale. I partecipanti hanno suggerito di tassare i prodotti sanitari femminili come essenziali e non come prodotti di lusso, come avviene in alcuni Paesi come l’Italia, e di tassare i contraccettivi ormonali come farmaci. È stata anche chiesta l’armonizzazione delle norme relative alla riproduzione medicalmente assistita.

Infine, la proposta forse più dirompente è stata quella di spostare la materia della sanità nelle competenze concorrenti tra Ue e Stati membri (quei settori, cioè, in cui Bruxelles può intervenire laddove i singoli Paesi non siano in grado di farlo), mentre al momento questo ambito è prevalentemente in mano a questi ultimi. Per dare seguito a questa raccomandazione, tuttavia, è necessario modificare i trattati: i cittadini lo sanno bene, e infatti hanno specificato nella raccomandazione di rivedere l’articolo 4 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (Tfue).

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