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Martedì, 7 Febbraio 2023

Bimbi che giocano, mamme che piangono: nel mall diventato un campo profughi al confine con l'Ucraina

Viaggio nel futuro centro commerciale trasformato in un campo profughi a due passi da Medyka, la frontiera tra Ucraina e Polonia diventata la via di fuga di chi scappa dalla guerra

PRZEMYŚL, POLONIA - Un bimbo, non più di quattro o cinque anni, gioca con le sue macchinine su una pista a tre piani, con lo sguardo che sembra perso nel vuoto. Quello di sua mamma, invece, è fisso su di lui e da quegli occhi sembrano uscire una marea di pensieri. Nel corridoio, che nella mente dei progettisti doveva essere presto pieno di clienti, una bambina porta a cavalcioni la sorellina mentre un'altra, più piccola, le insegue. A due passi da loro una sediolina da trascinare è diventato il passatempo preferito di un ometto di due anni, poco meno. Girando l'angolo, una bimba bionda, con i capelli raccolti, pulisce il pavimento come se fosse casa sua. Anche se quella casa sua non è. 

Perché quello in realtà è un centro commerciale che era quasi pronto per essere inaugurato sulla "strada 28" ma adesso è il campo profughi di Przemyśl, a una decina di chilometri da Medyka, la frontiera tra la Polonia e Ucraina che negli ultimi giorni è diventata la via verso l'Europa, e verso la salvezza, di chi fugge dalla guerra scatenata una settimana fa dalla Russia di Vladimir Putin su Kiev e le altre città. Per ora, e per i prossimi giorni, forse settimane, forse mesi, in quel mall non ci saranno locali, clienti, ma solo famiglie da accogliere. 

La molla della solidarietà è scattata quasi per caso, innescata dalla voglia di tutti di dare una mano. Ci sono ragazzi arrivati dalla Germania, dalla Francia, da Milano - tutti volontari -, che sono partiti con dei beni di prima necessità da lasciare alla frontiera e si sono poi ritrovati catapultati in quello che ha tutte le sembianze di un centro profughi. Quando c'è stato bisogno di esserci, non si sono tirati indietro. All'esterno tre camionette della polizia sorvegliano la zona assicurandosi che tutto vada per il meglio, con i migranti che arrivano senza soluzione di continuità dopo aver atteso anche 60 ore prima di lasciare ufficialmente la loro terra. Con donne, bimbi e anziani che prendono posto all'interno, dove gli uomini sono davvero pochi, passata la mezzanotte di giovedì spuntano altri due furgoni carichi di persone.

La macchina si mette in moto immediatamente e tutti ricevono una bevanda calda, coperte e qualcosa da mangiare attorno a un fuoco acceso in strada per riscaldarsi. Nel parcheggio, raccontano i volontari, gli agenti polacchi cercano anche di organizzare il "transfer" per chi vuole continuare il suo viaggio, magari per raggiungere qualche familiare che è già in Europa. Altri arrivati nei giorni precedenti dormono in un accampamento creato all'esterno, in un posto in cui nessuno perde mai la dignità e la compostezza. Proprio come la mamma di quella bimba bionda che cerca conforto in un abbraccio di persone mai viste prima, mentre la sua piccola continua a pulire quel pavimento. 

(Ha collaborato alla traduzione Natalia Lyhach)

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