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Martedì, 7 Febbraio 2023
Il conflitto / Polonia

Come viene accolto chi scappa dall'Ucraina in Europa

A due passi dalla frontiera è stato allestiti un campo per aiutare i profughi

MEDYKA, POLONIA - Il centro di prima accoglienza è sulla destra, appena dopo la frontiera di Medyka. Gli ucraini che ce l’hanno fatta arrivano con le loro valigie, le cose indispensabili che hanno imparato in fretta a selezionare. Ci sono tanti bambini e donne: gli uomini adulti non possono partire (e molti di loro non lo farebbero, preferirebbero comunque resistere ai russi). Ci sono i cani e i gatti, mai come in questi casi compagni meravigliosi degli umani. 

La frontiera di Medyka, sud-est della Polonia sulla via per Leopoli, in tempo di pace è il crocevia di viaggi diversi, toccate e fughe per fare il pieno all’auto dove costa meno. Ora è il luogo della fuga reale, di centinaia di migliaia di persone che scappano da una guerra su larga scala che non lascia tranquillo nessuno, né chi vive nelle città dell’ovest, dove le sirene suonano ma i combattimenti non ci sono, né tantomeno chi proviene da Kyiv e Kharkiv, da Odessa e Sumy, da Chernhiv e Mariupol: le città prese di mira dalla Russia, quelle bombardate ogni giorno e ogni notte.

Appena fuori dalla frontiera, si formano file di persone in attesa: parenti, amici, sconosciuti che hanno risposto agli appelli online e offrono passaggi gratuiti. E poi, sulla destra, vicino al market, il centro accoglienza dove i tanti volontari distribuiscono bevande calde, panini farciti, dolci, vestiti e coperte, perché ci sono zero gradi alle tre del pomeriggio. Sono tanti e non si fermano mai. Qualcuno di loro, riconoscibile perché è scritto sulla pettorina, parla anche inglese. Tra i beni che vengono distribuiti ci sono anche giocattoli per bambini. Non allevieranno il peso che questi piccoli si porteranno dietro per tutta la vita ma, se non sapessero come trascorrere il tempo, sarebbe ancora peggio.

Per gli ucraini che incontriamo nel centro di prima accoglienza, subito dopo la frontiera, non è una vittoria essere arrivati lì. Si portano dietro le bombe, le case che non ci sono più e le vite stravolte, le famiglie divise in due, la paura di perdere i mariti e le tante domande senza risposta che una guerra così assurda si porta con sé. Una tra tutte, che non ci stancheremo di ripetere, ma che gli ucraini ci ripetono incessantemente: non ci si poteva accorgere prima che sarebbe successo qualcosa del genere?

Il tempo di un po’ di riposo, seduti sulle panche, qualche gioco e carezza con i cani ed i gatti, poi via sui pullman, per chi non è in auto, verso città europee o il centro di accoglienza allestito in un centro commerciale che doveva ancora aprire al pubblico. Qui ogni giorno vengono allestite nuove brande. I profughi sono divisi per destinazione: Italia, Spagna, Germania e così via. Per ora l’organizzazione regge, ma la guerra prosegue e sembra sempre in escalation, finché quelli che siedono al Cremlino si ostineranno a voler annichilire l’Ucraina che chiamano sorella, l’Ucraina che sta resistendo e sta insegnando al mondo la dignità, l’Ucraina che non si rassegna davanti al fascismo del 2022.

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