Mercoledì, 22 Settembre 2021
Europa Today

Il cantante degli Iron Maiden votò Brexit, ma ora attacca Johnson: “Danni per noi musicisti”

“Suonare in America è ormai più facile che farlo in Europa”. E l’artista prende di mira l’introduzione “dei permessi di lavoro e di tutte quelle sciocchezze” che hanno seguito il referendum del 2016

Nella foto: il cantante degli Iron Maiden, Bruce Dickinson. Photo credit: commons.wikimedia.org

“Tutti sanno che ho votato a favore della Brexit, ma una volta fatta si dovrebbe essere ragionevoli con le persone”. L’appello al dialogo e alla concordia può sembrare quello di uno statista. Invece si tratta di Bruce Dickinson, cantante e frontman della band heavy metal Iron Maiden. L’artista, noto sostenitore della Brexit, ha preso di mira il Governo guidato da Boris Johnson e la sua gestione dell’uscita dall’Ue. A scatenare l’ira del ‘metallaro’ sono state le restrizioni alla possibilità di fare concerti nell’Europa continentale a causa “dei permessi di lavoro e di tutte quelle sciocchezze” dovute alla nuova relazione tra l’Ue e il suo ex Stato membro. 

“Come on!”, ha esclamato con esasperazione durante un’intervista televisiva. “Al momento, suonare in America è più facile che suonare in Europa”, ha aggiunto. Interrogato dalla conduttrice in merito all'intenzione di Andrew Lloyd Webber, compositore e autore di musical, di citare in giudizio il Governo di Londra per le politiche riservate all'industria dell'intrattenimento, Dickinson ha sostenuto che “la musica rappresenta tra le maggiori ‘esportazioni’ del Regno Unito” ma ora “siamo qui e non possiamo farci niente”.

“Bisogna fare qualcosa sulle relazioni con l’Europa”, ha detto il cantante. Dickinson non è di certo il primo artista a lamentarsi con Londra per le difficoltà a organizzare concerti riscontrate dopo l’addio all’Ue imposto dal referendum del 2016. A fine gennaio, quando gli effetti dell’uscita dal mercato unico hanno iniziato a farsi sentire, i pesi massimi della musica britannica hanno presentato un duro appello di critica nei confronti dell’esecutivo del Regno Unito. Una lettera firmata da artisti del calibro di Sting, Elton John, Bob Geldof, Brian May dei Queen, Robert Plant dei Led Zeppelin, Peter Gabriel, Liam Gallagher ed Ed Sheeran.

“L’accordo concluso con l’Ue - si legge nell’appello - ha un buco nel quale dovrebbe trovarsi la promessa libera circolazione per i musicisti: tutti gli artisti in un tour musicale europeo ora avranno bisogno di costosi permessi di lavoro e una montagna di documenti per la loro attrezzatura”. “I costi extra - prevedevano gli artisti - renderanno impraticabili molti tour, soprattutto per i giovani musicisti emergenti che stanno già lottando per restare a galla a causa del divieto di musica dal vivo dovuto alla pandemia di Covid-19”. Nei mesi successivi la previsione è diventata realtà.

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