Europa, casa

Europa, casa

Abolire la povertà? Ce lo chiede l’Europa... dal 1992

Oltre un quarto di secolo fa, l'Ue invito' gli Stati membri a introdurre un reddito minimo garantito. E adesso punta a un sistema europeo di riassicurazione delle indennità di disoccupazione

Nel 2018 in Italia una persona su cinque era a rischio povertà. Nel settembre dello stesso anno questo rischio è sceso a zero grazie all'ex ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio che ha “abolito la povertà”. Pochi mesi prima Di Maio - nella sua seconda veste di ex ministro del Lavoro e delle politiche sociali - aveva anche restituito dignità a non pochi precari, con un decreto che rendeva meno probabile il rinnovo dei loro contratti. Sarcasmo a parte, noi europeisti dovremmo seriamente considerare un’attitudine costruttiva verso il cosiddetto reddito di cittadinanza.

Si dice spesso ‘Maastricht’ per criticare le regole sulla finanza pubblica ma già nel 1992 il Consiglio, l’insieme dei dodici governi della nascente Unione europea, approvò la risoluzione del Parlamento europeo per “l'introduzione in tutti gli Stati membri di un reddito minimo garantito”. Da allora quasi tutti i Paesi membri hanno potenziato il loro stato sociale tranne poche eccezioni, Italia inclusa dove “gli effetti dei trasferimenti sociali sulla riduzione della povertà e delle disuguaglianze sono tra i più ridotti dell’Unione” secondo la Commissione europea. Questo principio è stato ulteriormente formalizzato dall’Unione a ventotto quando nel novembre 2017 Parlamento europeo, Consiglio e Commissione hanno sottoscritto il pilastro europeo dei diritti sociali, la cui cassetta degli attrezzi include il ricorso a “servizi pubblici per l'impiego”; “prestazioni di disoccupazione” e un “adeguato reddito minimo”.

Per adeguarsi agli standard europei l’Italia può scegliere più di una strada. Per esempio potrebbe darsi tempi più lunghi per attuare il reddito di cittadinanza, il cui “considerevole onere amministrativo gravante sui servizi per l’impiego e i servizi sociali costituisce una sfida per l’attuazione della riforma” secondo la Commissione europea. In alternativa, si potrebbe considerare l’estensione della platea dei beneficiari del reddito d’inclusione introdotto dal governo Renzi, o l’emulazione su larga scala da parte delle autorità locali di ‘best practice’ quali il Reddito minimo di inserimento della Provincia autonoma di Bolzano.

Dal fronte di Bruxelles intanto arrivano segnali positivi. A settembre la Presidentessa-incaricata von der Leyen ha chiesto al futuro commissario per l’Economia Gentiloni di “progettare un sistema europeo di riassicurazione delle indennità di disoccupazione”. Questo sistema consentirebbe ai governi dei Paesi colpiti da una crisi economica di rivedere la propria spesa pubblica senza dover risparmiare sul necessario sostegno a chi ha perso il lavoro.

Europa, casa

Se Bruxelles e i piccoli centri d’Europa si parlano di più, vinciamo tutti. Sono un economista con esperienze in politiche della concorrenza, disuguaglianze, crescita e azione climatica. Ho lavorato e vissuto a Londra, Ginevra e Budapest. Siciliano, vivo a Bruxelles dal 2013

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

Torna su
EuropaToday è in caricamento