Europa, casa

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What is my destiny, Greta Thunberg?

Una ragazzina svedese fuori dal comune, che propugna nuovi modelli socio-economici basati sulla cooperazione invece che sulla concorrenza, chiede all'Ue maggiore impegno nella lotta ai cambiamenti climatici. Ecco cosa sta facendo Bruxelles

In Dragon Ball GT, i guerrieri Goku e Vegeta si fondono per trasformarsi nell’ancor più forte super saiyan Vegeku. Per salvare il nostro pianeta, l’economista Elinor Ostrom e il personaggio di fantasia Pippi Calzelunghe si sono fuse in Greta Thunberg: instancabile, informatissima e non-violenta guerriera ambientalista. Greta, che come Pippi è una ragazzina svedese fuori dal comune, propugna nuovi modelli socio-economici basati sulla cooperazione invece che sulla concorrenza: un concetto simile ai meccanismi della corretta gestione dei beni comuni che valsero nel 2009 a Elinor Ostrom il primo Nobel economia a una donna. 

La sua rabbia incondizionata verso la politica colpevole di stare a guardare mentre “la casa va a fuoco” merita risposte e chiarimenti. Nel dicembre 2015 a Parigi, i governi di 195 paesi si sono impegnati a mantenere l'aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e puntare a limitare l'aumento a 1,5°C. L’Unione Europea aderisce a questo accordo ed è il capofila globale dell’azione climatica.

L’UE promuove la sua agenda climatica tramite le relazioni bilaterali con i paesi esterni all’UE e finanziamenti per i paesi in via di sviluppo. Senza scordare che l’UE ha già in atto politiche e iniziative per ridurre le emissioni almeno del 40% rispetto al 2021 entro il 2030. Le “ambizioni della UE non sono sufficienti a proteggere il futuro dei bambini” secondo la tenace Greta tuttavia. Lei preferirebbe un approccio intransigente volto a mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, in risposta, ha ricordato l’impegno a spendere – tra il 2021 to 2027– un  euro su quattro del budget dell’Unione in azioni di mitigazione dei cambiamenti climatici. Inoltre già a novembre il Commissario Miguel Arias Cañete aveva annunciato una strategia a lungo termine per rendere l’economia della UE climaticamente neutra entro il 2050. La strategia presenta un ventaglio di soluzioni tecnologiche, civiche, industriali e finanziarie, che tengano conto dell’impatto sociale della transizione a una nuova economia.

L’attuazione di misure compatibili con questa visione dipenderà dai risultati delle elezioni europee di maggio 2019, e dalla composizione della prossima Commissione Europea. Nel frattempo sia l’Europa politica che Greta continueranno a impegnarsi per il futuro del Pianeta, dei bambini, degli adolescenti e dei più grandi. Personalmente, nella cornice dell’iniziativa “L’Europa torna a scuola”, ho incontrato dei maturandi a Sciacca e Palma di Montechiaro per offrire loro la dimensione tecnica ed economica del problema, riscontrando grande interesse e voglia di approfondire.

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Per ulteriori informazioni sulla visione della UE:
https://ec.europa.eu/clima/policies/strategies/2050_it
 

Europa, casa

Se Bruxelles e i piccoli centri d’Europa si parlano di più, vinciamo tutti. Sono un economista con esperienze in politiche della concorrenza, disuguaglianze, crescita e azione climatica. Ho lavorato e vissuto a Londra, Ginevra e Budapest. Siciliano, vivo a Bruxelles dal 2013

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Commenti (1)

  • Le risposte sono semplici comanda il Dio palanca e il cervello non stà di casa !

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