Sabato, 16 Ottobre 2021
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"Sospendere i brevetti sui vaccini non basta, serve una terza via"

Intervista all'eurodeputato Marzo Zullo, tra i sostenitori della risoluzione con cui il Parlamento Ue ha chiesto a Commissione e Stati membri una deroga temporanea all'accordo Trips sulla proprietà intellettuale: "Ma non canto vittoria, per aiutare i Paesi più poveri la strada è molto più complessa"

Pochi giorni fa il Parlamento europeo, in rotta con le posizioni di Commissione e Stati membri, ha chiesto la sospensione dei brevetti sui vaccini, approvando una risoluzione in cui si chiede una deroga temporanea all'accordo Trips sulla proprietà intellettuale. Tra i favorevoli, anche l’europarlamentare Marco Zullo del gruppo Renew Europe, lo stesso di cui fanno parte i deputati di Italia Viva, che pero' non hanno sostenuto la risoluzione.

Onorevole Zullo, qual è stata la sua posizione?

Ho sostenuto la risoluzione, ma il ParlamentoeEuropeo risulta spaccato. Chi canta vittoria rischia di appiattirsi sul piano della propaganda e prendere in giro i cittadini europei e del mondo. Non è una risoluzione a fare la differenza ma l’iter che porterà a risultati concreti. Il tema dei brevetti è molto articolato così come la filiera che serve a produrre i vaccini e a metterli a disposizione a livello globale. Basta un dettaglio perché tutto si areni in un nulla di fatto, al di là dei proclami.

Quale può essere dunque la soluzione?

Sarebbe auspicabile aumentare la produzione globale di vaccini per poter soddisfare la domanda mondiale, dunque investire nelle capacità dei paesi in via di sviluppo affinché diventino più autosufficienti. Per permettere ciò, è necessario un efficace trasferimento sia di tecnologie che di competenze tecniche. Una deroga, a mio parere, può venir concessa unicamente su misura straordinaria, mirata e temporanea, solamente a seguito di un controllo adeguato da parte della Commissione, sostenuta da tutti gli Stati Membri. 

Tale spaccatura deriva anche dalle diverse opinioni in merito alla tutela della proprietà intellettuale

La difesa della proprietà intellettuale è un principio su cui non si può prescindere, o sorvolare con leggerezza. Questo perché coinvolge una progettazione anche a livello di investimenti, economici ma non solo. Bisognerebbe tener presente che cambiare le carte in tavola dall’oggi al domani, in una filiera così articolata e complessa, potrebbe dare origine a risultati controproducenti, che dunque renderebbero inefficace qualsiasi tentativo di arrivare all’obbiettivo sperato. É necessario quindi fare una riflessione collettiva con tutti i portatori di interesse, al fine di trovare delle formule che in futuro permettano di gestire casi come quelli di oggi in un quadro normativo di certezza dei diritti. Ripensare ad una proprietà intellettuale in cui vi è un giusto riconoscimento degli investimenti fatti e del ricavo dovuto per la ricerca, ma con un’attenzione ad evitare dinamiche che possono essere speculative. Dobbiamo ricordarci sempre che in prima posizione c’è il bene pubblico. Quello che ci auguriamo è che l’esperienza che stiamo vivendo oggi serva a rimodellare il sistema affinché ogni soggetto, dal ricercatore a chi usufruisce del bene, riesca a trovare uno spazio di protezione dei propri diritti.

É un sostenitore di quella che oggi viene chiamata “terza via”, cosa s’intende?

Rispetto alla proposta dell'OMC del giugno 2021, la terza via si basa tre pilastri fondamentali: facilitazione degli scambi, discipline sulle restrizioni alle esportazioni ed espansione della produzione. La liberalizzazione dei brevetti sarebbe inutile senza l’adeguato know-how e senza un controllo su chi produce i vaccini, sempre allo scopo di evitare logiche preferenziali. Da questa pandemia abbiamo tutti imparato qualcosa ed è compito delle istituzioni, a livello internazionale, mettere nero su bianco gli insegnamenti appresi. Se così si facesse, potremmo arrivare ad un trattato internazionale sulla pandemia, capace di non coglierci più impreparati. L’elaborazione di un sistema sicuro, condiviso ed efficace.

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