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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Disinformazione / Ucraina

Zelensky in video invita gli ucraini a deporre le armi, ma è un fake

Il filmato, nel quale il capo di Stato riconosce il fallimento della resistenza del suo Paese e rinuncia alla regione del Donbass, è stato condiviso migliaia di volte prima di essere rimosso dai social

La disinformazione che inonda internet sulla guerra Russia-Ucraina è arrivata a un nuovo livello con l'uso di deepfakes, una tecnica che permette di manipolare i video per far dire a chiunque tutto quello che si vuole, riproducendo la voce e sincronizzando il labiale. A  diventare protagonista di uno di questi video è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. In un filmato circolato in rete il capo di Stato invita la popolazione e le truppe ucraine ad arrendersi all'invasione russa riconoscendo il fallimento della resistenza del suo Paese e rinunciando alla regione del Donbass.

Il video non è reale, e riconoscere la sua falsità in questo caso è abbastanza semplice. Se si confronta l'immagine e il suono del presidente con il suo "originale", si può vedere che nel deepfake la sua testa è più grande e molto sproporzionata rispetto al corpo e la sua voce più bassa. Quindi, per gli "standard di deepfake" di oggi, non è esattamente uno dei 'migliori' filmati mai realizzati, ma a causa dell’entità del conflitto sta attirando molta attenzione. Un dei post su Twitter con il vdeo ha avuto oltre 120mila condivisioni prima di essere candellato.

Il deepfake di Zelenski è stato trasmesso per la prima volta attraverso il sito web di notizie ucraino Tv24, grazie a un hacking informatico. Successivamente è finito sui social network di Meta come Facebook, dove è stato rimosso. Il governo di Kyiv invita la sua popolazione e le sue truppe a fare attenzione a queste bufale online. Sia Meta che la piattaforma video hanno rimosso il video in tempi relativamente brevi. Una versione del video può ancora essere vista su Twitter, ma con il messaggio 'deepfake' in evidenza. In seguito alla messa in onda del video il presidente dell'Ucraina ha rapidamente reagito pubblicando un video sulla sua pagina Instagram, dove ha negato di aver fatto una tale dichiarazione dicendo che "gli unici che dovrebbero cedere le armi sono i soldati russi".

Questo tipo di video sono stati vietati sui social network come Facebook dal 2020, quando hanno fatto irruzione nelle elezioni presidenziali americane. Possono assumere la forma di video o immagini di qualità superiore, che sono molto difficili da individuare a occhio nudo e sono destinati a confondere la popolazione. Questo strumento di disinformazione non è nuovo ed era previsto fin dall'inizio, dato il ruolo importante che le fake news e le reti stanno giocando nella guerra. Per questo motivo, il governo ucraino ha emesso un comunicato all'inizio del mese per avvertire i suoi soldati e civili che dovrebbero guardare questi video con calma per individuare i dettagli che li tradiscono, soprattutto se annunciano una resa alla Russia.

Finora Twitter ha rimosso oltre 50mila post che diffondevano notizie false e imprecise sulla guerra in Ucraina. Lo ha sottolineato il social network sul suo blog ufficiale, tramite un aggiornamento sulle attività prese per rendere più sano il dibattito sul conflitto. La piattaforma ha rimosso un totale di 75mila account per "comportamento non autentico" e spam. Un numero, spiega il team di sicurezza, che comprende sia utenti coinvolti nella propaganda di guerra che account associati a #IStandWithPutin, un hashtag diventato virale il mese scorso grazie ad una campagna coordinata che ha interessato anche l'Italia con il trend #IoStoConPutin. Nella sua attività di ricerca, Twitter ha ricondotto la diffusione di post virali ad un'ampia gamma di attori, che hanno cominciato a far circolare filmati di vecchi conflitti come se fossero nuovi, così come finte raccolte fondi a favore degli ucraini, in realtà indirizzati a conti di truffatori. Dal 28 febbraio, Twitter afferma di aver etichettato più di 61mila post unici che includevano collegamenti a media di Stato russi, con contenuti fuorvianti. In risposta a ciò, l'azienda americana aveva deciso di oscurare due profili di emittenti legate al Cremlino, RT e Sputnik, prima di riammetterle segnalando i loro post come "media gestiti da uno Stato". Twitter spiega che la mossa ha ridotto la portata di questi tweet di circa il 30%.

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