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Giovedì, 30 Maggio 2024
Polveriera balcanica

"Combatteremo e vinceremo", cosa c'è dietro l'inquietante messaggio del presidente serbo Vucic

Non solo Kosovo, nei Balcani sempre più roventi spirano venti di secessione nella Repubblica Srpska che insiste staccarsi dalla Bosnia Erzegovina per chiedere l'unificazione con Belgrado. Un'ipotesi sostenuta anche da Vladimir Putin

Il messaggio è tanto vago quanto inquietante: "In questo momento non è facile dire che tipo di notizie abbiamo ricevuto nelle ultime 48 ore. Stanno minacciando direttamente gli interessi nazionali vitali sia della Serbia che della Srpska". A scriverlo è stato il presidente della Serbia Aleksandar Vučić sul suo account Instagram. Vučić ha aggiunto: "Nei prossimi giorni presenterò al popolo serbo tutte le sfide che ci attendono. Sarà dura, la più dura fino ad ora. Noi lotteremo e la Serbia vincerà". Il post, privo di chiarezza, dà vita a molteplici illazioni.

Vučić

Le parole del presidente serbo vanno inquadrate in un periodo estremamente complesso, che riguarda i Paesi limitrofi: da un lato il Kosovo e dall'altro la Bosnia Erzegovina. In entrambi gli Stati ci sono aree dove la popolazione di origine serba costituisce la maggioranza dei cittadini e Belgrado non ha mai smesso di rivendicare la volontà di una riunificazione con questi territori. Se questa opzione dovesse farsi più concreta, si aprirebbero nuovi scenari di conflitti nei Balcani. Un'eventualità che l'Italia vuole scongiurare, vista la vicinanza geografica con quell'area del continente europeo.

La tensione costante in Kosovo

Lo scorso anno è stato caratterizzato soprattutto dalle tensioni tra Serbia e Kosovo, con un grave attacco in cui sono rimasti feriti anche militari della Nato e l'ingresso di paramilitari dalla Serbia, con uno scontro a fuoco cui è rimasto ucciso un poliziotto kosovaro. Negli ultimi dieci giorni a Bruxelles si sono tenute due sessioni del negoziato mediato dalla Ue centrate sulle conseguenze della messa al bando del dinaro serbo in Kosovo, senza tuttavia aver raggiunto un'intesa su come risolvere i problemi delle migliaia di serbi ai quali non arrivano più gli stipendi e le pensioni pagate in dinari direttamente da Belgrado. Un nuovo round negoziale è in programma il 4 aprile. Belgrado è al tempo stesso mobilitata contro un possibile primo sì del Consiglio d'Europa all'ammissione del Kosovo. Una decisione questa, per la dirigenza serba, che violerebbe diritto internazionale e statuto dell'organizzazione paneuropea, considerando che, per Belgrado, il Kosovo non è uno stato sovrano né membro delle Nazioni Unite, ma un territorio appartenente alla Serbia.

La secessione della Repubblica Srpska

Tuttavia il messaggio odierno del presidente Vučić, rieletto tra le polemiche lo scorso dicembre, si riferisce più probabilmente ai venti di secessione che soffiano dalla Repubblica Srpska, una delle due entità della Bosnia-Erzegovina. La popolazione della Repubblica Srpska conta 1,2 milioni di persone, per la maggior parte serbi cristiano-ortodossi. L'altra entità è la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, la cui maggioranza è composta da bosgnacchi e croati. Dall'inizio del 2024, il presidente della Republika Srpska Milorad Dodik ha intensificato le minacce di secessione dalla Bosnia, suscitando preoccupazione a livello internazionale.

La repubblica Srpska e la Bosnia

L'obiettivo di Dodik è quello di "dichiarare la piena indipendenza" dei territori controllati dai serbi se le democrazie occidentali tentassero di intervenire nelle istituzioni del Paese. Nelle scorse settimane, aprendo i lavori della seduta straordinaria del parlamento locale di Banja Luka, il leader nazionalista ha pronunciato un chiaro messaggio: "Goodbye Bosnia, welcome RS-exit", con un velato parallelo tra la Brexit e la separazione della Republika Srpska. Ha scelto l'inglese per spedire in maniera più rapida il suo messaggio a livello internazionale.  

dodik e vucic in foto ig

"Finalmente il popolo deciderà. Chiederemo che lo status della Republika Srpska venga deciso nelle urne", ha affermato Dodik durante un incontro a Belgrado con il presidente Vučić facendo riferimento alla volontà di indire un referendum. Le minacce di secessione da parte de presidente nazionalista della Repubblica Srpska vanno avanti in realtà da anni. Il programma separatista è sempre stato nella sua agenda e viene periodicamente rievocato. Ma perché accelerare adesso?

dodik-republika-srpska

La prima miccia risale ad una decisione della Corte costituzionale della Bosnia Erzegovina su circa 100mila ettari di terreni agricoli. Secondo i giudici non sono di proprietà dell'entità serba, ma appartengono allo Stato centrale. Nata con gli Accordi di Dayton, la Corte è composta da due croati, due serbi e due bosgnacchi, a cui si sommano tre giudici internazionali. Contro quest'ultimi Dodik si scaglia da anni, definendo la Corte un "tribunale d'occupazione" che interferirebbe con l'indipendenza delle entità della Bosnia Erzegovina. In segno di protesta, il parlamento dei serbo-bosniaci ha deciso di boicottare le istituzioni federali, non partecipando ai lavori del governo centrale.

L’apertura dei negoziati di adesione per la Bosnia Erzegovina

Nel frattempo il 21 marzo è intervenuta la notizia che il Consiglio europeo ha avviato ufficialmente i negoziati di adesione della Bosnia Erzegovina all'Unione europea, dopo che un gruppo di Paesi, Italia in testa, aveva intensificato le pressioni chiedendone a gran voce l'apertura. La mossa dei governi del blocco dei 27 è stata forse dettata anche dalla necessità di frenare le spinte secessioniste, offrendo un "passo in avanti" verso l'ingresso nell'Ue. Un avanzamento apprezzato dal governo di Sarajevo, ma che Dodik non vede di buon occhio, interpretando l'adesione come una ulteriore interferenza. "L'eventuale imposizione di modifiche alla legge elettorale rappresenterebbe l'annullamento di tutti i valori finora dichiarati, compresi quelli sull'Ue di cui abbiamo sentito parlare, soprattutto di recente quando alla Bosnia-Erzegovina è stato concesso lo status negoziale. Allora è tutta una bugia. Qualcuno qui sta dicendo una grossa bugia", ha commentato Dodik in un post su X in cui fa riferimento alle modifiche richieste da Bruxelles per poter completare il processo di ingresso nell'Ue. 

I rapporti con Mosca

Le rassicurazioni di Bruxelles non hanno fatto demordere il politico ultra-nazionalista dall'insistere sul referendum. Dodik, oltre che sul presidente serbo Vučić, conta sull'appoggio del Cremlino. Dopo gli attentati di matrice islamica a Mosca, il leader nazionalista serbo-bosniaco ha ricordato la vicinanza al popolo russo. Vladimir Putin non ha mai cessato di tenere vivi i suoi rapporti con Belgrado, sfruttando in molti casi l'influenza della chiesa ortodossa che lega i due Paesi. Mentre la Commissione europea punta a tenere in vita l'accordo di Dayton, che regola la pace in Bosnia Erzegovina, Mosca appoggia le istanze di Dodik di liberarsi delle "interferenze" occidentali. Durante un incontro con Putin lo scorso 21 febbraio, Dodik ha rassicurato il presidente russo, affermando che la Repubblica Srpska non intende aderire alle sanzioni contro la Russia né entrare nella Nato.

Cosa può succedere il 5 e il 6 maggio

Le date clou per le sorti della Repubblica Srpska sono quelle del 5 e del 6 maggio, come annunciato dallo stesso Dodik. In un post su X, il politico ha fatto sapere che in quei giorni "si terrà la grande Assemblea pasquale della Serbia e della Srpska, nella quale verranno prese decisioni importanti per la sopravvivenza del Paese, del popolo serbo e del suo progresso economico, ma anche per preservare la cultura comune". Sommato all'inquietante messaggio di Vučić, avanza l'ipotesi che in quelle date potrebbe avere luogo l'annuncio di "unione" tra Serbia e la Repubblica Srpska. E allora sì che le ferite mai rimarginate nei Paesi della ex-Jugoslavia potrebbero riaprirsi.  

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