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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Lo scenario / Francia

Se in Francia sono i giovani che potrebbero spingere la Frexit

Mentre gli ultrasessantenni hanno votato l'europeista Macron, gli under-35 hanno sostenuto gli euroscettici Le Pen e Melenchon. L'opposto di quanto accadde nel Regno Unito con la Brexit

Con la Francia di nuovo chiamata a scegliere tra l’europeista Emmanuel Macron o l’euroscettica Marine Le Pen come cinque anni fa, si è tornato a parlare del rischio Frexit. Sebbene dopo la sua “svolta moderata” la leader del Rassemblement National abbia escluso di voler portare Parigi fuori dall’Unione europea, i suoi critici continuano a sostenere che le sue intenzioni siano quelle di arrivare a un addio al progetto comunitario, o quantomeno ad un suo forte ridimensionamento (un’Europa delle nazioni dove siano gli Stati membri ad avere l’ultima parola e il diritto domestico prevalga su quello comunitario). E a spingere questa eventualità sembrerebbero proprio i giovani, che quando non si sono astenuti hanno votato in gran numero i candidati anti-sistema della destra e della sinistra radicali. 

Come osserva Politico, in Francia domenica è successo il contrario di quanto accaduto nel 2016 con la Brexit. Mentre l’uscita del Regno Unito dall’Ue fu appoggiata soprattutto dagli elettori più anziani (con i giovani che votarono compattamente Remain), è stata proprio la fascia più matura a sostenere l’attuale inquilino dell’Eliseo nella sua corsa per la rielezione. Il 40% della coorte over-64 ha infatti votato per Macron, centrista liberale 44enne, pro-mercato e pro-Ue, mentre il sostegno alla candidata della destra radicale, sovranista ed anti-immigrazione Marine Le Pen (53 anni), che sfiderà il presidente uscente al ballottaggio il prossimo 24 aprile, si è fermato al 17%.

E i giovani? Nella fascia d’età 18-24, il candidato 70enne della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon, anche lui euroscettico o comunque eurocritico, ha fatto incetta di voti, portandosi a casa il 36% delle preferenze, seguito da Macron (24%) e Le Pen (16%). Quanto al gruppo successivo, tra i 25 e i 34 anni, il sostegno per Le Pen aumenta notevolmente (25%), mentre cala lievemente quello per Mélenchon (33%) e Macron (21%). Éric Zemmour, il candidato dell’estrema destra che ha incentrato la sua campagna elettorale sulla teoria della “sostituzione culturale” degli europei con gli immigrati extracomunitari, ha raccolto il 7% nel primo gruppo e il 4% nel secondo. È dunque evidente come l’elettorato francese più giovane abbia usato le urne per dare un forte segnale di protesta: in media, gli under-35 hanno sostenuto per il 60% dei candidati anti-sistema, all’infuori dei partiti tradizionali (soprattutto Socialisti e Repubblicani, che avevano fornito i presidenti della Repubblica dal 1958 al 2017).

Questo significa che i giovani francesi stanno diventando più euroscettici? Sembrerebbe proprio così: tanto Le Pen quanto Mélenchon hanno posizioni molto critiche verso l’Ue, per non parlare di Zemmour. Ma Politico dipinge un quadro un po’ più sfumato. Secondo i dati raccolti dal quotidiano, il 76% degli elettori tra i 18 e i 24 anni si dichiara “spesso o talvolta orgoglioso” di essere un cittadino europeo, mentre per la fascia 25-34 questa percentuale si abbassa al 69%. Il gruppo tra i 50 e i 64 anni registra invece il dato più basso, 62%. In realtà, non si tratta di una novità: già alle presidenziali del 2017 questo trend era stato notato, ma da allora si è consolidato anziché sgonfiarsi.

I numeri sono ancora più variabili se si considerano le attitudini verso il futuro del progetto europeo. La fascia 18-24 anni è l’unica dove la maggioranza relativa degli intervistati preferisce una “sovranità europea ed un’Europa più integrata”: 42% contro un 37% che vorrebbe “più sovranità nazionale e un’Europa delle nazioni”. Ma già dal gruppo successivo (25-34 anni) le risposte cambiano: quasi parità tra le due opzioni, con la seconda che supera la prima 38% a 35%. Qui si registra anche il tasso più alto di indecisi, al 27%. La coorte meno europeista, o meglio più vicina ad un assetto “confederale” dell’Ue, è quella dai 50 ai 64 anni: l’opzione per un’Europa delle nazioni è preferita dal 51% degli intervistati, l’unica categoria dove una scelta ha ottenuto la maggioranza assoluta delle risposte.

Ma l’altro dato davvero significativo è quello relativo all’astensione tra la fascia più giovane dell’elettorato: il 42% degli aventi diritto tra i 18 e i 24 anni non si è recato ai seggi, e quasi uno su due tra i 25 e i 34 anni (46%). È una percentuale che fotografa una profonda sfiducia delle nuove generazioni nel sistema politico, o quantomeno nei candidati espressi dai partiti: nelle altre fasce d’età il tasso d’astensione è oscillato tra il 12% ed il 23%. Nel complesso, domenica scorsa si sono recati alle urne meno di 3 francesi su 4 (73,69%), uno dei dati peggiori degli ultimi decenni.

Protesta e sfiducia, dunque. Per Julien Hoez, esperto di affari internazionali intervistato dalla Cnbc, l’aumento di popolarità dei candidati estremisti “è una manifestazione di rabbia verso gli anni persi della loro vita a causa della pandemia di Covid e dei blocchi del governo; parte di esso è un posizionamento anti-establishment contro il governo francese”. “Oltre a questo, ci sono i fattori di stress generazionali, economici, occupazionali e culturali in tutta la società francese che sono stati raccolti e armati” dai populismi di destra e di sinistra.

Ma quali sono le motivazioni che hanno guidato le varie fasce della popolazione al voto? Il gruppo dei più giovani (18-24 anni) è l’unico che ha dichiarato come priorità l’ambiente, al 49%. Tutte le altre categorie anagrafiche hanno invece indicato l’aumento del costo della vita e la conseguente erosione del potere d’acquisto come principale preoccupazione: dal 45% degli over-70 al 67% tra i 35 e 49 anni (la media complessiva è 58%).

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