Nomine Ue, l'asse franco-tedesco svela le quote 'rosa': von der Leyen alla Commissione, Lagarde alla Bce

L'attuale ministra della Difesa tedesca sarebbe in pole per il dopo-Juncker, mentre l'economista francese occuperebbe la poltrona di Draghi. Ma resta ancora in corsa la candidatura di Timmermans alla presidenza dell'esecutivo comunitario

Si tinge di rosa l'estenuante maratona dei leader europei per trovare un accordo sui top job, ossia le principali cariche dell'Ue. Secondo quanto emerge dal terzo giorno di negoziati a Bruxelles, l'asse tra la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, che molti davano già per sconfitto, avrebbe portato alla candidatura di due donne per le poltrone più calde: la ministra della Difesa di Berlino Ursula von der Leyen a capo della Commissione europea e la direttrice del Fondo monetario internazionale, la francese Christine Lagarde, per la presidenza della Bce.

I nomi sono emersi dopo l'ultimo pranzo tra i capi di Stato e di governo. E sembrano essere riusciti a vincere le resistenze espresse fin qui da una parte dei popolari, il partito di maggioranza in Europa di cui fa parte Merkel, e dal quartetto dei Paesi di Visegrad, a partire dall'Ungheria. Non è ancora nota la posizione dell'Italia, ma il fatto che al suo arrivo all'Europa building, il palazzo del Consiglio dove è in corso il vertice, il premier Giuseppe Conte abbia espresso l'augurio di avere una donna alla guida della Commissione, fa pensare che l'ipotesi von der Leyen non dispiaccia. 

In questo modo, Berlino e Parigi potrebbero rivendicare la loro leadership in Ue, con Macron che riuscirebbe a piazzare una connazionale a Francoforte per continuità al lavoro di Mario Draghi (e fermare l'ascesa del falco tedesco Jens Weidmann). Nel pacchetto con queste nomine, sempre secondo i rumors, dovrebbero esserci anche il liberale belga Charles Michel alla presidenza del Consiglio, il socialista bulgaro Sergej Stanishev a capo del Parlamento e lo slovacco Maros Sefcovic o lo spagnolo Josep Borrell nel ruolo di Alto rappresentante per la politica estera (nomina gradita ai Visegrad).

Questo assetto, pero', se ha il merito di rispondere alle proteste di Orban e soci e dei popolari che si erano sentiti traditi dalla cancelliera Merkel quando domenica aveva dato il suo ok alla nomina del socalista olandese Frans Timmermans al posto di Juncker, dall'altra parte starebbe incontrando nuove resistenze in seno ai Paesi e alle famiglie politiche. Tra i socialisti tedeschi, per esempio, che va ricordato sono alleati di Merkel al governo, c'è chi già boccia la candidatura della ministra della Difesa. Anche tra gli stessi popolari, compresi quelli di Germania, ci sarebbero mugugni.

Ecco perché il campo delle ipotesi resta ancora aperto. Se donna sarà alla presidenza della Commissione, von der Leyen potrebbe vedersela anche con la bulgara Kristalina Gerogieva (Ppe) e la liberale danese Marghrete Vestager. Chi sta seguendo da vicino il vertice, poi, continua a sostenere che la candidatura di Timmermans non è ancora tramontata. Con lui a capo dell'esecutivo Ue, cambierebbe, e non poco, lo scacchiere delle nomine per gli altri top job.   

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Per l'Ue la Svizzera non è più un paradiso fiscale

  • L'impegno dell'Ue: "Il salario minimo europeo nei primi 100 giorni"

  • "Pochi investimenti al Sud", Bruxelles bacchetta l'Italia

  • "Gli Stati ricchi paghino di più", l'Ue presenta il conto a Germania e Olanda

  • Migranti, l'accordo di Malta non convince. Austria: "No a ricollocamenti"

  • Orban nega il cibo ai migranti in transito, l'Ue: "Violati i diritti fondamentali"

Torna su
EuropaToday è in caricamento