Pugni, calci e morsi di cani: cosi' la polizia di Orban respinge i migranti

Le denunce raccolte dal Comitato anti-tortura del Consiglio d'Europa: “Ci sono le prove”

Pugni, calci e morsi di cani. Sono alcune delle violenze subite dai migranti alla frontiera tra l'Ungheria e la Serbia. Violenze che, denuncia il Consiglio d'Europa, istituzione internazionale che rappresenta 47 Paesi del Vecchio Continente, sarebbero state commesse dalla polizia ungherese sotto il governo di Viktor Orban. 

“È al di là di ogni ragionevole dubbio che i migranti irregolari catturati dalla polizia ungherese corrano il serio rischio di essere soggetti a maltrattamenti fisici", si legge in un report del Consiglio d'Europa. Le prove ci sono, come dimostrato dalle numerose denunce ricevute dal Comitato anti-tortura (Cpt).

Nel rapporto, che si riferisce al 2017, il Cpt espone "come esempi che illustrano la situazione" 7 casi di migranti irregolari vittime di maltrattamenti da parte della polizia ungherese durante la cattura e l'accompagnamento alla frontiera. La maggior parte denuncia di essere stata presa a pugni e calci, alcuni di essere stati morsi dai cani poliziotto, altri di essere stati colpiti con manganelli anche quando erano già inermi e sotto controllo.

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Il Cpt sottolinea che tutti sono stati visitati da un medico della delegazione, che ha riscontrato ferite che combaciano con quanto descritto dai migranti. Nel rapporto il Cpt critica duramente anche le procedure seguite per il rinvio dei migranti verso la Serbia, che evidenzia, l'Unhcr non considera "un paese terzo sicuro" 

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