"Violenze della polizia sui migranti, la Commissione Ue sapeva e ha taciuto”

Il Guardian rivela il contenuto delle comunicazioni interne tra funzionari europei dal quale emergerebbe la scelta di Bruxelles di non rendere pubblici i maltrattamenti su chi fuggiva da guerre e povertà da parte della Croazia

Photo credit: Anthony Cole/Amnesty International

Erano a conoscenza dei maltrattamenti sui migranti, ma non hanno mosso un dito. È questa l’accusa mossa nei confronti della Commissione europea all’indomani della denuncia da parte di Amnesty International nei confronti del Governo di Zagabria. Le autorità croate - secondo una serie di testimonianze raccolte dagli attivisti per i diritti umani - avrebbero usato metodi brutali contro un gruppo di stranieri che tentavano di entrare nel Paese Ue dalla vicina Bosnia-Erzegovina. Funzionari europei a conoscenza degli abusi non avrebbero rivelato le informazioni perché temevano che tali comportamenti sarebbero stati “sicuramente visti come uno scandalo”. 

Il controllo delle autorità

La supervisione dei metodi delle autorità di frontiera era stata la condizione stabilita, e accettata da Zagabria, per l’erogazione di una più ampia tranche di fondi Ue alla Croazia. Il monitoraggio del rispetto dei diritti umani si inseriva in un più ampio contesto nel qualche erano già emerse diverse accuse di violenti respingimenti di migranti e rifugiati da parte della polizia croata al confine con la Bosnia.

Le nuove rivelazioni

Alle accuse di occultamento delle nuove informazioni sugli abusi perpetrati dalla polizia di confine del primo Paese dell’ex Jugoslavia ad essere entrato a far parte dell’Unione europea, i portavoce della Commissione avevano risposto al Guardian bollando come “incomplete” le notizie sui maltrattamenti. Il quotidiano britannico è però riuscito a svelare il coinvolgimento delle autorità europee in quello che viene chiamato un “oltraggioso insabbiamento” degli abusi sulle persone che scappano da guerra e fame.

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Gli obiettivi di Zagabria

Una possibile spiegazione della paura tanto da parte delle autorità croate quanto di quelle europee per la divulgazione dei fatti accaduti ai confini riguarda il tentativo del Governo di Zagabria di entrare nello spazio Schengen di libera circolazione senza passaporto. Una delle precondizioni per aderire alla zona senza controlli sugli spostamenti è quella del rispetto delle norme europee sui diritti umani alle frontiere. Nel primo semestre del 2020 al Governo croato spetta inoltre la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. Un ulteriore motivo che potrebbe aver influito nella decisione dei funzionari dell’esecutivo comunitario a conoscenza dello scandalo di non far trapelare alcuna notizia né denunciare le autorità croate. 

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