Mercoledì, 29 Settembre 2021
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Le violenze in Irlanda del Nord rovinano la festa di Johnson

Tensione alle stelle a causa della Brexit con gli unionisti più radicali che da giorni si stanno scontrando con la polizia, protestando contro i controlli sulle merci in arrivo dalla Gran Bretagna

Per il Regno Unito oggi avrebbe dovuto essere un giorno di gioia dopo che ieri Boris Johnson ha annunciato che il piano per la riapertura del Paese a partire da lunedì prossimo è confermato, visto che il numero dei contagi e dei decessi per il coronavirus è in continua diminuzione e che la campagna di vaccinazione procede a ritmo serrato.

Tensioni alle stelle

Ma a rovinare la festa del premier c'è una situazione in Irlanda del Nord che diventa sempre più preoccupante, con le tensioni che salgono nella nazione dove gli unionisti più radicali si oppongono all'accordo sulla Brexit per le conseguenze che sta avendo sull'Ulster. Gli agenti di polizia sono stati attaccati con lanci di pietre e bombe molotov per la quarta notte consecutiva di disordini violenti. I poliziotti sono stati presi di mira dopo essere intervenuti sul luogo del ritrovamento di un oggetto sospetto che si temeva fosse una bomba nella città di Derry. Negli scontri sono rimasti feriti cinque agenti di polizia, attaccati da gruppi di giovani di cui facevano parte anche ragazzini di appena 12 anni che hanno dato fuoco a cassonetti e veicoli. È arrivato così a 32 il numero totale dei feriti della polizia nel fine settimana di Pasqua negli scontri avvenuti in diverse città. Il sovrintendente capo della polizia locale, Darrin Jones, ha parlato di “un'altra notte di comportamenti criminali insensati e sconsiderati che non ha ottenuto altro che causare danni alla comunità". Un altro sovrintendente, Davy Beck, ha detto che gli attacchi erano "chiaramente orchestrati", aggiungendo di credere che sia stata l'opera di "un piccolo gruppo di elementi criminali”, che stanno tentando di “influenzare i giovani”.

La Brexit

Le tensioni sono in forte crescita dal'inizio dell'anno quando, in seguito alla Brexit, l'irlanda del Nord è rimasta allineata ai regolamenti doganali dell'Unione europea spostando di fatto il confine doganale sulla costa. Questo ha portato a dei controlli su diversi beni in ingresso nella nazione e provenienti dalla Gran Bretagna, il che è percepito dagli unionisti come un pericoloso inizio di divisione del Regno Unito e di riunificazione dell'Irlanda. Da allora scritte minacciose e altri gesti intimidatori sono stati messi in atto dalla parte più radicale della comunità protestante. Lunedì sera una banda di lealisti col volto coperto ha marciato per le strade di Portadown, suonando tamburi e flauti e sventolando bandiere, un atto condannato dal deputato del partito cattolico Sinn Féin, John O'Dowd, secondo cui la marcia aveva lo scopo di intimidire la comunità locale. Le tensioni sono salite anche quando si è scoperto la scorsa settimana che i pubblici ministeri non avrebbero incriminato nessuno dei 24 politici del partito che si batte per la riunificazione dell'Irlanda per aver partecipato lo scorso giugno insieme a circa 2mila persone, quindi in flagrante violazione delle norme di distanziamento sociale, al funerale di Bobby Storey, un ex membro dell'Ira e politico dello Sinn Fein.

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