"Distrugge le famiglie", l'Ungheria dice 'no' alla Convenzione contro la violenza sulle donne

Per Amnesty International i reati di genere sono raddoppiati durante la crisi del Covid-19. Ma Budapest non cambia opinione. Orban: "Quel testo promuove ideologia gender e immigrazione clandestina"

Il Parlamento ungherese ha respinto la ratifica della Convenzione di Istanbul, una carta internazionale che stabilisce principi vincolanti per combattere la discriminazione, la violenza contro le donne e quella domestica. Un documento ritenuto dal governo di Viktor Orban una pubblicità “dell'ideologia distruttiva di genere” e della “migrazione illegale”, capace di "distruggere le famiglie". Il Parlamento magiaro ha quindi adottato una dichiarazione politica del partito cristiano-democratico alleato di Orbán, il KDNP, per respingere la ratifica del trattato internazionale promosso dal Consiglio d’Europa. 

L'allarme delle ong: "Violenza domestica raddoppiata con il Covid-19"

Assieme a Fidesz - il partito di Orban - il KDNP controlla la maggioranza dell'unica Camera ungherese. I sì alla sua proposta sono stati 115, i no 35, tre le astensioni. Una decisione che ha subito scatenato l'indignazione delle associazioni e ong attive nella tutela delle donne e delle minoranze. “Si tratta di una decisione estremamente pericolosa, considerato che dall’inizio del contenimento a causa della pandemia da Covid-19 i casi di violenza domestica sono raddoppiati”, sostiene David Vig di Amnesty International Ungheria. “Non solo ora le ragazze e le donne corrono maggiori pericoli - accusa l’attivista - ma i violenti sanno che le loro azioni non saranno perseguite”.

"Contrastare la Convenzione in tutte le sedi internazionali"

La dichiarazione votata a stragrande maggioranza del Parlamento ungherese invita l’esecutivo di Budapest a non prendere ulteriori provvedimenti per riconoscere la forza vincolante della Convenzione, ma anche ad assumere un atteggiamento di contrasto all'adozione del documento nelle sedi istituzionali europee.

Adottata nel 2011 dal Consiglio d'Europa, la Convenzione di Istanbul è il primo strumento sovra-nazionale per stabilire standard giuridicamente vincolanti per prevenire la violenza di genere. Sei stati membri dell'Unione europea non hanno ancora ratificato il documento. Oltre all’Ungheria ci sono la Bulgaria, la Lettonia, la Lituania, la Slovacchia e la Repubblica Ceca, alle quali si aggiunge il Regno Unito, ex Stato Ue. Il suo “approccio ideologico è contrario alla legge ungherese e alle credenze del governo”, ha affermato davanti all'Assemblea il deputato Lorinc Nacsa, dei democratici cristiani. 

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L'appello delle ong

“Chiediamo all’Ungheria di rivedere questa decisione” scrive Amnesty International. Oltre a “ratificare urgentemente la Convenzione” si chiede di “prendere tutte le misure necessarie per proteggere le ragazze e le donne dalla violenza domestica, soprattutto in questo periodo di contrasto alla pandemia”, auspicano gli attivisti. 

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