Venerdì, 22 Ottobre 2021
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Viaggi all'estero e weekend bianco: in Belgio vacanzieri sotto accusa per il boom di contagi

Aumentano del 76% i casi di Covid accertati a Bruxelles. Appello alla responsabilità degli expat che rientrano nella capitale belga dopo aver trascorso il Natale nei Paesi d'origine e agli amanti della neve che nel fine settimana hanno affollato i piccoli comuni di montagna

Rientro dai viaggi all’estero e turismo interno nelle vette più alte del Paese rischiano di scatenare una terza ondata di coronavirus in Belgio, tra gli Stati che hanno sofferto di più la pandemia a livello mondiale. Per settimane Bruxelles è stata l’epicentro della seconda ondata di Covid-19, poi arrivata in tutta Europa, e le autorità sono riuscite a riprendere il controllo della situazione solo con l’imposizione di un rigido coprifuoco e la chiusura totale di bar e ristoranti. Ma gli sforzi della popolazione rischiano ora di essere vanificati dal rientro nella capitale belga dei tanti ‘expat’ che tornano a Bruxelles dopo aver trascorso le vacanze di Natale nel proprio Paese d’origine. E una fetta di responsabilità dei nuovi contagi va assegnata anche ai tanti che, senza mai abbandonare il Paese, hanno smesso di osservare le norme sul distanziamento durante la pausa invernale dalla routine quotidiana. 

L'allarme

I nuovi contagi nella capitale belga nella prima settimana del nuovo anno sono aumentati del 76% rispetto ai sette giorni precedenti.Tra i primi a lanciare l’allarme già durante la settimana scorsa è stato il virologo Steven Van Gucht, tra i vertici del Sciensano, l’istituto pubblico al quale è affidato il monitoraggio del Covid nel Paese. Van Gucht ha rivelato alla stampa locale che il tasso di positività al coronavirus tra chi viaggia verso il Belgio è aumentato dall’1% prima della pausa natalizia all’attuale 5%. “Le cifre continueranno a salire nei prossimi giorni”, afferma Van Gucht, “poiché verranno condotti nuovamente ulteriori test”, che riveleranno altri contagi non tracciati in precedenza. “Non ci sono quasi altri virus in giro, quindi chi mostra sintomi è probabile che abbia il coronavirus”, ha tagliato corto l’esperto. “Non aspettate ad avere la febbre alta, perché questa non arriva quasi mai”, è l’appello di Van Gucht rivolto alla cittadinanza. 

Il richiamo della neve

A preoccupare gli esperti - oltre al rientro degli expat dalle vacanze, spesso trascorse in confinamento negli altri Paesi europei - è l’irresponsabile turismo interno di chi non vuole rinunciare alle gite in montagna, alle camminate sulle neve e magari anche a qualche strappo alle regole sul numero massimo di persone per casa. Nelle ultime settimane si sono infatti moltiplicate le ordinanze locali delle province del sud del Paese, dove sono concentrate le mete turistiche degli amanti della neve. Le ultime in termini di tempo a lamentarsi dell’anomalo flusso di turisti sono state le comunità intorno alla Baraque Fraiture, una delle località più alte del Belgio (652 metri), ma dove gli impianti di sci sono rimasti chiusi per colpa del Covid.

I provvedimenti d'urgenza

“Una vergogna”, ha commentato Marc Antoine, commissario di polizia dell’area Famenne-Ardenne, alle prese nel fine settimana appena concluso con “persone che non rispettano nessuna norma” e “macchine in ogni direzione”.  “Gli abitanti dei villaggi soffrono l'afflusso di persone che non dovrebbero stare lì”, ha aggiunto il commissario, che afferma di aver accertato la presenza di turisti provenienti anche dai Paesi Bassi. Il comune di Vielsalm, quasi al confine con Germania e Lussemburgo, è stato costretto a chiudere alcune strade alla circolazione di veicoli. Stesso provvedimento d’urgenza è stato adottato dalle autorità provinciali, che hanno sospeso il traffico sulla strada di accesso alla E25, che attraversa tutto il Belgio. Un tentativo estremo per fermare il flusso di persone che potrebbero portare il virus nelle piccole comunità o contrarlo durante la gita con familiari e amici per poi portarlo nelle affollate capitali dell'Unione europea. 

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