Sabato, 23 Ottobre 2021
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La deputata di Orban a Bruxelles: “Ungheria colpita perché non vuole migranti illegali e difende valori cristiani”

Eniko Gyori, esponente del partito di Viktor Orban, spiega il ‘no’ del suo Governo al meccanismo di tutela dello stato di diritto in una intervista a TotalEU

“L’identità costituzionale è una nostra eredità storica”. Il ‘sovranismo giuridico’ che ha convinto Ungheria e Polonia ad opporre il veto contro la tutela dello stato di diritto nel Recovery Fund scomoda i massimi sistemi in quella che, secondo molti, è solo una questione di soldi. In una video-intervista al giornalista Alessio Pisanò, l’eurodeputata ungherese Eniko Gyori, esponente del partito Fidesz guidato dal presidente Viktor Orban, ha accusato le istituzioni di Bruxelles di voler punire il suo Paese solo perché “ha una politica chiara contro l’immigrazione illegale e ha adottato una Costituzione conservatrice, nella quale l’importanza dei valori cristiani è ben accentuata”. 

Il piano bloccato

Tralasciando le recenti disavventure con la polizia belga di uno dei padri di quella riforma costituzionale, l’europarlamentare ha difeso a spada tratta la posizione del suo Governo, che assieme alla Polonia rischia di far naufragare l’intero piano di aiuti stabilito durante lo storico vertice di luglio. Mettendo nei guai i Paesi che hanno più necessità di quei fondi. Sfoderando un’ottima conoscenza della lingua italiana, l’eurodeputata ha però rassicurato che Budapest non ha nulla contro la Penisola. “Gli ungheresi provano una forte simpatia per l’Italia, ma siamo di fronte a una questione di principio non negoziabile”, ha sottolineato. “Il veto è stato l’ultimo rimedio perché non c’era altro strumento per bloccare l’adozione della proposta” che i parlamentari ungheresi e polacchi ritengono “contraria ai Trattati sull’Ue”.

Il meccanismo contestato

Si tratta del meccanismo di tutela dello stato di diritto inserito nella proposta di bilancio pluriennale Ue per il 2021-2027. Il budget che include il piano Next Generation EU (meglio noto in Italia come Recovery Fund), se approvato così com’è oggi, includerebbe un sistema capace di bloccare i fondi Ue a quei Paesi che non rispettano l’indipendenza della magistratura e una serie di altri parametri che riguardano la legalità della spesa pubblica. Si va dalla lotta alla corruzione e all’evasione al rispetto del pluralismo dei media e della libertà d’informazione. “Noi ungheresi siamo un popolo che ama la libertà, figuriamoci se c’è un problema su questo”, ha spiegato Gyori durante l’intervista. 

La difesa della sovranità

Ma secondo l’eurodeputata “la nozione di stato di diritto non è chiara”. Per fare un esempio, “la Corte costituzionale in alcuni Paesi non esiste, ma non mi permetterei mai di dire che dove non c’è non abbiamo di fronte una democrazia”, ha spiegato la politica ungherese. Altro tema è che “in Ungheria il matrimonio è tra uomo e donna e alcuni nel Parlamento europeo ci criticano per questo”, ma il diritto di famiglia “è di una competenza nazionale”, ha ricordato. “Dobbiamo accettare la diversità, non vogliamo regole che ci dicano come debba funzionare lo Stato ungherese perché temiamo di perdere la sovranità su temi dove i Trattati europei non concedono poteri alle istituzioni europee”, ha aggiunto Gyori.

Verso la rottura con l'Ue

L’esponente di Fidesz spiega infine che “nel meccanismo in discussione si ammette che esperti esterni (alle istituzioni, ndr) possano essere reclutati” per esaminare il rispetto dei parametri Ue negli Stati membri. Gyori non mette in dubbio il solo sistema di selezione, ma si chiede anche “come fanno a giudicare la situazione se non c’è obiettività neanche sulla nozione di Stato di diritto?”. Un relativismo giuridico, quello ungherese, che fa contrasto con l’intransigenza dei “valori non negoziabili”, che non vengono citati nei testi del meccanismo di tutela dello Stato di diritto. Ma che segnano una distanza con l’Ue che pare ormai vicina alla rottura finale. “Non usciremo dall’Unione europea, gli ungheresi hanno votato in un referendum per aderire all’Ue e ci sentiamo europei”, ha rassicurato l’eurodeputata.

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