Migranti, vertice Ue (e l'Italia) verso il flop. Tutti d'accordo solo su un punto: bloccarli in Africa 

La Francia vuole centri “chiusi” per migranti nel nostro paese sul modello di quanto fatto in Grecia. Conte dice no e minaccia di non sottoscrivere le conclusioni del summit. Mentre la cancelliera Merkel ribadisce: o si fermano i movimenti secondari, o chiudiamo le frontiere

Il vertice Ue che doveva riportare la parola “solidarietà” al centro del tavolo rischia di concludersi con un flop. Per il nostro paese e per il resto dell'Unione. La riforma del regolamento di Dublino, punto centrale della proposta del premier Giuseppe Conte presentata al mini-summit europeo di domenica scorsa, è un miraggio e potrebbe non venire citata neppure nelle conclusioni del vertice. Un documento che non ha nessuna valenza legislativa, ma che rappresenta pur tuttavia il risultato finale “politico” dei bracci di ferro tra gli Stati Ue. Ecco perché le fonti del governo italiano, mentre i leader sono ancora riuniti ai piani alti del Justus Lipsius di Bruxelles, hanno tenuto a far sapere che Conte potrebbe non firmare le conclusioni. 

I veti di Conte

La speranza del governo è che, in assenza di una citazione specifica della riforma delle leggi sui richiedenti asilo, le conclusioni riportino almeno un accenno alla “solidarietà” tra gli Stati Ue in chiave di condivisione degli oneri dell'accoglienza. Come poi questa condivisione sarà tradotta nei fatti è tutto da vedere. "Conte - hanno fatto sapere fonti di Palazzo Chigi - difficilmente potrà accettare conclusioni che non affermino il principio che chi arriva in un paese transfrontaliero dell’Unione europea arriva in Europa, che non ribadiscano la necessità di azioni e responsabilità congiunte degli Stati membri con riguardo agli sbarchi di migranti per effetto di operazioni di salvataggio, che non prevedano un cospicuo rifinanziamento del Fondo fiduciario per l’Africa e che non contemplino la necessità espressa di riformare il regolamento di Dublino nonché una rapida attuazione entro l’anno di questi nuovi principi",

Niente riforma di Dublino

Di sicuro, l'Italia, insieme a Grecia e Spagna, resterà in prima linea nell'accoglienza e nella gestione di chi sbarca sulle sue coste, potenziali rifugiati o meno. Per ridurre l'onere a carico dei paesi di primo approdo ci potrebbe essere un doppio binario: quote di rifugiati per alcuni (come Germania e Francia) e partecipazione economica alle spese di gestione (italiane, spagnole e greche). Su questa secondo strada starebbe lavorando il presidente francese Emmanuel Macron per convincere i paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia) a dimostra un minimo di solidarietà. 

Il compito non sembra arduo, visto che lo stesso premier ungherese Viktor Orban da tempo si dice disposto a dare soldi all'Italia pur di non far arrivare nel proprio paese i richiedenti asilo. Sempre meglio questa soluzione che quella minacciata a suo tempo da Renzi e Gentiloni, ossia un taglio ai fondo Ue per chi si oppone all'accoglienza. Ma i tempi sono cambiati: ora Orban ha in Salvini una sponda nel nuovo governo italiano.      

La proposta di Macron

Sempre Macron avrebbe riproposto all'Italia la creazione di hotspot di "nuova generazione più europei" sul modello di quanto fatto in Grecia dal 2016, secondo quanto riferisce l'Agi. Macron ne avrebbe voluto parlare di persona con Conte al vertice Ue, ma pare che i “tempi stretti” del summit non l'abbiano permesso. L'Eliseo riconosce che l'idea dei centri chiusi sia un punto "sensibile" per l'Italia, ma e' convinto che il governo Conte potrebbe accettare se questi centri saranno finanziati dall'Ue. 

Secondo la proposta francese, negli hotspot dovrebbe essere filtrati i richiedenti asilo da ridistribuire tra alcuni paesi europei, e i migranti economici, che dovrebbero essere rimpatriati sempre con i fondi dell'Ue. "Se c'è solidarietà europea rapida e capace di rimpatriare chi non ha diritto all'asilo, (questa soluzione) potrebbe essere accettabile per l'Italia", continuano le fonti: "è esattamente cio' che aveva accettato la Grecia". Ma che il governo Conte, stando a quanto si apprende a Bruxelles, non intende accettare. A meno che non vi sia un accordo tra tutti i paesi Ue sulla redistribuzione automatica dei migranti all'interno di questi centri. In altre parole, sulla riforma di Dublino. Accordo che, come dicevamo, non c'è.

La minaccia tedesca

Senza intesa, la cancelliera Angela Merkel potrebbe dar seguito alla minaccia di chiudere le frontiere della Germania. Cosa che potrebbe fare anche la Francia, che si è detta pronta a negoziare un accordo bilaterale con Berlino sui movimenti secondari dei migranti, ossia quelle persone che, per esempio, arrivano in Italia, fanno domanda d'asilo e nell'attesa di ricevere la risposta si spostano in un altro paese Ue. "Siamo pronti a questa cooperazione", hanno detto fonti dell'Eliseo: "se la Germania ci propone un accordo bilaterale, siamo pronti a farlo". Ma un accordo bilaterale non è certo quella “soluzione europea” che lo stesso Macron sollecitava al suo arrivo al vertice di Bruxelles.

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La verità è che la sola intesa tra i leader europei sembra essere quella sulle proposte che mirano a bloccare gli arrivi, anche con respingimenti in Libia. Il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani ha proposto di destinare 6 miliardi per chiudere la rotta del Mediterraneo centrale, creando dei centri per migranti e delle piattaforme di sbarco nei paesi dell'Africa. Un po' sul modello di quanto si sta facendo già a Tripoli. Nella speranza che, per esempio, la Libia non ricada nell'instabilità politica. Perché a quel punto il tappo salterebbe. E si tornerebbe al punto di partenza. Con le regole di Dublino rimaste invariate. 

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