Al vertice Nato allarme sulla Cina: "Sta spostando equilibri di potere globali"

Per la prima volta nei suoi 70 anni di storia l'Alleanza Atlantica definisce Pechino una delle “sfide” da affrontare. Trump spinge per la linea dura, che però potrebbe non essere negli interessi europei

Foto Ansa - EPA/ROMAN PILIPEY

Con il Vertice in corso a Londra la Nato celebra il suo 70esimo compleanno. Ma l'Alleanza Atlantica, composta da 29 membri e che fu fondata per contrastare il potere dell'Unione Sovietica, sta riflettendo ora sulla necessità di affrontare un nuovo avversario che rappresenta la crescente superpotenza del 21esimo secolo: la Cina.

La "sfida" cinese

Per la prima volta nella storia della Nato i leader faranno riferimento nella dichiarazione congiunta alla conclusione del Vertice alle "sfide" che arrivano dalla gigante asiatico. "Noi riconosciamo che la crescente influenza della Cina e le sue politiche internazionali presentano sia opportunità che sfide che noi dobbiamo affrontare insieme coma un'Alleanza", si legge nella bozza della dichiarazione, ottenuta dalla Dpa.

Il monito di Stoltenberg

Lunedì, in un'intervista alla CNBC, il segretario generale Jens Stoltenberg ha affermato che Pechino "sta spostando l'equilibrio globale del potere" e presentando ai politici occidentali "alcune opportunità ma anche alcune sfide serie". "Non prevediamo che la Nato si sposterà nel Mare Cinese Meridionale, ma dobbiamo affrontare il fatto che la Cina si sta avvicinando a noi, investendo pesantemente in infrastrutture ", ha affermato Stoltenberg. "Li vediamo in Africa, li vediamo nell'Artico, li vediamo nel cyberspazio e la Cina ha ora il secondo più grande budget di difesa al mondo".

Le spese per la Difesa

A marzo Pechino ha fissato la sua spesa per la difesa del 2019 al 7,5% in più rispetto a un anno fa, portandola a 1,19 trilioni di yuan (177,61 miliardi di dollari), ma le cifre reali potrebbero essere anche più alte. Certo non è ancora al livello degli Stati Uniti di Donald Trump. Ad aprile, il Dipartimento della Difesa ha chiesto al Congresso 718 miliardi di dollari nel suo bilancio fiscale 2020, un aumento di 33 miliardi di dollari o circa il 5% rispetto a quello che il Congresso aveva deciso per l'anno fiscale 2019.

Trump vuole la linea dura

E a spingere verso una linea più dura nei confronti di Pechino è proprio Trump, che con il Paese sta conducendo già una guerra dei dazi che sta avendo conseguenze anche in Europa. "Gli americani sono impegnati in un'offensiva a vasto spettro per convincere gli europei che Pechino è una minaccia. Questo è un problema perché la percezione della Cina in Europa non è la stessa che che hanno negli Usa: da noi continuiamo a ritenerla più come un'opportunità", ha spiegato Ferdinando Nelli Feroci, presidente dell'Istituto affari internazionali (Iai), in un'intervista all'Agi. Secondo Feroci "in un contesto come quello del vertice Nato l'Italia rischia di essere considerata come il principale sospettato di un'eccessiva apertura nei confronti di Pechino".

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Gli interessi europei

A suo dire, "sarebbe opportuno che gli europei si presentassero con una linea comune sul tema del rapporto con la Cina, perché è evidente che non siamo allineati con le preoccupazioni americane e non sappiamo nemmeno quanto le questi timori siano fondati e quanto invece non ci sia, da parte dell'amministrazione Trump, il tentativo di creare un nemico esterno per compattare un fronte interno". Inoltre, ha continuato il presidente Iai, "avere una linea condivisa tra gli europei anche sul tema dell'acquisto di tecnologia 5G dalla Cina rafforzerebbe la loro posizione non solo nei confronti degli americani, ma soprattutto nei confronti dei cinesi".

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