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Domenica, 2 Ottobre 2022
Cambio di programma / Germania

La Germania manda tank all’Ucraina, perché i pacifisti sono diventati interventisti

A Berlino sono i Verdi che stanno spingendo con successo la linea dura per rifornire Kiev con armamenti pesanti, un tempo chiedevano di "smantellare" l’esercito tedesco

La politica tedesca sta vivendo una fase di trasformazione profonda. Finito il regno di Angela Merkel, durato 16 anni, il governo è ora in mano ad una coalizione “semaforo” la cui stabilità sta venendo messa a dura prova dalla guerra in Ucraina. Da una parte, i socialdemocratici dell’Spd stanno facendo i conti con la storica vicinanza a Mosca. Dall’altra, i Verdi stanno abbandonando le proprie radici pacifiste per spostarsi verso posizioni interventiste per armare la resistenza ucraina, al punto che Berlino ha deciso di inviare dei carri armati a Kiev, da usare contro le truppe di Vladimir Putin.

Armare Kiev

La decisione di inviare armi all'Ucraina è stato un cambio di passo epocale nell’ortodossia politica della Germania moderna, uno Stato tradizionalmente pacifista che non aveva mai rifornito un Paese in guerra con equipaggiamenti militari. Berlino ha inoltre preso l’impegno di ammodernare il proprio esercito e centrare l’obiettivo del 2% del Pil per le spese militari, come richiesto dai partner della Nato.

Come riporta Politico, questa svolta è stata possibile anche grazie al lavoro del vicecancelliere e ministro all’Economia ed al Clima Robert Habeck e della ministra agli Esteri Annalena Baerbock, i due membri dei Verdi più in vista nel gabinetto di Olaf Scholz. Entrambi hanno tirato con successo la giacca del cancelliere per spingerlo a mandare in Ucraina armamenti pesanti.

E così ora sarà inviata una fornitura di carri armati antiaerei Gepard, e i militari ucraini verranno addestrati all’uso dei sistemi d’artiglieria in Germania da addestratori statunitensi, come annunciato dalla ministra alla Difesa Christine Lambrecht a margine di un incontro con i comandi militari alleati nella base aerea di Ramstein, cui ha partecipato anche il segretario della Difesa Usa Lloyd Austin.

Opinione pubblica

“In questa situazione, dove la gente sta difendendo la propria vita, la propria democrazia e la propria libertà, la Germania e anche i Verdi devono essere pronti ad affrontare la realtà”, ha detto recentemente Habeck a Kiel rispondendo a dei contestatori che lo avevano apostrofato come “guerrafondaio”. Il vicecancelliere, che si sta spendendo per ridurre la dipendenza della Germania dal gas russo, è stato recentemente indicato come il politico più popolare del Paese, davanti a Scholz, mentre al terzo posto si è piazzata Baerbock.

I Verdi sono in crescita nei sondaggi, avendo conosciuto un trend positivo ininterrotto dallo scoppio della guerra che li ha portati dal 14,5% al 19% in due mesi. Gli ambientalisti sono diventati sempre più insofferenti verso la posizione più attendista dei partner socialdemocratici: l’Spd ha tentennato maggiormente sull’invio di armi pesanti a Kiev nel timore di un’escalation nella guerra, motivando l’opposizione con il fatto che i soldati ucraini non sarebbero familiari con gli strumenti d’arma occidentali essendo addestrati all’uso di quelli sovietici.

Lo stesso pubblico tedesco è spaccato sulla questione, ma una risicata maggioranza dell’opinione pubblica (51%) sembrerebbe ora favorevole alla fornitura di armamenti pesanti all’Ucraina. Non a caso, peraltro, il sostegno più alto per l’aumento degli aiuti militari a Kiev proviene proprio dagli elettori dei Verdi (44%).

Cambio di programma

Il cambio di passo dei Verdi tedeschi (Bündnis 90/Die Grünen) è l’ultimo capitolo nella storia relativamente breve del partito, nato a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 per portare avanti le rivendicazioni ambientaliste, pacifiste e anti-nucleari della società civile. Il loro primo programma elettorale del 1980 parlava addirittura di “smantellare” l’esercito tedesco e di avviare la “dissoluzione” delle alleanze militari come la Nato ed il Patto di Varsavia. Nonostante la radicalità di queste proposte sia stata abbandonata nel tempo, il programma per le elezioni dell’anno scorso conteneva comunque il no all’invio di armi in aree dove c’è una guerra in corso e chiedeva una “nuova spinta per il disarmo”, priorità poi incluse nell’accordo di coalizione sul quale è nato il governo Scholz.

Un precedente importante c’era già stato nel 1999, quando i Grünen sostennero il bombardamento Nato in Jugoslavia per fermare la repressione serba in Kosovo, pur dopo un aspro dibattito interno. Ma se 23 anni fa gli ecologisti decisero di approvare una decisione già presa dal leader del governo di coalizione di allora, il socialdemocratico Gerhard Schröder, stavolta hanno scavalcato la stessa Spd nel richiedere un impegno militare più importante.

E pare che non ci sia nemmeno più dissenso tra le fila del partito, a lungo diviso tra le due correnti di “pragmatici” e “fondamentalisti”. È oggi il leader di questi ultimi, Anton Hofreiter, il più esplicito sostenitore della fornitura di armi pesanti all’Ucraina. “Il pericolo che la guerra si trascini sempre di più” aumenta con l’inazione tedesca, ha dichiarato, paventando il rischio per cui “altri Paesi saranno invasi e finiremo per scivolare de facto in una terza guerra mondiale”.

Pace e diritti umani

Per Marieluise Beck, membro fondatore del partito ed ex-deputata, non c’è necessariamente una contraddizione di termini nelle battaglie dei Grünen: “Naturalmente, le correnti pacifiste hanno formato i Verdi, ma siamo sempre stati anche un partito che promuove e difende i diritti umani, lo stato di diritto e la democrazia”.

Alcuni Grünen stanno addirittura chiedendo una revisione più generale della politica nazionale di esportazione di armi: secondo Sven Giegold, un alto funzionario del ministero gestito da Habeck, è ora che Berlino invii aiuti militari anche ai Paesi belligeranti, purché rispettino determinati standard democratici. Ma per vedere se le posizioni più interventiste dei Verdi pagheranno dei dividendi elettorali occorrerà aspettare l’8 e il 15 maggio, quando i cittadini dello stato di Schleswig-Holstein e quelli del Nord Reno-Westfalia (il più popoloso della Germania) saranno chiamati a votare i propri rappresentanti.

Per il momento, l’unica cosa evidente è l’inversione della linea argomentativa: fino a non molto tempo fa, gli ambientalisti avrebbero sostenuto l’esatto opposto, cioè che è proprio l’invio di armi in una zona di conflitto ad aumentare il rischio di un’escalation incontrollata. Un leitmotiv che suonerà certo familiare a chi ha seguito il dibattito italiano sugli stessi temi, sfociato in polemica in occasione della ricorrenza della Liberazione lo scorso 25 aprile.

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