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Martedì, 31 Gennaio 2023
La missione

Perché Conte ha incontrato von der Leyen: il piano del M5s anti-Meloni

Il leader M5s a Bruxelles dialoga con la presidente della Commissione e i Verdi. Sullo sfondo le elezioni europee del 2024 e il secondo mandato della leader Ue

A oggi non hanno un gruppo parlamentare europeo di riferimento, cosa che ne ha indebolito l'azione a Strasburgo. Ma i sondaggi in Italia li danno in ascesa: un trend positivo che se verrà confermato alle prossime elezioni dell'Eurocamera, che si terranno nella primavera del 2024, potrebbe (ri)dare ai 5 stelle un ruolo di ago della bilancia. E garantire il mantenimento dell'attuale maggioranza che sostiene la Commissione Ue di Ursula von der Leyen, respingendo l'avanzata delle destre, a partire dai conservatori di Giorgia Meloni. Si spiega anche in questa prospettiva la missione di ieri di Giuseppe Conte a Bruxelles, dove ha incontrato la stessa von der Leyen e una delegazione dei Verdi europei. 

L'incontro con von der Leyen

Con la presidente della Commissione Ue "abbiamo parlato della revisione del Patto di stabilità e crescita. Noi dobbiamo assolutamente invertire questa tendenza, abbandonare le regole del passato e creare un Patto di crescita e di sviluppo sociale, nella stabilità", ha riassunto Conte a margine dell'incontro. Ma è chiaro a tutti che dietro i dossier politici ci sono anche, se non prima di tutto, le manovre di von der Leyen per tentare un secondo mandato. La cosiddetta "maggioranza Ursula" che la sostiene è composta dal suo Ppe (i moderati di cui fa parte Forza Italia), dai socialisti (Pd) e dai liberali di Emmanuel Macron (con dentro gli italiani Calenda e Renzi), con l'appoggio esterno dei Verdi. 

Ago della bilancia

Secondo gli ultimi sondaggi nei 27 Stati membri, se si andasse a votare domani, l'attuale maggioranza si ritroverebbe fortemente indebolita, perdendo una settantina di seggi. Gli ecologisti, in particolare, perderebbero quasi un terzo degli attuali deputati, e con essi la possibilità di incidere sulle future politiche di Parlamento e Commissione. In ballo c'è il futuro del Green deal europeo, per il quale von der Leyen sembrava intenzionata a premere sull'acceleratore nel 2019, prima di venire rallentata da Covid-19 e crisi energetica. Senza la 'stampella' ecologista alla sua sinistra, la leader tedesca potrebbe dover cercare di rafforzare i ponti (già costruiti da un pezzo dei popolari del Ppe) alla sua destra, ossia verso i conservatori dell'Ecr guidati da Meloni e dai polacchi del PiS. Per i quali la strategia del Green deal va rivista in tanti punti nevralgici, dall'auto elettrica all'agricoltura, passando per l'addio ai fossili. Il problema per von der Leyen è che le aperture verso i conservatori rischiano di spaccare il Ppe e i liberali, e di allontare i socialisti. Ecco perché, tanto gli ecologisti, quanto la presidente dell'esecutivo Ue guardano al M5s con grande (e rinnovato) interesse. 

"Errori di gioventù"

È passato quasi un decennio da quando i 5 stelle hanno messo per la prima volta piede al Parlamento europeo: era il 2014, e a Strasburgo arrivò una delegazione corposa di debuttanti della politica guidata da Beppe Grillo. Il quale strinse un accordo con il più euroscettico degli euroscettici, l'allora leader dell'Ukip britannico Nigel Farage, uno dei fautori della Brexit. Cinque anni dopo, senza più l'Ukip, il M5s si presentò alle elezioni con il progetto, targato Di Maio-Di Battista, di costruire un nuovo gruppo parlamentare con partiti e movimenti anti establishment europeo. Ma il risultato fu fallimentare, e i 5 stelle si ritrovarono senza un gruppo di riferimento all'Eurocamera, finendo nel limbo dei non iscritti: meno possibilità di incidere sui lavori dell'Aula, ma anche meno soldi.

Il nuovo corso di Conte

In compenso, forti della presenza di Conte a Palazzo Chigi, e, di conseguenza, nei tavoli Ue che contano (quelli del Consiglio degli Stati membri), il movimento seppe giocare le sue carte e diventare una pedina fondamentale sia per l'elezione del presidente del Parlamento europeo, il dem David Sassoli, sia per il via libera alla nomina di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Ue. In cambio, il M5s ottenne un posto nella vicepresidenza dell'Eurocamera. Restava da 'regolare' la questione del gruppo: già all'epoca, per i 5 stelle si vociferava di un possibile approdo nei Verdi europei, ma il matrimonio non andò mai in porto. Per gli ambientalisti, pesavano alcune posizioni del M5s targato Di Maio e l'accusa di mancata democrazia interna del movimento (in particolare per il ruolo Davide Casaleggio). Ma c'era anche una questione di equilibri interni al gruppo ecologista: la delegazione M5s era molto ampia e avrebbe messo in discussione la leadership dei tedeschi, oltre a rendere ancora più marginale il peso dei verdi italiani. Oggi, queste perplessità sembrano in gran parte superate.  

L'avvicinamento ai Verdi

Conte ha saputo dare una nuova immagine al Movimento anche in Europa, allontandolo dal variegato fronte euroscettico ("errori di gioventù", li ha definiti l'ex premier parlando con i giornalisti a Bruxelles) e avvicinandolo a quello progressista, dove si trovano sia il Pd, sia gli stessi Verdi. Il trio Di Maio-Di Battista-Casaleggio è ormai un lontano ricordo, mentre soprattutto il suo secondo mandato da premier lo ha consacrato come leader affidabile nel contesto Ue. Misure come il superbonus, poi, sono state salutate con favore dagli stessi Verdi europei. I quali adesso sembrano meglio disposti nei confronti dei 5 stelle. L'incontro di ieri a Bruxelles, stando sia all'entourage di Conte, sia ad alcuni esponenti del gruppo ecologista, potrebbe aprire un nuovo capitolo: "È stato un bel confronto e quindi continueremo ad aggiornarci. Se ci sono le premesse, se si realizzeranno le premesse, e mi sembra che il 'buongiorno' ci sia, potremo sicuramente valutare anche un nostro ingresso nel loro gruppo. Ma deve essere fatto il tutto con chiarezza politica", ha detto l'ex premier. La richiesta di chiarezza, però, potrebbe venire sollevata nei confronti dello stesso Conte e del suo partito, in particolare sulle posizioni dei 5 stelle sulla guerra in Ucraina.

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