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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Indossa il velo islamico in campagna elettorale: candidata espulsa dal partito di Macron

Sarah Zemmahi, ingegnere di 26 anni, ha fondato dell’associazione Tabassam, che aiuta i giovani di Montpellier in condizioni svantaggiate. Correva alle amministrative per la lista En Marche, finché non è diventata bersaglio dell’estrema destra

Le donne musulmane che vogliono fare politica in Francia sono avvisate: meglio evitare di portare il velo durante la campagna elettorale. Altrimenti rischiano di fare la fine di Sarah Zemmahi, candidata alle amministrative tra le fila del partito La Republique En Marche! - anche noto come LaREM o En Marche! - fondato dal presidente Emmanuel Macron. La giovane candidata, appena 26enne, sembrava avere tutte le carte in regola per diventare un’amministratrice: ingegnere, attivista e fondatrice di Tabassam, un’associazione senza scopo di lucro che “promuovere il successo di giovani provenienti da ambienti modesti” di Montpellier e si propone di “ridurre tutte le forme di intolleranza”, si legge sulla pagina Facebook dell'ente non profit. Ma la sua carriera politica è finita sul nascere quando un eurodeputato di estrema destra ha condiviso su Twitter un volantino elettorale nel quale Zemmahi appariva con l’hijab, il velo islamico che copre capelli e orecchie lasciando scoperto il viso. 

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L'espulsione

A pubblicare sui social il volantino della giovane attivista macroniana è stato Jordan Bardella, vice presidente di Rassemblement National, il partito di Marine Le Pen, nonché eurodeputato del gruppo Identità e Democrazia, di cui fa parte anche la Lega. “È così che lottate contro il separatismo?”, ha chiesto polemicamente Bardella nel suo post riferendosi alla battaglia politica ingaggiata da Macron contro il radicalismo religioso islamico che - a detta del presidente francese - pone parte della comunità musulmana fuori dal contesto di valori sanciti dalla Costituzione francese, dal riconoscimento della laicità dello Stato all’uguaglianza tra uomini e donne. Un’ora e mezza dopo la provocazione di Bardella è arrivata la ‘sentenza’ di Stanislas Guerini, segretario generale del partito di Macron: “I valori portati avanti da LaREM non sono compatibili con il vistoso uso di simboli religiosi su un documento di campagna elettorale. O questi candidati cambiano la loro foto o LaREM ritirerà il suo sostegno”. A stretto giro Zemmahi è stata espulsa dalla lista elettorale.

"Giù le mani dalla mia hijab"

Nonostante la posta in gioco fosse solo un’elezione locale, il dibattito sull’estromissione della candidata col velo ha subito conquistato il palcoscenico della politica francese. Il Paese che ospita la comunità musulmana più numerosa d’Europa - nel 2017, secondo il Pew Research Center, rappresentava l’8,8% della popolazione d’oltralpe - è attraversato da profonde divisioni in merito al valore della laicità dello Stato, tanto caro alla tradizione costituzionalista francese quanto controverso in termini di applicazione sul campo. Solo pochi giorni fa la notizia di un disegno di legge in discussione in Senato volto a impedire l’uso di simboli religiosi nelle scuole ha scatenato polemiche e proteste. “I genitori non dovrebbero imporre dogmi ai propri figli”, ha detto Christian Bilhac, legislatore della camera alta francese e sostenitore della proposta. La reazione delle giovani musulmane non si è fatta attendere: una campagna social per incoraggiare le donne a pubblicare la loro foto con il velo accompagnata dall’hashtag “Hands off my hijab”, giù le mani dalla mia hijab. Un clima di tensione che, fanno notare tanti osservatori, accompagnerà la Francia almeno fino alle elezioni presidenziali del 2022.

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