Ok al velo islamico negli uffici pubblici, a Bruxelles è polemica

Dal comune di Molenbeek via libera all’uso del simbolo religioso anche per chi lavora nella pubblica amministrazione. Dimissioni per il consigliere dei Verdi che si è astenuto sul testo

Il dibattito sull'uso dei simboli religiosi all'interno della pubblica amministrazione belga torna di attualità con l’approvazione di una mozione al consiglio comunale di Molenbeek che ha aperto gli uffici alle donne islamiche che vogliono portare il velo. Il comune della regione di Bruxelles, divenuto tristemente noto alle cronache internazionali come luogo di provenienza di vari terroristi islamici, ha deciso così di abbandonare il “principio della neutralità” dell’amministrazione belga nei confronti dei simboli religiosi. I sostenitori della mozione parlano però di un nuovo concetto di “neutralità inclusiva”, che per il momento non ha trovato spazio nel comune di Bruxelles, centro della capitale belga, e tantomeno nelle altre municipalità principali della città che ospita le istituzioni Ue.  

La polemica

Il testo, proposto dai Socialisti, è passato coi voti dei Verdi e di altre formazioni della sinistra belga. Ma a mettersi di traverso è stato un consigliere comunale ecologista, che dopo il voto si è dimesso dalla carica. Il consigliere dimissionario, Karim Majoros, afferma che nessuno gli ha chiesto di lasciare l’incarico. “È una scelta personale”, garantisce su Twitter. Ma in tanti ipotizzano pressioni arrivate dal suo partito Ecolo. La presidente della formazione ecologista, Rajae Maouane, venuta a conoscenza delle perplessità del consigliere (già presidente della Federazione laica dei centri di pianificazione familiare), aveva infatti chiesto all’esponente locale del suo partito di non partecipare al voto. Dal dissenso espresso in Aula di Majoros sarebbero nate tensioni interne agli ecologisti che hanno convinto il consigliere a fare un passo indietro. 

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L'imbarazzo dei Socialisti

A preoccupare la sinistra belga è anche il silenzio dalla direzione nazionale dei Socialisti. Il caso del comune di Molenbeek avrebbe messo in imbarazzo i vertici del partito, ma il leader dei Socialisti di Bruxelles, Ahmed Laaouej, ha preferito non intervenire sulla scelta. Tanti osservatori fanno notare che a Bruxelles sia il leader del Partito socialista che la presidente dei Verdi sono cresciuti in famiglie di origine marocchina. Un elemento che potrebbe pesare su una valutazione politica che rischia di diventare centrale nel dibattito nazionale del Paese alle prese con una crisi istituzionale senza precedenti.

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