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L'Ue a Germania e Italia: "Vaccini inizino lo stesso giorno in tutti i 27 Paesi membri"

Dopo la 'fuga in avanti' di 7 Stati dell'Unione, la presidente della Commissione von der Leyen preme perché la campagna di vaccinazione non lasci nessuno indietro. E avverte: "Per battere la pandemia abbiamo bisogno che almeno il 70% della popolazione sia vaccinata"

Conferma che il primo vaccino sarà autorizzato la prossima settimana. Ma ribadisce anche che la campagna di vaccinazione deve partire lo stesso giorno per tutti i 27 Paesi Ue. E non solo per i più ricchi. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, intervenendo alla plenaria del Parlamento a Bruxelles, non ci sta a vedere un'Europa a due velocità nella lotta alla pandemia, con una parte, quella composta da Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda e Spagna, che ha già dichiarato un coordinamento ristretto per avviare da subito i vaccini. Senza attendere il resto dell'Ue, almeno stando a quanto si è compreso finora.  

Il monito di von der Leyen

"Per battere la pandemia abbiamo bisogno che almeno il 70% della popolazione sia vaccinata" e si tratta di "un compito enorme", per cui "bisogna iniziare quanto prima la campagna di vaccinazione", ha detto von der Leyen, aggiungendo: "Noi 27 Paesi Ue inizieremo lo stesso giorno per battere insieme la pandemia". Una promessa che la presidente della Commissione aveva già fatto in passato, quando ancora i test sui vaccini erano in corso. Ma adesso che all'orizzonte si profila l'autorizzazione dell'Ema, l'agenzia Ue del farmaco, a quello del duo Pzifer/BioNTech (attesa per il 21 dicembre o giù di lì), questa promessa rischia di venire infranta.

L'Ue a due velocità

Ieri, infatti, i ministri della Salute dei 7 Paesi Ue sopra citati (insieme a quello della Svizzera) hanno emesso una nota in cui annunciavano una sorta di tavolo di lavoro ristretto per avviare insieme la campagna di vaccinazione. Nessuna traccia di riferimenti al resto dei 20 Stati dell'Unione. Una dimenticanza che potrebbe essere legata alle tensioni tra Berlino e la Commissione Ue circa i presunti ritardi dell'Ema nell'autorizzazione al vaccino, lo stesso che è già utilizzato nel Regno Unito, negli Usa e in Canada. Qui per saperne di più.

Fino a ieri, l'Ema aveva indicato nel 29 dicembre la data della probabile autorizzazione. Ma in seguito alle pressioni di alcuni Stati membri, in particolare quelle di Berlino, l'agenzia ha cambiato idea e ha anticipato l'ultimo stage della procedura a prima di Natale. "In una settimana i primi vaccini saranno autorizzati in modo tale che le vaccinazioni possano iniziare immediatamente e per continuare l'anno prossimo", ha confermato oggi la presidente von der Leyen, che aveva fatto filtrare nelle ultime ore il suo disappunto per le pressioni dei governi. 

La partita sul vaccino

Von der Leyen sa bene che sulla campagna di vaccinazione si gioca una partita politica importante per la sua Commissione, criticata all'inizio della pandemia per i ritardi nel coordinamento della risposta al virus. La stessa von der Leyen si è scusata, in particolare con l'Italia, e ha messo in piedi una serie di azioni per recuperare il terreno perduto ed evitare che la crisi sanitaria ed economica alimentasse il già crescente euroscetticismo. Tra queste azioni, anche una strategia per dare più poteri a Bruxelles sulla sanità: perché se la Commissione si è assunta le colpe dei ritardi nella risposta alla prima ondata, è anche vero che di fatto la sanità è gelosamente nelle mani dei singoli Stati membri.  

La strategia per ora è una proposta e si vedrà se i governi vorranno cedere sovranità su questo. Nel frattempo, von der Leyen esalta i risultati della sua zione sui vaccini: "Abbiamo comprato più dosi di quante ne siano necessarie per i cittadini europei", ha precisato la tedesca, che poi ha fatto riferimento all'azione di distribuzione dei vaccini nei Paesi a reddito basso tramite il protocollo Covax, "in modo tale che non si dimentichi nessuno", ha concluso.
 

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