Sabato, 16 Ottobre 2021
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Il vaccino imbottigliato in Africa ma usato in Europa imbarazza Bruxelles

Polemica sul contratto sottoscritto tra i Paesi Ue e J&J sul farmaco anti-Covid. Il capo dell'Oms: "Sono scioccato"

Prodotto nel Nord Europa, per la precisione nei Paesi Bassi. Imbottigliato successivamente nell'estremo Sud dell'Africa, e infine rispedito nel Vecchio Continente per l'uso esclusivo dei Paesi Ue. Il giro del mondo del vaccino anti-Covid Janssen continua a suscitare polemiche: dopo la rivelazione del New York Times di qualche giorno fa, e le parole di indignazione del direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, la Commissione europea ha ammesso di aver sottoscritto un accordo con il Sudafrica per utilizzare un impianto locale per l'imbottigliamento dei vaccini prodotti dalla multinazionale Johnson&Johnson. Secondo quanto riferisce il New York Times, l'accordo avrebbe impedito al Paese africano di bloccare le esportazioni delle dosi, un po' sul modello di quello che aveva fatto il premier italiano Mario Draghi la scorsa primavera con il vaccino Astrazeneca imbottigliato in Italia, ma spedito nel Regno Unito. 

Le terze dosi

Bruxelles ha spiegato che l'accordo è solo temporaneo, ma il chiarimento non spegne le polemiche. Il problema di fondo, come sottolineato dall'Oms, è il divario enorme tra i tassi di vaccinazione nei Paesi ricchi e quelli dei Paesi poveri. "Il virus si sta evolvendo e non è nel migliore interesse dei leader concentrarsi solo su obiettivi nazionalistici ristretti quando viviamo in un mondo interconnesso e il virus sta mutando rapidamente", ha detto il direttore dell'Oms Terdos. Il riferimento è alla decisione degli Usa di procedere con la somministrazione delle terze dosi. Una decisione che molto probabilmente potrebbe essere seguita dall'Unione europea, e che di fatto rallenterebbe ancora la rincorsa alla vaccinazione dei Paesi poveri.

Oms indignata

L'accordo con J&J in Sudafrica da parte di Bruxelles potrebbe servire proprio a fare scorta in vista del terzo richiamo. Ecco perché Tedros si è detto "indignato", sottolineando come le dosi vengano spedite in Europa "dove praticamente a tutti gli adulti sono stati offerti vaccini". "Esortiamo J&J - ha proseguito il capo dell'Oms - a dare priorità urgente alla distribuzione dei loro vaccini in Africa prima di considerare le forniture ai Paesi ricchi che hanno già accesso sufficiente. L'ingiustizia dei vaccini è una vergogna per tutta l'umanità e se non la affrontiamo insieme, prolungheremo la fase acuta di questa pandemia per anni, quando potrebbe finire nel giro di pochi mesi", ha avvertito.

Parole che non sembrano aver scosso le coscienze dell'Occidente, almeno finora. Secondo quanto reso noto dalla Reuters, J&J sarebbe in ritardo nelle consegne dei vaccini all'Ue: dovevano essere 55 milioni entro fine giugno, ma i dati ufficiali dell'Ecdc, il centro europeo per la prevenzione delle malattie, indicano che le dosi consegnate sono appena 21,3 milioni. Va anche detto che dopo le segnalazioni sui casi di trombosi connessi, i Paesi Ue hanno ridotto l'uso di questo farmaco, lasciando nei magazzini oltre 8 milioni di dosi inutilizzate. Nonostante questo, Bruxelles ha stretto un accordo temporaneo per l'imbottigliamento in Sudafrica dei sieri prodotti nei Paesi Bassi, a causa del quale J&J avrebbe ridotto le consegne del suo vaccino nel Paese africano.

La "generosità" dell'Ue

La Commissione, però, non "legge" la vicenda in questo modo. Oltre a ribadire che l'accordo è temporaneo, un portavoce di Bruxelles ha sottolineato come l'Ue stia guidando investimenti globali per creare "hub" di vaccini in Africa, inclusi Sudafrica e Senegal, per aumentare la capacità del Continente africano di produrre dosi contro il Covid. Inoltre, la Commissione ha annunciato che donerà 200 milioni di dosi di vaccini contro il Covid ai Paesi più poveri del mondo, principalmente in Africa, entro la fine dell'anno. Peccato che finora il grosso sia rimasto nei magazzini: a fine luglio, erano appena 7,9 milioni le dosi spedite nelle aree più povere del Pianeta, circa il 4% di quanto promesso. Una quantità decisamente inferiore a quelle di Usa e Cina, secondo quanto ha rivelato Politico sulla scorta di un documento interno del Consiglio europeo. 

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