"Vaccino francese darà priorità ai cittadini Usa", polemica sul gigante farmaceutico Sanofi

Il numero uno del colosso delle medicine promette le prime dosi alla Casa Bianca. Irritazione per Macron, che convoca i vertici dell'impresa per chiarire. Poi la marcia indietro:"L'anti-coronavirus sarà accessibile a tutti i Paesi"

Foto: Ansa

Made in Europe, ma destinato agli Usa. È bufera dopo le parole dell’amministratore delegato del colosso francese della farmaceutica Sanofi, che ha assegnato “agli Stati Uniti il diritto il più grande pre-ordine” per l’eventuale vaccino anti-coronavirus perché Washington “ha investito nell'assunzione del rischio”. Parlando all’agenzia americana Bloomberg News, il numero uno dell’impresa, l’inglese Paul Hudson, ha inoltre avvertito che l'Europa rischia di rimanere indietro a meno che non intensifichi gli sforzi per cercare protezione contro la pandemia che ha già ucciso oltre 290mila persone in tutto il mondo.

L'ira di Parigi

Hudson è stato poi costretto a correggersi, dopo l'ira di Parigi. Le parole dell’amministratore delegato hanno infatti suscitato l'irritata reazione del presidente francese, Emmanuel Macron, che è subito intervenuto per sottolineare che “il vaccino è un bene pubblico che deve essere fuori dalle logiche di mercato”. L’Eliseo respinge poi le accuse di scarso impegno a trovare una soluzione medica alla pandemia, ribadendo l’importanza di “una risposta multilaterale coordinata per rendere il vaccino disponibile a tutti allo stesso tempo” perché non ci sono confini per il virus.

La capacità di produrre dosi

Sanofi è uno dei maggiori attori tra le dozzine di aziende alla disperata ricerca di un vaccino, necessario per riavviare le economie dopo un crollo della produzione e dei consumi dovuto alle misure di distanziamento sociale. Il colosso francese ha recentemente unito le forze con il rivale britannico GlaxoSmithKline-GSK sul progetto sostenuto dagli Stati Uniti, che promette - una volta trovata la cura - di fabbricare 600 milioni di dosi ogni anno. Una capacità che Hudson ha dichiarato di voler raddoppiare. I Governi di tutto il mondo stanno lanciando iniziative di finanziamento alla ricerca, tra cui "Operation Warp Speed" promossa dall'amministrazione americana.

Il precedente tedesco

Macron, nella sua reazione dopo le parole di Hudson, ha sottolineato che la linea espressa dall’amministratore delegato “non corrisponde affatto ai lavori in corso tra Sanofi e il Governo” e ha quindi convocato all'Eliseo i capi del gruppo per l'inizio della prossima settimana per chiarire le parole del numero uno dell’impresa. L’inciampo ricorda la vicenda della tedesca Curevac, alla quale la Casa Bianca avrebbe offerto un miliardo di dollari per avere l’esclusiva sul brevetto. La vicenda chiamò in causa direttamente le istituzioni Ue, che si mobilitarono per garantire “soldi freschi” a sostegno della ricerca. Alla fine, solo da Bruxelles, arrivarono 75 milioni di euro.

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Le accuse all'Europa

A reagire alle parole di Hudson è stato anche il premier francese Edouard Philippe, sottolineando che “la parità di accesso per tutti al vaccino non è negoziabile”. Un concetto ripetuto al telefono al presidente del consiglio d’amministrazione di Sanofi, Serge Weinberg. Nella telefonata, secondo il resoconto del premier, Weinberg ha dato “tutte le garanzie necessarie per quanto riguarda la distribuzione in Francia di un possibile vaccino Sanofi”. A intervenire per aggiustare il tiro è stato il presidente di Sanofi France, Olivier Bogillot, assicurando che “quando verrà sviluppato un vaccino contro il Covid-19, è evidente che sarà accessibile a tutti i Paesi e anche per i francesi”. Nel tentativo di smorzare i toni, Bogillot ha spiegato che gli Stati Uniti si sono mobilitati rapidamente, hanno offerto all'azienda un aiuto finanziario per avviare capacità produttive nel caso in cui la ricerca del vaccino avesse successo e ha accelerato le procedure normative, mentre “l'Europa è organizzata un po' peggio”. “Il vaccino per il Covid-19 deve essere un bene pubblico e il suo accesso deve essere equo e universale”, ha risposto questa mattina il portavoce della Commissione europea, Stefan de Keersmaecker

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