Sabato, 16 Ottobre 2021
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Il caso del vaccino francese: "Non lo venderemo all'Ue". Ma sbarcherà nel Regno Unito

La casa farmaceutica Valneva ha annunciato lo stop alle trattative con la Commissione europea: "Tratteremo con i singoli Stati membri". Secondo quanto riferito dalla stessa azienda, il loro VLA2001 è stato testato sugli under 55 e avrebbe una efficicacità superiore all'80%. Londra ha già ordinato 100 milioni di dosi per il 2021-2022

Il vaccino potrebbe essere efficace per i giovani adulti sotto i 55 anni, gli stessi rimasti "orfani" di Astrazeneca e Johnson&Johnson. Ma nonostante sia elaborato nel cuore dell'Ue, per la precisione a Nantes, da una società franco-austriaca, non entrerà con ogni probabilità nel novero dei vaccini acquistati dalla Commissione europea in nome dei suoi Stati membri. Il laboratorio farmaceutico Valneva, infatti, ha annunciato l'interruzione delle trattative con Bruxelles, sottolineando, non senza polemica, che il suo VLA2001 contribuirà alla campagna vaccinale del Regno Unito. 

Il VLA2001

Già, perché la casa nata nel 2013 dalla fusione del laboratorio francese Vivalis e della società austriaca Intercell non solo ha ottenuto un lauto investimento da Londra per sviluppare il suo vaccino, ma avrebbe anche sottoscritto un accordo per la fornitura di 100 milioni di dosi per il 2021-2022 con il governo britannico. Con l'Ue, invece, i rapporti si sono interrotti. Tutto era iniziato lo scorso gennaio, quando Bruxelles aveva annunciato la conclusione di "colloqui esplorativi" con Valneva in vista di un acquisto fino a 60 milioni di dosi del vaccino. E ad aprile, la casa farmaceutica aveva fatto trapelare una certa soddisfazione per i dati preliminari dei primi test, condotti sulla popolazione adulta tra i 18 e i 55 anni: un tasso d'efficacia superiore all'80%, e l'assenza di effetti collaterali gravi, stando a una nota dell'azienda.

Il vaccino si chiama VLA2001 e usa la tecnologia del virus inattivato, processo che consente di creare una risposta immunitaria nei pazienti iniettando loro un virus privo delle sue capacità nocive. Questa tecnica, aveva spiegato il direttore generale dell'azienda, Franck Grimaud, era già stata utilizzata da Valneva "per l'elaborazione di un vaccino contro l'encefalite giapponese, che aveva assicurato un tasso di protezione del 98%". Un risultato che li ha spinti a investire su tale tecnologia anche contro il Covid-19.

Lo "scippo" britannico

A dargli fiducia è stato fin da subito il Regno Unito, che ha finanziato la ricerca già nel giugno 2020 e la costruzione di un nuovo centro di produzione a Livingston, in Scozia, che dovrebbe essere operativo nelle prossime settimane. L'investimento britannico aveva provocato polemiche in Francia, dove il presidente Emmanuel Macron era stato accusato di essersi fatto "scippare" da Boris Johnson un vaccino fatto in casa. Il VLA2001 è adesso alla fase 3, l'ultimo step prima della richiesta di autorizzazione al commercio. Se tutto andrà bene, Londra potrà contare su un altro farmaco per combattere li virus.

Ma dall'altra sponda della Manica non sembra regnare la stessa fiducia verso il VLA2001. Tanto che Valneva ha annunciato lo stop alle trattative con la Commissione Ue per la mancanza di "progressi significativi". "Abbiamo dedicato molto tempo e molti sforzi a tentare di rispondere alle esigenze del processo di acquisto centralizzato della Commissione Ue", ha detto Thomas Lingelbach, presidente del gruppo, citato da un comunicato in cui si esprime rammarico per il mancato accordo con l'Ue. "D'ora in avanti concentriamo i nostri sforzi - continua Lingelbach - sugli Stati membri dell'Ue e su parti interessate al di fuori dell'Ue".

Una questione di tecnica?

Non è chiaro il motivo dei mancati progressi tra Ue e Valneva. Di sicuro, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha detto chiaramente che Bruxelles ha deciso di puntare i suoi sforzi sui vaccini che utilizzano la tecnica del mRna, come Pfizer e Moderna, facendo intendere che questi farmaci hanno dato risultati migliori rispetto a quelli di Astrazeneca e Janssen (Johnson&Johnson), che utilizzano altri metodi. Una decisione che comporterà anche dei costi maggiori, dato che quelli di Pfizer e Moderna sono i vaccini più costosi finora in circolazione: il prezzo per entrambi si aggira intorno ai 18 euro per dose, contro i 7 di J&J e i 3 di Astrazeneca. Anche il vaccino di Valneva si preannunciava meno costoso, tra i 6 e gli 8 euro per dose. E a differenza di Astrazeneca e J&J, prometteva efficacità e assenza di effetti collaterali gravi per gli under 55. Qualità che, forse, potrebbero attrarre singoli Stati membri dell'Ue non contenti della gestione di Bruxelles.

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