Vaccino anti-Covid, Moderna avverte l'Ue: "Ritardi nelle consegne in Europa se non chiudete contratto"

La casa farmaceutica statunitense ha già venduto 100 milioni di dosi a Washington, che ha anche finanziato la loro ricerca. Ma con Bruxelles le trattative vanno a rilento

Stando alle dichiarazioni ufficiali, avrebbe un tasso di efficacia del 94%, superiore a quello della concorrente Pzifer, che però ha concluso per prima i test. Ma a quanto pare il vaccino anti-Covid di Moderna non convince appieno l'Unione europea, che non ha ancora concluso l'accordo con il gigante farmaceutico. A differenza degli Usa, che già ad agosto hanno investito 2,5 miliardi di dollari per promuoverne la ricerca e assicurarsi 100 milioni di dosi. Una situazione di stallo che potrebbe portare a ritardi nella consegna, avverte il capo di Moderna, Stephane Bancel.

L'avvertimento di Moderna

In una intervista all'Ap, infatti, Bancel ha espresso perplessità per il prolungamento dei negoziati con Bruxelles. "È chiaro che essere rimasti indietro non limiterà la quantità totale, ma rallenterà la consegna", ha affermato. Per gli Usa, "abbiamo già diversi milioni di dosi in magazzino" pronte per essere consegnate alle autorità non appena l'autorizzazione all'immissione in commercio sarà pubblicata, probabilmente a dicembre.

Ue punta su più vaccini

Parole che non sembrano scuotere la Commissione europea, che ha affidato all'italiana Sandra Gallina le trattative con BigPharma per il vaccino anti-Covid.  "Abbiamo concordato con Moderna la fornitura di fino a 160 milioni di dosi di vaccino, ma ora dobbiamo tradurre tale volontà in un contratto", si è limitato a dire il portavoce della Commissione Stefan de Keersmaecker. Che ha anche sottolineato come l'esecutivo Ue abbia contatti con altre imprese che potrebbero "sviluppare un vaccino efficace e sicuro al più presto".

Le differenze tra i due farmaci

Una di queste è senza dubbio Pzifer, che insieme alla tedesca BioNTech ha annunciato per prima il successo della fase 3 dei test, l'ultima prima dell'immissione sul mercato. Con loro, l'Ue ha già prenotato 200 milioni di dosi, forti anche del fatto che i fondi per aiutare la ricerca del suo americano-tedesco sono arrivati da Bruxelles e Berlino, e non da Washington. Per il vaccino di Moderna, invece, si è speso con forza Anthony Fauci, il consigliere dell'ormai ex presidente Donald Trump, che ha dato l'ok a investire risorse pubbliche Usa per la ricerca. 

Entrambi i vaccini, oltre ad avere tassi di efficacia simili (sempre stando alle dichiarazioni delle due case farmaceutiche), sono stati elaborati a partire dalla stessa tecnologia, quella del mRna. Ci sarebbe però una differenza non di poco conto: il farmaco di Moderna sarebbe trasportabile a temperature meno rigide rispetto a quelle necessarie per la logistica del vaccino di Pzifer-BioNTech. Sempre secondo i manager di Moderna, il loro vaccino potrebbe venire conservato anche in un normale freezer domestico, mentre quello dei concorrenti necessita di congelatori speciali. 

E' innegabile che dietro la corsa al vaccino ci sia anche la competizione "muscolare" tra le principali potenze economiche: da un lato gli Usa, che sembrano puntare su Moderna, e dall'altro l'Ue, che oltre al duo Pzifer-BioNTech, sembra interessata ai test finali del vaccino della tedesca CureVac per allargare il suo portafoglio. Sullo sfondo anche il farmaco elaborato dal duo Oxford-Astrazeneca, che nei mesi scorsi sembrava il più promettente. Ci sono poi Sanofi-GSK e Janssen Pharmaceutica NV. Con tutte questa case farmaceutiche Bruxelles ha già stipulato dei contratti, a differenza di quanto fatto con Moderna, assicurandosi "1,2 miliardi di dosi", ha detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

L'appello di Msf 

La disponibilità di più vaccini potrebbe consentire una maggiore velocità nella copertura vaccinale e, si spera, anche una maggiore equità nella sua distribuzione. Come ha sottolineato Medici senza frontiere, le prime dosi dei vaccini che potrebbero venire commercializzati nei prossimi mesi sono nelle mani dei Paesi più ricchi. Pesa senza dubbio l'alto prezzo dei farmaci, che secondo Msf andrebbero calmierati. L'organizzazione fa l'esempio di Moderna: "La ricerca, lo sviluppo e la produzione di questo vaccino sono stati per lo più finanziati da fondi pubblici, con circa 2,5 miliardi di dollari del governo americano, eppure i contribuenti in assenza di trasparenza non possono chiederne conto. Moderna deve vendere il vaccino al prezzo di costo e non puntare al profitto per un prodotto in gran parte finanziato dallo stato, nel pieno di un’emergenza senza precedenti”, dice l'organizzazione umanitaria.

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