Sabato, 16 Ottobre 2021
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Vaccini, Turchia e web tax: le scelte dei leader Ue nella riunione di oggi

In un testo di conclusioni concordato prima del video-summit le case farmaceutiche vengono avvertite della nuova stretta sugli export per chi non rispetta gli impegni presi. I capi di Governo si congratuleranno con Ankara per lo stop alle trivellazioni illegali nei fondali di Cipro. Sulle tasse digitali arriva l'aut aut: soluzione internazionale entro giugno o l'Ue tasserà le piattaforme per conto proprio

All’indomani del caso Anagni, i leader europei si incontreranno questo pomeriggio in videoconferenza per concordare la linea comune da seguire nel percorso a ostacoli verso l’immunità di gregge dal Covid-19, raggiungibile entro l’estate solo con l’aumento delle dosi a disposizione degli Stati Ue. Il dossier pandemia rimane certamente quello più urgente e scottante, ma i capi di Stato e di Governo dovranno affrontare anche altre questioni strategiche sulle quali i 27 Paesi membri non sempre riescono a parlare con una voce sola. Europa Today ha avuto accesso a una bozza del documento finale dal quale emergono in nodi da sciogliere sugli altri temi in agenda.

Vaccini e ritardi 

Le case farmaceutiche “devono garantire la prevedibilità della loro produzione di vaccini e rispettare i termini di consegna contrattuali”. Dietro a quella che sembra una banale riaffermazione di quanto già detto e scritto in più occasioni si cela la tensione tra Bruxelles e AstraZeneca, l’azienda che ha registrato i ritardi più clamorosi nella consegna delle dosi promesse (finora ne sono arrivate solo 16,6 milioni a fronte delle 120 milioni previste entro fine marzo). Non a caso nella bozza sul tavolo dei ventisette leader si sottolinea “l'importanza della trasparenza e dell'estensione del regime di autorizzazione all’esportazione” rafforzato negli ultimi giorni dalla Commissione in modo da limitare l’export di vaccini verso quei Paesi extra-Ue che, pur avendo una produzione interna di dosi, non garantiscono reciprocità negli scambi commerciali con l’Ue, che finora ha esportato almeno 41,5 milioni di fiale, di cui oltre 10 milioni sono andate al solo Regno Unito. Da oltremanica finora non è arrivata manco una dose all’Unione europea, che ora chiede quanto le spetta e minaccia di bloccare l’export verso Londra. 

Turchia 

Un altro capitolo fondamentale dell’agenda Ue è il rapporto con Ankara. Fino a qualche mese fa, le tensioni nel Mediterraneo orientale - dovute alle mire espansionistiche turche a danno di Grecia e Cipro per accaparrarsi le preziose riserve energetiche nei fondali marini - sembravano poter portare alla rottura con Bruxelles. Oggi i leader si congratuleranno con Ankara per “la recente riduzione dell'escalation nel Mediterraneo orientale attraverso l'interruzione delle attività di trivellazione illegale, la ripresa dei colloqui bilaterali tra Grecia e Turchia e il rinnovato impegno sul problema di Cipro sotto gli auspici delle Nazioni Unite”. Ciononostante, “lo Stato di diritto e i diritti fondamentali rimangono una preoccupazione fondamentale” per l’Ue che non ha gradito, per usare un eufemismo, l’abbandono della Turchia dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne.

Web tax 

Tra gli altri temi discussi dai leader ci sarà anche “la necessità di affrontare con urgenza le sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell'economia per garantire che tutti gli operatori paghino la loro giusta quota di tasse”. In altre parole, l’Ue prende atto che la trasformazione digitale dell’economia non è stata accompagnata dall’adeguamento delle regole fiscali, oggi obsolete, che permettono alle grandi piattaforme e ai fornitori di servizi online di contribuire al bilancio pubblico degli Stati con una quota ridicola se paragonata ai loro profitti. “Ribadiamo la nostra forte preferenza e impegno per una soluzione globale sulla tassazione digitale internazionale”, si legge nella bozza che fa riferimento al negoziato in corso in sede Ocse. Tuttavia, se non si arriverà a un accordo a livello internazionale (soprattutto con gli Usa) entro la metà del 2021, i leader sono pronti ad “andare avanti” senza i partner globali. “La Commissione presenterà nel primo semestre del 2021 una proposta su un prelievo digitale, in vista della sua introduzione entro il 1 gennaio 2023”, è l’avvertimento dei leader contenuto nella bozza concordata prima dell’incontro.

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