Sabato, 24 Luglio 2021
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"Vaccini per tutti e meno cari? Sospendere i brevetti non serve, basta aumentare produzione"

Lo ha detto il vicepresidente della Commissione, annunciando il piano che Bruxelles presenterà all'Organizzazione mondiale del commercio per favorire una maggiore copertura vaccinale della popolazione mondiale e rendere farmaci e terapie più accessibili anche ai Paesi poveri

Una protesta in Sud Africa contro i brevetti sui vaccini

"Il modo più semplice per garantire l'accesso globale e equo ai vaccini e alle terapie è continuare a incrementare la produzione e renderli accessibili". Sospendere i brevetti? Forse, ma non serve nell'immediato. Spingere Big Pharma a rilasciare almeno le licenze volontarie? Sarebbe più "efficace" per accelerare la campagna vaccinale mondiale, ma "le licenze obbligatorie sono perfettamente legittime davanti ad una pandemia". Sta in queste poche righe di dichiarazioni il succo del piano che l'Ue presenterà all'Organizzazione mondiale del commercio per venire incontro alle richieste che piovono da più parti per aumentare la copertura vaccinale globale, oggi ferma al 9% della popolazione. Una percentuale che scende a 1 se si guarda solo ai Paesi poveri.

Il Piano Ue

A delineare il piano è stato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, intervenendo a un dibattito al Parlamento europeo. Nulla di nuovo sotto il sole (per la verità molto timido) di Bruxelles: già dieci giorni fa il vertice europeo dei capi di Stato e di governo dei 27 aveva respinto, non senza affanni, la proposta del presidente Usa Joe Biden e delle organizzazioni umanitarie di sospendere i brevetti sui vaccini anti-Covid per aumentarne la produzione e renderli più accessibili ai Paesi a basso e medio redditto. Una richiesta nata anche in seguito alla necessità di far fronte alla formazioni di possibili nuove e pericolose varianti, come quella indiana, che potrebbero mettere a rischio i progressi anche nei Paesi più ricchi.

La proposta dello stop ai brevetti non piace chiaramente alle case farmaceutiche e ai Paesi europei produttori di vaccini, come la Germania. Una posizione che sembra avere avuto la meglio anche al G20, al di là delle belle parole di alcuni leader, tra cui lo stesso Biden. L'orientamento delle grandi potenze mondiali va più verso una pressione su Big Pharma affinché accetti “licenze volontarie, il trasferimento di tecnologie e conoscenze, e il patent pooling”, ossia una condivisione dei brevetti che non fa esultare le case farmaceutiche, ma che comunque comporterebbe meno contraccolpi ai loro profitti rispetto alla licenza obbligatoria.

L'Ue, come ha sottolineato Dombrovskis, è cauta anche su questa linea. E preferisce semmai puntare sul libero mercato quale strumento per aumentare la copertura vaccinale mondiale. Dei tre punti di cui si compone il piano che Bruxelles invierà all'Omc, i primi due riguardano proprio questi aspetti. "Si sta arrivando a una svolta nella lotta alla pandemia, ma nessuno è sicuro finché tutti non saranno sicuri. In questo momento cruciale, l'accesso universale e equo ai vaccini e ai trattamenti deve essere la priorità numero uno della comunità globale", ha premesso il vicepresidente della Commissione prima di specificare che "il modo più efficace per raggiungere questo obiettivo è chiaro: dobbiamo continuare a incrementare la produzione". Come? In primo luogo, favorendo gli scambi ed eliminando le restrizioni all'esportazione di materie prime necessarie per realizzare i vaccini. In secondo luogo, espandendo la produzione, "anche attraverso impegni da parte di produttori e sviluppatori di vaccini".

La questione delle licenze

Solo al terzo punto, Dombrovskis cita la questione più spinosa: quella dei brevetti. Il vicepresidente della Commissione dice che l'Ue chiederà in sede Omc un "chiarimento sulle flessibilità dell'accordo Trips relative alle licenze obbligatorie". Come spiega l'AdnKronos, il Trips (Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) "prevede la possibilità di affidare ad aziende terze la produzione di un farmaco o di un vaccino coperto da brevetto, in cambio del versamento di royalties al titolare della proprietà intellettuale". L'accordo fu varato negli anni '90 per fermare l'Aids nei Paesi africani, riducendo i costi dei farmaci. Il Trips prevede che un Paese possa affidare un determinato brevetto a un produttore diverso dal titolare (e senza l'assenso del titolare del brevetto) ma sulla base di una serie di criteri. In altre parole, sarebbe come espriopriare il brevetto. 

Ora, sui criteri che rendono legittima l'espropriazione il dibattito internazionale è in corso (qui un fact sheet dell'Omc). Dombrovskis ammette che "le licenze obbligatorie sono uno strumento assolutamente legittimo nel contesto pandemico", ma l'Ue (e non solo) preferisce puntare sulle licenze volontarie, che a differenze di quelle obbligatorie, garantirebbero un profitto alle case farmaceutiche titolari dei brevetti, seppur inferiore a quello attuale. La strada mediana, secondo i contrari al pugno duro con Big Pharma, consentirebbe anche di coprire quegli aspetti che la semplice cessione del brevetto non copre, ossia il trasferimento di tecnologia e know-how.

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