Domenica, 1 Agosto 2021
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Dalle fabbriche europee più vaccini ad Arabia Saudita e Singapore che a Lombardia e Veneto

Lo ha rivelato la Commissione, che ha reso noti i Paesi terzi a cui sono state consegnate le dosi prodotte negli stabilimenti dell'Ue. Anche per conto di Pfizer. Una "fuga" che adesso Bruxelles chiede agli Stati membri di fermare. In particolare verso il Regno Unito

Che il Regno Unito avesse ricevuto dalle fabbriche europee più dosi di vaccini anti-Covid di quelle arrivate finora all'Italia, era già noto da diversi giorni. Ma adesso si sa anche che Londra non è stato l'unico Paese extra-Ue a beneficiare delle fiale prodotte negli stabilimenti dell'Unione, compreso quello di Anagni nel Lazio. Ci sono Canada, Giappone e Messico, che hanno ricevuto circa 15 milioni di dosi nel complesso. Ma anche Arabia Saudita, Singapore, Cile e Hong Kong. Ciascuno dei quali ha ricevuto (a testa) tante doci quanto la Lombardia, tanto per fare un paragone. E' quanto emerge dai dati forniti dalla Commissione europea, che ha presentato un nuovo regolamento per attuare quanto finora solo minacciato (o attuato in minima parte): ossia il blocco all'export di vaccini prodotti sul suo territorio.

Il primo blocco

Il nuovo regolamento, si legge in una nota di Bruxelles, "introduce due modifiche al meccanismo esistente" di trasparenza e autorizzazione per le esportazioni di vaccini contro il Covid-19. Un meccanismo messo in piedi proprio per dare agli Stati membri (cui spetta la decisione) la possibilità di bloccare alcuni lotti di questi farmaci destinati all'estero, data la situazione di emergenza. Finora, solo l'Italia ha usufruito di questa finestra di opportunità, limitandosi però a 250mila fiale destinate all'Australia (che in compenso ne ha ricevute già 1 milione proprio dagli impianti Ue).

I nuovi criteri

Adesso, Bruxelles vuole rendere ancora più forte la stretta, introducendo i principi di reciprocità e proporzionalità come nuovi criteri da considerare. Cosa significa? A oggi, il criterio per bloccare un'esportazione di vaccini era il suo impatto "sull'adempimento degli accordi di acquisto anticipato", ossia i contratti sottoscritti da Bruxelles con le case farmaceutiche. A questo criterio, la Commissione propone di aggiungerne altri due: reciprocità e proporzionalità, per l'appunto. 

Reciprocità vuol dire che se il Paese di destinazione dell'export di vaccini prodotti in Ue, limita per legge e con altri mezzi le proprie forniture di vaccini o materie prime (come per esempio gli ingredienti del vaccino di Pfizer prodotti nel Regno Unito), allora il blocco può essere fatto scattare. Lo stesso può avvenire se nel Paese di destinazione le condizioni epidemiologiche, il tasso di vaccinazione e il numero di dosi in magazzino sono migliori di quelli dell'Ue. Questi criteri sembrano prendere di mira soprattutto il Regno Unito, che finora ha usufruito di circa 10,9 milioni di vaccini prodotti negli stabilimenti europei. L'Italia, tanto per fare un esempio, è ferma a 9,9 milioni di dosi ricevute.

Chi ha ricevuto i vaccini "europei"

Le principali destinazioni di esportazione di vaccini prodotti in Ue, oltre al Regno Unito, sono state finora Canada (6,6 milioni), Giappone (5,4 milioni), Messico (4,4 milioni), Arabia Saudita (1,5 milioni), Singapore (1,5 milioni), Cile (1,5 milioni), Hong Kong (1,3 milioni), Corea del Sud (1 milione) e Australia (1 milione). Con il nuovo meccanismo di autorizzazione, l'Ue ha anche ridotto i Paesi esentati da un eventuale blocco dell'export, inserendo tra i potenziali Stati a rischio anche quelli che fanno parte dello Spazio economico europeo, come Norvegia e Islanda.

La proposta di Bruxelles deve adesso essere valutata dai leader europei, che si riuniranno questa settimana in videochat. Ma già alcuni politici Ue hanno criticato la mossa della Commissione, ritenendo che possa portare a un autogol, dal momento che l'Unione europea è anche destinataria di importazioni di vaccini o di sue materie prime (come nel caso già citato di Pfizer). Inoltre, c'è chi solleva potenziali rischi di violazioni degli accordi presi in ambito internazionale.   

Accuse che per ora la Commissione respinge: la proposta, si legge nella nota, "è pienamente coerente con l'impegno internazionale dell'Ue nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio e del G20 e in linea con quanto proposto dall'Ue nel contesto dell'iniziativa commerciale e sanitaria del Wto". Inoltre, il blocco non inciderebbe sui Paesi poveri: "L'Ue rimane impegnata nella solidarietà internazionale e continuerà quindi a escludere da questo schema le forniture di vaccini per gli aiuti umanitari o destinati ai 92 Paesi a basso e medio reddito" della lista dell'inziativa internazionale di solidarietà Covax.

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