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Lunedì, 27 Giugno 2022
Sanzioni

Biden prende di mira la banca del gas russo. Mentre l'Ue è ancora divisa sul petrolio

Dagli Stati Uniti colpo ai dirigenti di Gazprombank, ma niente blocco delle operazioni che metterebbero a rischio le forniture di gas all'Europa. Per ora

Gli Stati Uniti hanno messo nel mirino il gigante del gas russo, ma per il momento non hanno affondato il coltello: Washington ha annunciato infatti di avere sanzionato 27 dirigenti di Gazprombank, l'istituto di credito della compagnia energetica statale Gazprom. La misura non prevede però il congelamento dei beni della società, né il blocco delle transazioni internazionali, come fatto con altre banche russe. Se si fosse proceduto in tal senso, gli Usa avrebbero di fatto bloccato i pagamenti dei Paesi europei per rifornirsi di gas, mettendo a serio rischio l'economia Ue. La via di mezzo trovata dà invece a Washington la possibilità di rivendicare un nuovo passo avanti. E forse di lanciare un messaggio a Bruxelles, dove l'embargo al petrolio russo proposto dalla Commissione è ancora in stallo.

Capire le finalità di un eventuale messaggio, però, non è così semplice. Gli stessi Stati Uniti, nei giorni scorsi, avevano mostrato perplessità sul chiudere i rubinetti del greggio russo verso l'Europa: nell'amministrazione di Joe Biden, era stata la ricostruzione di alcuni media, ci sarebbe il timore che un embargo Ue al petrolio (a differenza dello stop al gas di Mosca) possa avere effetti inflazionistici gravi sulle famiglie americane. Un tema, quello dell'inflazione, su cui Biden e i democratici si giocano la campagna elettorale per le elezioni di medio termine. 

A Bruxelles, per il momento, l'emabargo sul greggio è in alto mare. L'Ungheria tiene alta la bandiera del fronte dei contrari, ma alle sue spalle ha anche altri Paesi, dalla Slovacchia alla Grecia, anche se per aspetti diversi della proposta contenuta nel sesto pacchetto di sanzioni elaborato dalla Commissione. Budapest non vuole che si blocchi l'oleodotto Druzhba, da cui dipende quasi tutto il suo approvvigionamento di greggio. In assenza di sbocchi sul mare per rifornirsi da petroliere di altri fornitori, il premier Viktor Orban ha da tempo chiarito che tale sanzioni sarebbe "una bomba atomica" per l'economia ungherese. 

Bruxelles, allora, ha cercato di venire incontro alla rimostranza di Orban (che sono anche quelle di Slovacchia e Repubblica ceca) proponendo un'esenzione per questi 3 Paesi per un periodo di tempo limitato: prima un anno, poi, nel tentativo di coinvingere le capitali riluttanti, l'offerta è salita a due anni. Ma a quanto pare, l'Ungheria non intende accettare questa soluzione, e nelle ultime ore avrebbe alzato la posta chiedendo un'esenzione a tempo indeterminato. 

Quella di Budapest, come dicevamo, non è l'unica opposizione all'embargo tra i 27. La Grecia (che in questo si fa portavoce anche delle posizioni di Malta e Cipro) non intende rinunciare al business delle sue petroliere con i giganti del petrolio russo: l'Ue, infatti, intende non solo bloccare gli oleodotti, ma anche impedire che navi battenti bandiera di un Paese del blocco possano aiutare Mosca a trasportare i suoi barili di greggio in giro per il mondo. Le petroliere greche, che dall'inizio della guerra in Ucraina avrebbero persino aumentato i loro affari con la Russia, come sostiene il quotidiano tedesco Die Welt, rappresentano un blocco di potere fondamentale per Atene, e il governo ellenico non sembra intenzionato a deludere i suoi armatori.

Che il tema delle petroliere sia centrale lo dimostrano anche le ultime sanzioni Usa, che hanno preso di mira, insieme ai dirigenti di Gazprombank, anche alcune compagnie marittime russe, per un totale di 69 navi, tra cui quelle che trasportano il greggio. Sul fronte sanzioni, anche il Regno Unito non è rimasto con le mani in mano, annunciando un nuovo pacchetto, anche contro la Bielorussa, per un valore commerciale di 1,7 miliardi di sterline. Un attivismo, quello di Washington e Londra, che rischia di imbarazzare alla lunga l'Ue. 

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