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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Geopolitica / Ucraina

In Ucraina una partita tra Usa e Russia: quali sono gli interessi in gioco

Dall'espansione della Nato alle rotte del gas, Kiev si trova al centro di una disputa molto più grande di lei, e in cui anche la Cina ha un ruolo da giocare

Quella che si sta giocando in Ucraina (o forse meglio dire sulle spalle dell'Ucraina) è una partita molto più ampia che riguarda le relazioni tra Mosca e l'Occidente, in particolare gli Stati Uniti. Il Paese ha fatto parte dell'impero russo per secoli prima di diventare una repubblica sovietica, e ha ottenuto l'indipendenza nel 1991 in seguito alla dissoluzione dell'Urss, e non ha caso Vladimir Putin ha sottolineato spesso l'unità storica tra Russia e Ucraina. Ma non è certo per questioni di revanscismo che oggi potrebbe dare il via a un'invasione.

Espansione della Nato

Più che quello che l'inquilino del Cremlino vuole, bisogna partire innanzitutto da quello che non vuole: che l'Ucraina entri a far parte della Nato. Putin non ha mai nascosto il fastidio legato al fatto che sempre più Paesi che si trovano ai confini della federazione, e che prima erano nell'orbita sovietica, siano entrati nell'Alleanza Atlantica a cui, dopo il 1997, hanno aderito Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Romania e Bulgaria. Tutti Paesi in cui ci sono truppe internazionali che preoccupano Mosca, e che sono aumentate dopo l'annessione della Crimea nel 2014.

Il no all'Ucraina

Sia l'Ucraina che la Georgia, altri due Stati ex sovietici, ottennero nel 2008 l'impegno formale che un giorno sarebbero entrati nel club. Ed entrambi i Paesi hanno cominciato a virare sempre più verso l'Occidente, sia dal punto di vista politico che da quello economico. La Georgia è talmente 'occidentalizzata' che nei bancomat delle sue banche si possono tranquillamente prelevare dollari, e usarli come moneta corrente insieme al Lari. A dicembre Putin chiese alla Nato garanzie che Kiev non sarebbe mai stata accettata, ma la risposta del Segretario generale, Jens Stoltemberg, fu chiara: “Restiamo fedeli all'impegno preso nel 2008”. Certo l'ingresso non è dietro le porte, ci sono molti problemi da risolvere nella nazione prima che i 30 membri dell'alleanza possano dare il loro ok, ma è questione di tempo.

Le rivoluzioni colorate

Si tende spesso a condannare le ingerenze russe nella politica di altri Paesi, ma bisogna riconoscere che gli Stati Uniti (e l'Occidente in generale), non sono certo estranei a questa pratica, anche se magari la attuano in maniera meno muscolare. Le cosiddette “rivoluzioni colorate” sono state una serie di proteste popolari che in Ucraina, Georgia, Kirghizistan, Azerbaigian, Bielorussia e Mongolia hanno provato (nei primi tre casi con successo) a rovesciare governi autocratici e filorussi. Pensare che l'Occidente sia stato solo uno spettatore di questi avvenimenti sarebbe piuttosto naif. Che abbia ragione o torto, Mosca non può permettersi che eventi come quelli accadano ancora.

La questione del gas

Ovviamente anche il gas ha un ruolo in questa battaglia geopolitica. Mosca e Washington puntano entrambi ad aumentare o almeno mantenere le loro fette di mercato in Ue. Storicamente la Russia mandava i suo gas in Europa attraverso proprio l'Ucraina, pagando alte commissioni di transito a Kiev, e in maniera minore da Bielorussia e Polonia, ma il futuro è ovviamente il Nord Stream, che adesso potrebbe presto inaugurare anche una seconda conduttura. La Russia fornisce tra il 40% e il 50% del consumo di gas in Europa, circa 200 miliardi di metri cubi. Nord Stream 1 ha una capacità di 55 miliardi di metri cubi e quando il 2 verrà finalmente completato questa capacità raddoppierà. Ma anche gli Usa che ci vendono il loro Gas naturale liquefatto, che arriva su navi attraverso speciali terminali presenti in tutti gli Stati membri con accesso al mare. Le importazioni di Gnl dagli Stati Uniti sono aumentate notevolmente dalla prima spedizione avvenuta nell'aprile 2016. I dati mostrano che nel 2021 queste esportazioni hanno registrato il volume più alto, raggiungendo oltre 22 miliardi di metri cubi, con un valore stimato di 12 miliardi di euro. Non è un caso che Washington sia tanto contraria al gasdotto della Gazprom.

Le relazioni tra Russia e Cina

La Cina nella questione Ucraina si è schierata al fianco della Russia, criticando l'espansione della Nato, ma il gigante asiatico ha interessi contrastanti rispetto all'esplosione di un conflitto. Al di là di quello che si possa immaginare tra Mosca e Pechino non c'è un'alleanza di ferro, anche se le relazioni si stanno facendo sempre più strette. Il principio sancito nel 2001 si riassume in questa frase: “Nessuna alleanza, nessun conflitto e non prendere di mira Paesi terzi”. Insomma avere buone relazioni e non pestarsi i piedi a vicenda, ed è quello che le due nazioni fanno (anche se in Africa spesso i loro interessi sono contrastanti). Il commercio tra i due Paesi è aumentato del 167% dal 2010, con la crescita più significativa degli ultimi anni ed è destinato ad aumentare in futuro.

L'accordo tra Putin e Xi

A Pechino le guerre non piacciono, non fanno bene agli affari, così Putin ha tentato il potente vicino con offerte economiche non da poco, per assicurarsi il suo appoggio. All'inizio del mese si è recato personalmente a Pechino per incontrare il presidente Xi Jinping e con lui ha concordato altre forniture di gas (10 miliardi di metri cubi l'anno dai giacimenti dell'Estremo oriente russo) e petrolio (100 milioni di tonnellate per i prossimi dieci anni, attraverso il Kazakistan). I due Paesi si sono impegnati anche a "legare lo sviluppo dell'Unione economica euroasiatica”, di cui fanno parte Russia, Bielorussia, Kazaihstan, Kirghizistan e Armenia) all'iniziativa della Belt and Road, la Nuova via della Seta, per "intensificare la cooperazione concreta in diversi settori". Per Pechino un'opportunità di espansione economica non da poco.

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