Sabato, 13 Luglio 2024
L'atto / Stati Uniti d'America

Biden ratifica l'ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Ma all'appello mancano ancora 7 Paesi

Il presidente Usa ha formalmente dato il via libera di Washington all'adesione di Helsinki e Stoccolma. Tra le firme pendenti, quella della Turchia

 "La Nato si è dimostrata un'alleanza indispensabile per il mondo di oggi e di domani. La nostra alleanza è più forte che mai, più unita che mai". Con queste parole Joe Biden ha commentato la firma da parte degli Usa del trattato che approva l'ingresso della Svezia e della Finlandia nella Nato. Con gli Stati Uniti, salgono a 23 i Paesi dell'Alleanza atlantica, tra cui l'Italia, che hanno già dato il loro via libera all'adesione di Stoccolma e Helnsinki. All'appello mancano 7 membri della Nato, tra cui la Turchia.

Chi manca all'appello

Gli Stati Uniti "lavoreranno con Finlandia e Svezia per restare vigili contro ogni minaccia alla nostra sicurezza condivisa, e per prevenire e affrontare l'aggressione o minacce di aggressione", ha aggiunto Biden nel corso di una telefonata alla premier svedese Magdalena Andersson e al presidente finlandese Sauli Niinisto. Adesso, l'attesa è per le restanti ratifiche. Insieme ad Ankara, che ha siglato un'intesa con i due Paesi scandinavi riguardante la collaborazione sul terrorismo (che in sostanza prevederebbe la consegna di esponenti curdi ritenuti dalla Turchia dei terroristi e attualmente ospitati in Svezia), mancano all'appello Spagna, Portogallo, Grecia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. 

I tempi per questi Paesi si preannunciano lunghi: le ratifiche dovrebbero arrivare tra settembre e dicembre, ma la Turchia potrebbe anche attendere il 2023, quando ci saranno le elezioni legislative e presidenziali: Erdogano potrebbe chiedere alla Svezia di tener fede all'accordo con la consegna di una serie di attivisti curdi e utilizzare questo come un successo da rivendicare nel momento caldo della campagna elettorale. Anche il premier Viktor Orban potrebbe usare la sua firma sulla ratifica come strumento di pressione politica sui partner dell'Alleanza.

Chip e geopolitica

Tornando agli Usa, nella stessa giornata il presidente Biden ha firmato una legge che promuove la produzione interna di semiconduttori, o microchip, il Chips and Science Act. Non si tratta solo di una misura di politica industriale: la questione dei chip è diventata sempre più strategica da un punto di vista geopolitico, tanto più visto che buona parte di essi sono prodotti da Taiwan, l'isola su cui è in corso un braccio di ferro a distanza tra Washington e la Cina.

"Qualche mese fa - ha detto Biden - sono andato alla fabbrica della Lockheed in Alabama. Producono i missili Javelin che vengono forniti agli ucraini perché si difendano contro la guerra non provocata scatenata da Vladimir Putin". "Abbiamo bisogno dei semiconduttori - ha aggiunto Biden - non solo per quei missili Javelin, ma anche per i sistemi d'arma del futuro, che saranno ancora più dipendenti dai microchip avanzati. Purtroppo, oggi produciamo lo 0% di questi microchip avanzati. La Cina sta tentando di superarci e di produrre anche lei questi microchip. Non mi meraviglia che il Partito comunista cinese abbia fatto attivamente lobbying con le imprese Usa contro questa legge. Gli Usa devono guidare il mondo nella produzione di questi chip avanzati: e questa legge farà esattamente questo", ha concluso.

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