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Domenica, 26 Giugno 2022
Venti di guerra / Ucraina

Per gli Usa l'invasione russa in Ucraina non è più "imminente"

Nato: "Altri 30mila soldati di Mosca al confine ucraino". Ma la Casa bianca abbassa i toni (per ora). Ecco perché

La Russia ha spostato circa 30mila soldati e armi moderne in Bielorussia negli ultimi giorni, il più grande dispiegamento militare di Mosca nel Paese dalla fine della Guerra fredda. Lo ha affermato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Ma nonostante questo, e a margine dell'annuncio del dispiegamento di altre 3mila truppe statunitensi nell'Est Europa, secondo gli Usa l'eventuale invasione russa in Ucraina non è più "imminente". Il tutto mentre il cancelliere Olaf Scholz ha annunciato che "presto" incontrerà Vladimir Putin. Da qui, l'ipotesi che una descalation delle tensioni tra Mosca e Kiev possa cominciare a diventare concreta.

Truppe e descalation

Del resto, al netto dell'ormai periodico bollettino di allarmi su quello che accade nel fronte russo, anche la Nato comincia a parlare con più insistenza di "dialogo" con la Russia. "La Nato - ha detto Stoltenberg - continuerà a esortare la Russia alla descalation. Qualsiasi tipo di aggressione avrebbe severe conseguenze e porterebbe a un bilancio pesante. Noi rimaniamo pronti a impegnarci in un dialogo costruttivo", ha aggiunto.

Secondo le ultime informazioni ricevute, Stoltenberg parla di almeno 100mila militari russi in Bielorussia, al confine con l'Ucraina, "il più grande dispiegamento di forze russo in quella zona dalla Guerra fredda". Di questi, 30mila sarebbero stati spostati in questi giorni, insieme anche a truppe delle forze speciali, aerei da caccia, missili a doppia capacità e sistemi di difesa aerea. "Quindi parliamo di un'ampia gamma di moderni armamenti militari", ha sottolineato il segretario della Nato, secondo cui a breve ci sarà anche "l'annuale esercizio delle forze nucleari della Russia, che ci aspettiamo avvengano questo mese". Nonostante questo, "siamo impegnati a trovare una soluzione politica alla crisi", ha assicurato Stoltenberg.

Basta dire "imminente"

Dalla sede di Bruxelles della Nato alla Casa Bianca, la parola d'ordine del giorno sembra "descalation", ridurre le tensioni, soprattutto nelle dichiarazioni pubbliche. Il portavoce di Washington Jen Psaki ha spiegato che l'amministrazione Biden non sta più usando la parola "imminente" per descrivere una potenziale invasione russa dell'Ucraina. Si tratta di un cambio di passo significativo nei confronti di quanto ripetutamente indicato dalla stessa Casa Bianca e dal Pentagono nei giorni scorsi (l'ultima volta appena 24 ore fa).

Psaki ha spiegato che Washington ha deciso di non usare più il termine "imminente". Per quale ragione?  "Penso che abbia inviato un messaggio che non avevamo intenzione di inviare, ovvero che sapevamo che il presidente Putin aveva preso una decisione", ha detto Psaki. “Direi che la stragrande maggioranza delle volte che ne ho parlato, abbiamo detto che poteva invadere in qualsiasi momento. È vero. Non sappiamo ancora però se abbia preso o meno una decisione".

La rabbia ucraina

Una spiegazione che in realtà non dice tutto. A sollecitare un linguaggio meno allarmistico da parte di Usa e Nato era stata proprio l'Ucraina. Già il 25 gennaio scorso il presidente Volodymyr Zelenskyy aveva invitato alla calma i suoi concittadini, e pochi giorni dopo, in una telefonata definita tesa da alcuni media, lo stesso presidente si sarebbe lamentato con Biden per il continuo riferimento a presunti imminenti attacchi da parte della Russia. Per il leader ucraino, l'allarmismo "occidentale" sta minando la fiducia degli ucraini nel governo e alimentando il panico economico in tutta la nazione. 

"Leader di Paesi rispettati" hanno lanciato messaggi allarmistici e avvertito di una potenziale guerra imminente, generando "panico nel mercato, panico nel settore finanziario", ha affermato Zelenskyy. Come riporta l'agenzia Efe, Kiev dovrà ora spendere tra i quattro e i cinque miliardi di dollari dalla riserva nazionale per stabilizzare la valuta nazionale, ha annunciato il presidente. “È il prezzo che paghiamo per una politica informativa sbilanciata”, ha ammonito.

I viaggi di Scholz

Le proteste di Kiev, dunque, sembrano avere spinto gli Usa ad ammorbidire i toni. Nel frattempo, il cancelliere tedesco Scholz ha annunciato che "presto" farà visita a Mosca, sicuramente dopo l'incontro con Biden previsto per lunedì prossimo a Washington. L'annuncio arriva dopo le critiche mosse fuori e dentro la Germania al governo e al suo leader, considerati troppo morbidi nei confronti della Russia. Scholz ha spiegato che la strategia di Berlino è di cercare di mantenere aperto il dialogo con Mosca, minacciando al contempo sanzioni in caso di invasione dell'Ucraina. La strategia della carota e del bastone, che è poi del resto quella tenuta anche da Angela Merkel prima di lui.   

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