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Domenica, 26 Maggio 2024
L'intervista

"Senza riforme l'Ue non sarà mai una potenza mondiale, e si condanna all'immobilismo"

Secondo l'eurodeputato tedesco Freund, uno degli autori della proposta di riforma dei trattati comunitari, c'è bisogno di "un'Europa che sia capace di agire in fretta", e cedere sovranità "aumenta la forza di tutti"

L'allargamento per l'Unione europea è un'opportunità ma anche un pericolo. La macchina comunitaria che già ora spesso fatica ad avanzare, soprattutto nei momenti di crisi, rallentata da un processo legislativo oneroso e complicato, rischia di condannarsi all'immobilismo. E l'Europa rischia anche di diventare sempre più ininfluente sullo scenario geopolitico mondiale, dove già è incapace di parlare con una voce sola e muoversi davvero come un blocco compatto. Solo una riforma dei trattati potrà darle la capacità di agire e di prendere decisioni forti e coraggiose, nonché di diventare un attore centrale della politica mondiale. Ne è convinto Daniel Freund, eurodeputato dei Verdi tedeschi, il partito della ministra degli Esteri di Berlino, Annalena Baerbock, che sta spingendo perché si leghi il processo di allargamento dell'Unione europea alla riforma dei suoi trattati.

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"Abbiamo bisogno di un'Unione che sia capace di agire. Negli ultimi 10 anni abbiamo dovuto affrontare una crisi dopo l'altra: quella economica e dell'euro, quella dei migranti, la Brexit, la pandemia di coronavirus e ora la guerra alle nostre porte. Se c'è una cosa su tutte che abbiamo imparato è che abbiamo bisogno di un'Unione che sia capace di agire, che abbia le competenze per farlo, e farlo in fretta quando necessario", dice Freund in un'intervista a Today.it. Il deputato tedesco è stato uno dei relatori del Parlamento europeo della proposta di riforma dei trattati nata dalla Conferenza sul futuro dell'Europa, l'iniziativa che ha messo in contatto rappresentanti delle istituzioni comunitarie e cittadini per discutere insieme di possibili modifiche al funzionamento dell'Unione, per renderla più democratica e più forte. "Se vogliamo un allargamento, questo mette più pressione su tutti affinché si attuino delle riforme. E la prima per me deve essere l'eliminazione del principio dell'unanimità al Consiglio Ue".

Al momento a Bruxelles è necessaria l'unanimità tra i 27 governi per le decisioni in materie come Difesa e politica estera, cittadinanza, tassazione e finanza, nonché sullo stesso allargamento. Questo significa che ogni Paese membro ha la possibilità di tenere in ostaggio tutti gli altri su determinate materie. "Se guardi all'Ue dal punto di vista di Vladimir Putin, l'unanimità è una cosa ottima, in quanto lui quando ha invaso l'Ucraina voleva un'Europa che non facesse niente, che stesse fuori dai giochi. E di fatto per legarle le mani aveva bisogno di un solo capo di Stato o di governo che fosse dalla sua parte", afferma Freund. Sulle sanzioni ad esempio, l'Ungheria di Viktor Orban ha più volte rallentato il processo, minacciando di bloccarlo, nonostante tutti gli altri 26 governi fossero d'accordo.

"Dal punto di vista geopolitico serve invece un'Ue forte e ora non lo è. Se non ci fosse stato Joe Biden alla Casa Bianca oggi l'Ucraina non esisterebbe più, e io non voglio che il destino dell'Ucraina dipenda da cosa votano i cittadini dell'Ohio o della Georgia. Noi europei dobbiamo essere pronti e a guidare la risposta alle crisi come quella ucraina. Anche perché non sappiamo se tra un anno Biden sarà ancora al potere, se la Cina deciderà di invadere Taiwan o se succederanno nel mondo altre cose folli. Ci serve un'Ue capace di difendersi da sola e di avere un ruolo nello scenario internazionale. Adesso invece basta un solo governo che dica no e non possiamo prendere posizione sui crimini di guerra commessi in Ucraina, e questo è un grave rischio per la nostra sicurezza". E quella ucraina è solo l'ultima di una serie di crisi.

"Se guardiamo a quelle passate, certo si può dire che le abbiamo superate, ma lo abbiamo fatto sempre in ritardo o accontentandoci di un accordo al ribasso basato sul minimo comune denominatore". E con l'allargamento le cose possono solo peggiorare. "Oggi siamo 27, ma quando saremo 29 o 30 o 35 diventerà sempre più difficile prendere decisioni e si rischia lo stallo". Il Parlamento perciò propone di eliminare l'unanimità e sostituirla con la possibilità di una sorta di veto di blocco. "Per porre un veto ci dovrebbe volere il consenso di almeno cinque nazioni, questo vorrebbe dire che anche su questioni più delicate ci vorrebbe comunque il consenso di 23 Paesi, e non è poco, ma almeno si eviterebbero gli stalli". Le decisioni normali, che in Consiglio ora sono prese a maggioranza qualificata, dovrebbero essere prese invece a maggioranza semplice.

E per i deputati si dovrebbe anche ridurre la grandezza della Commissione europea. Al momento spetta un commissario a ogni Stato membro (a eccezione di quello che detiene la presidenza della Commissione), quindi sono in tutto ben 26. "È ridicolo. E dopo l'allargamento che faremo, avremo un esecutivo di 35 membri? Sarebbe ancora più ridicolo. Noi proponiamo di ridurre il numero a 15, come un governo normale. Con un presidente eletto che sceglie i membri del collegio in base a merito, equilibrio di genere e altri fattori, come un esecutivo normale. E se la Germania non ne dovesse avere nessuno va bene, non è obbligatorio che ci sia per forza un tedesco, un francese o un italiano in Commissione".

Per Freund dare più potere al Bruxelles, rinunciando a parti di sovranità, non significherebbe togliere potere agli Stati, ma darglielo. "Nessun Paese da solo può fermare il Climate Change o assicurarsi che aziende come Apple o Amazon paghino le tasse, e di certo nessun Paese da solo può fermare la Russia. Non c'è sovranità che tenga qui, l'unica sovranità è quella europea. Agendo insieme non perdiamo potere ma anzi lo acquistiamo come europei. Insieme siamo più forti".

Ma oltre alla velocità nel prendere decisioni, serve anche rafforzare la democrazia. E per questo al Parlamento, la sola istituzione direttamente eletta dell'Ue, deve essere dato il potere di proporre direttive e regolamenti, potere che adesso è appannaggio esclusivo della Commissione, con Parlamento e Consiglio che possono solo emendare e approvare quanto proposto da Bruxelles. "Siamo l'unico Parlamento che non ha il potere legislativo, un potere che hanno i deputati di tutti i Parlamento nazionali ma anche regionali d'Europa", lamenta il verde tedesco.

Per modificare i trattati però serve il consenso di tutte le nazioni dell'Ue, una cosa non semplice. Nel 2005 un tentativo di approvare un nuova costituzione europea fallì dopo la bocciatura da parte di Francia e Olanda, che organizzarono dei referendum in cui vinsero i no. "I cittadini di Francia e Olanda bocciarono la riforma dei trattati perché percepirono che la riforma era stata calata dall'alto. Ora non sarebbe così, stiamo portando avanti un processo molto più trasparente e democratico. Anche tra i governi il vento sta cambiando, e addirittura Orban è a favore della fine della regola dell'unanimità. Alcuni anni fa sarei stato scettico, oggi sono molto più ottimista che ce la potremmo fare".

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