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Domenica, 22 Maggio 2022
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Ungheria e Polonia verso la resa dei conti con Bruxelles: così l’Ue potrebbe tagliare i fondi

Mercoledì è attesa la decisione del giudici europei sul contestato meccanismo che permetterà a Bruxelles di agire contro i Paesi che non rispettano lo stato di diritto

La lunga attesa è finita. Nelle prossime ore la Corte di giustizia dell’Unione europea si pronuncerà sulla legittimità del regolamento sullo Stato di diritto, contestato da Polonia e Ungheria, che permetterà il blocco dei fondi Ue ai Paesi che non rispettano i principi europei. I ventisette Stati Ue, avendo aderito all’Unione, sono già obbligati a rispettare i diritti delle minoranze - migranti, coppie Lgbt+ e minoranze etniche o religiose, per citarne alcune - ma anche l’indipendenza della magistratura e la libertà di stampa. Se i giudici dovessero rigettare il ricorso dei due Paesi contrari al meccanismo, Bruxelles potrà passare dalle farraginose procedure d’infrazione ai più efficaci tagli dei finanziamenti europei. Per questo i due governi conservatori si sono messi di traverso. 

La Corte di giustizia Ue, salvo sorprese, dovrebbe seguire il parere dell'avvocato generale che a dicembre ha respinto i ricorsi di Varsavia e Budapest, confermando che tale sistema di “condizionalità” era compatibile con i Trattati dell'Ue. Evidenziando l’importanza dell’appuntamento, la Corte ha programmato per la prima volta di trasmettere in diretta la lettura della decisione sui ricorsi di Polonia e Ungheria. 

La convalida di questo strumento giuridico aprirà la strada al suo utilizzo. La Commissione europea aveva infatti concordato, d'intesa con i governi europei, di attendere il parere della Corte prima di agire. Ciononostante, il regolamento è in vigore dal primo gennaio 2021, come spesso viene ricordato dal Parlamento europeo, che ha promosso una contro-azione di fronte ai giudici Ue per denunciare l’immobilismo della Commissione. L’eventuale ok dei giudici al meccanismo potrebbe ricucire quest’ultimo strappo interno alle istituzione Ue.

Per quanto riguarda Varsavia, l’Ue dovrebbe mettere nel mirino gli attacchi all'indipendenza dei giudici, oltre alla messa in discussione del primato del diritto europeo e delle decisioni della stessa Corte di giustizia. Quanto all’Ungheria, la Commissione ha sollevato problemi relativi agli appalti pubblici, ai conflitti di interesse e alla corruzione nel Paese.

Nonostante il probabile ok dei giudici, l’attivazione della procedura di decurtazione dei fondi potrebbe richiedere settimane o mesi. La Commissione deve infatti ancora definire “linee guida” per attuarla. Il timore è che si punti a temporeggiare per aspettate al 3 aprile, data delle elezioni in Ungheria, che vedono il premier Viktor Orban, per sua stessa ammissione difensore dello Stato “illiberale”, correre per la riconferma. Lo scontro con Bruxelles, a detta di alcuni analisti, potrebbe avvantaggiare il leader conservatore. Di qui un possibile ulteriore rinvio all’entrata in vigore effettiva del meccanismo a tutela del bilancio Ue.

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