In Ungheria il doppio del tasso di mortalità dell'Italia, ma Orban non chiude stadi e negozi

Contagi e decessi delle ultime due settimane (a Budapest come in Repubblica ceca e Polonia) superano, in proporzione alla popolazione, quello di tanti Paesi occidentali. Ma né Budapest né altri governi di Visegrad hanno preso misure paragonabili a quelle decise nell'Ue occidentale

La mano di un paziente del dipartimento di ortopedia-traumatologia dell'ospedale St.Janos di Budapest, allestito per ricevere pazienti infetti dal coronavirus. Foto: EPA / Zoltan Balogh

La seconda ondata di Covid-19 si è ormai estesa nell’Europa dell’Est con tassi di contagio e mortalità paragonabili a quelli dei Paesi occidentali. Ciononostante i Governi degli Stati più colpiti sembrano restii a prendere misure d’urgenza e si rifiutano spesso di mettere in campo anche i più basici provvedimenti di protezione della salute pubblica. Il caso lampante arriva dall’Ungheria, dove negli ultimi giorni si è toccato il picco di oltre 3.900 nuovi casi in 24 ore su una popolazione inferiore ai 10 milioni di abitanti. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie stima che negli ultimi 14 giorni il tasso di mortalità per cause legate al Covid in Ungheria è stato pari a 6.9 ogni 100mila abitanti, quasi il doppio del tasso italiano (3.6 su 100mila). 

Tanti contagi, pochi divieti

Il Governo guidato da Viktor Orban si è però rifiutato, almeno finora, di prendere provvedimenti che vadano a fermare o rallentare l’innalzamento della curva dei contagi. L’esecutivo di Budapest non ha ancora imposto restrizioni agli eventi di massa, alle lezioni a scuola, ai negozi aperti e nemmeno alle partite di calcio. Venerdì scorso il primo ministro magiaro ha promesso - durante un’intervista radiofonica - che le autorità avrebbero messo multe a chi non indossa la mascherina dove richiesto. Ma la preoccupazione delle autorità sanitarie europee per i Paesi dell’Est riguarda anche gli altri del Stati del cosiddetto gruppo di Visegrad. 

Allerta in Polonia

La Polonia ha ormai superato la soglia di 20mila nuovi casi giornalieri e il suo tasso di oltre 500 nuovi contagi ogni 100mila abitanti non solo è dieci volte superiore al livello d’allerta (fissato a 50 nuovi casi per 100mila abitanti), ma è anche maggiore a quello di Italia e Regno Unito, e si avvicina pericolosamente al tasso spagnolo. Un’eventuale crisi sanitaria nell’Est Europa preoccupa decisamente gli esperti Ue, considerata la differenza nelle dotazioni dei sistemi ospedalieri rispetto all’Europa occidentale. 

Test a tappeto in Slovacchia

A correre ai ripari in maniera più drastica è stato il Governo di Bratislava. La Slovacchia, nel tentativo di arginare l’infezione, sta infatti effettuando test a tappeto a chiunque abbia più di 10 anni. Il progetto è quello di fare il tampone a quattro milioni di persone, ovvero a quasi l’80% della popolazione nazionale. L’obiettivo è quello di evitare che la situazione sfugga di mano come è già successo ai vicini della Repubblica Ceca, alle prese con circa 335mila contagi su una popolazione di 10 milioni di persone. Il tasso di nuovi casi in Cechia, 1.561 ogni 100mila abitanti, è secondo in Europa solo a quello del Belgio (1.702 su 100mila).

LEGGI ANCHE: Da "modello" Ue a epicentro della pandemia in 100 giorni: ora Praga chiude scuole e locali
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • “Dal 1 gennaio basterà un ritardo di pagamento di 100 euro per finire nella blacklist delle banche”

  • Bimba di 2 anni uccisa dalla polizia, mobilitazione internazionale per chiedere giustizia

  • George Clooney attacca Orban: “In Ungheria solo rabbia e odio”. La replica: “Consigliato da Soros”

  • Sci, Austria contro l'Italia: "Nostri impianti resteranno aperti, se Ue ci obbliga ci risarcisca"

  • Dopo il confinamento la Francia vede la fine del tunnel. In Spagna a gennaio partono le vaccinazioni

  • Neonazismo e antisemitismo: si dimette l'alleato olandese di Giorgia Meloni

Torna su
EuropaToday è in caricamento