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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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L’Ue salva Schengen ma non i migranti: Paesi potranno attivare il ‘modello Polonia’

I governi potranno disporre la chiusura dei confini, l’esame alla frontiera delle domande d’asilo e il rimpatrio rapido in caso di strumentalizzazione politica dei profughi, come accaduto in Bielorussia

Chiusura e sorveglianza dei confini, esame delle domande d’asilo alle frontiere e attivazione dei rimpatri d’emergenza. I metodi applicati dalla Polonia - su autorizzazione di Bruxelles - nella gestione della recente crisi ai confini Ue con la Bielorussia, dove quest’ultima ha incoraggiato migranti in arrivo dai Paesi del Medio Oriente a passare le frontiere europee, potranno essere replicati da altri governi Ue a patto che ci si trovi di fronte a una “strumentalizzazione dei migranti a fini politici”. 

È quanto afferma la proposta di norme presentate dalla Commissione europea per rinforzare lo spazio Schengen che - almeno sulla carta - consente a oltre 420 milioni di persone in 26 Paesi di spostarsi liberamente grazie all'eliminazione dei controlli alle frontiere tra gli Stati. Sono quasi 1,7 milioni le persone che risiedono in uno Stato Schengen e lavorano in un altro, ha fatto notare con orgoglio l’esecutivo Ue. Ma, di fatto, lo spazio Schengen è in agonia. “A oggi ci sono sei Paesi Ue che hanno controlli interni e, andando avanti di sei mesi in sei, sono da sei anni che applicano tali controlli” teoricamente in violazione dell’accordo, ha fatto notare il vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas

Tra i Paesi che hanno messo in crisi il sistema c’è la Francia, che non ha mai smesso di vigilare le frontiere dai tragici attentati terroristici iniziati con l’irruzione al giornale satirico Charlie Hebdo nel gennaio 2015. Finora la reintroduzione dei controlli, di competenza del Paese membro, si può rinnovare ogni sei mesi senza che vi sia un limite. Per questo Bruxelles ha proposto di limitare a due anni il tempo massimo di sospensione degli accordi. Inoltre, uno Stato membro che prenda in considerazione la proroga dei controlli in risposta a minacce prevedibili dovrà innanzitutto valutare se possano essere più appropriate misure alternative, quali controlli di polizia mirati e una cooperazione di polizia rafforzata.

Una proposta mirata a salvare Schengen, ma anche a limitare la circolazione dei migranti, colpiti da un inasprimento delle norme sui cosiddetti movimenti secondari. Gli spostamenti illegali di migranti da un Paese all’altro dell’Ue, come dall’Italia alla Francia, verranno combattuti con “una nuova procedura” basata sulle “operazioni congiunte di polizia” che “consentiranno altresì agli Stati membri di rivedere o concludere nuovi accordi bilaterali di riammissione”. Una novità che integra e dovrebbe essere considerata in abbinamento - secondo Bruxelles - con le misure proposte nel nuovo Patto Ue sulla migrazione e l’asilo. Il testo proposto a settembre del 2020 non è mai stato approvato a casa dei veti incrociati tra i Paesi Ue. Ma la futura presidenza francese del Consiglio Ue, che inizierà a gennaio, ha già promesso di rimettere mano al testo per renderlo operativo al più presto.

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