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Lunedì, 8 Agosto 2022
Il caso

Ungheria ed Estonia salvano i paradisi fiscali: bloccata la riforma Ue del Codice di condotta

I Socialisti e Democratici chiedono lo stop al potere di veto nelle mani dei singoli governi sulle questioni di politica fiscale

Due contrari su ventisette bloccano tutto. Ungheria ed Estonia sono riuscite a fermare la riforma del Codice di condotta sulla tassazione delle imprese opponendosi ai tavoli diplomatici e politici di Bruxelles. La versione del Codice oggi in vigore risale al 1997 e molti la considerano inadeguata a combattere le attuali tecniche di evasione ed elusione fiscali, nonché la corsa al ribasso tra i Paesi che cercano di attrarre le grandi aziende con aliquote irrisorie. 

Il Codice rappresenta lo strumento con cui l'Ue valuta i regimi fiscali dei vari Paesi. Il Parlamento europeo, con una risoluzione, aveva ribadito a inizio ottobre la necessità di riformare tale strumento, chiedendo agli Stati membri di rivedere in particolare i criteri, la governance e il campo di applicazione di tale codice. In sostanza, Strasburgo propone criteri aggiornati per individuare i Paesi da considerare paradisi fiscali e quindi da inserire nella lista nera delle giurisdizioni da colpire con sanzioni ad hoc. 

“Per fare solo un esempio - ha spiegato l’eurodeputata socialista Aurore Lalucq - alcuni dei paradisi fiscali più famosi al mondo, come Svizzera, Paesi Bassi, Hong Kong o Jersey, non sono nemmeno inseriti nella lista nera europea” dei Paesi che applicano una regime fiscale troppo ‘light’ alle multinazionali. Secondo alcuni osservatori, Ungheria ed Estonia si starebbero opponendo al nuovo testo per guadagnare potere negoziale in altre partite, come quella sull’applicazione dell’accordo in sede Ocse sulla tassazione societaria minima globale fissata all’aliquota del 15 per cento. 

Il no dei due Paesi e il conseguente stop al testo durante la riunione di ieri del Consiglio Ecofin non ha provocato reazioni solo sul merito della questione, ma anche sul metodo di approvazione di questi testi legislativi che richiedono il sì all’unanimità dei governi nazionali.

Secondo il gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo occorre “abbandonare il voto all'unanimità sulle questioni fiscali”. “È uno scandalo - ha attaccato l’eurodeputato socialista Jonas Fernandez - che ancora una volta una piccolissima minoranza di Paesi riluttanti sia riuscita a impedire a una stragrande maggioranza degli Stati disponibili di compiere progressi”. “È tempo che le questioni fiscali siano decise a maggioranza, proprio come in altri campi politici”, ha concluso il parlamentare spagnolo.

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