Mercoledì, 22 Settembre 2021
Diritti

Aborto, il Parlamento Ue contro gli obiettori di coscienza: "Mettono a rischio la vita delle donne"

Una risoluzione dell'Eurocamera critica le restrizioni all'aborto. Lega e FdI non votano il testo (a eccezione di una deputata del Carroccio)

I Cartelloni Pro Aborto montati a Milano contro i medici obiettori di coscienza, 3 Giugno 2021. ANSA/Andrea Fasani

Dopo aver illuminato l'ingresso di Bruxelles con i colori dell'arcobaleno in segno di protesta contro la legge anti-Lgbtq+ varata dall'Ungheria, il Parlamento europeo lancia un altro segnale in difesa dei diritti civili, stavolta con destinataria la Polonia, ma non solo: l'Eurocamera ha infatti votato una risoluzione che in qualche modo "riconosce" (o ricorda agli Stati membri di riconoscere) il diritto all'aborto come diritto fondamentale. E che più in generale chiede progressi da parte dei governi europei sui temi della salute sessuale e riproduttiva delle donne, compreso lo stop alle tasse sugli assorbenti.

Il no della destra italiana

La risoluzione è stata adottata con 378 voti favorevoli, 255 contrari e 42 astensioni. Tra i contrari i partiti del centrodestra italiano, da Fratelli d'Italia ai berlusconiani, passando per la Lega (con la sola eccezione della deputata Anna Bonfrisco). Nel testo, si afferma che "i diritti alla salute, in particolare i diritti alla salute sessuale e riproduttiva, sono diritti fondamentali delle donne che dovrebbero essere rafforzati e non possono essere in alcun modo indeboliti o revocati", si legge in una nota dell'Eurocamera.

Inoltre, "le violazioni della salute sessuale e riproduttiva delle donne costituiscono una forma di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze e ostacolano il progresso verso la parità di genere". La risoluzione chiede ai Paesi Ue di "garantire l'accesso a una gamma ampia di servizi di alta qualità, completi e accessibili nel campo della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti, e di rimuovere tutte le barriere giuridiche, politiche, finanziarie e di altro tipo che impediscono il pieno accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti per tutte le persone".

Accesso all'aborto 

Alcuni Stati membri, si legge nella risoluzione, "applicano ancora leggi fortemente restrittive che vietano l'aborto, salvo in circostanze rigorosamente definite, costringendo le donne a ricorrere all'aborto clandestino, a recarsi in un altro Paese o a portare a termine la gravidanza contro la loro volontà, e ciò costituisce una violazione dei diritti umani e una forma di violenza di genere". Il riferimento è alla Polonia, che ha di recente inasprito il suo divieto all'aborto, eliminando anche la possibilità di interrompere la gravidanza in caso di grave malformazione del feto e consentendola solo nei casi di stupro, incesto o rischio di mote per la madre. Anche Malta vieta l'aborto, mentre l'Irlanda ha recentemente legalizzato l'interruzione di gravidanza. 

La critica agli obiettori di coscienza

Ma le accuse dell'Eurocamera non si limitano a Polonia e Malta. Nel testo, infatti, compare anche un passaggio che riguarda da vicino casi come quello dell'Italia: "I deputati si rammaricano che la prassi comune in alcuni Stati membri consenta al personale medico, e talvolta a interi istituti medici, di rifiutarsi di fornire servizi sanitari sulla base della cosiddetta obiezione di coscienza, il che porta alla negazione dell'assistenza all'aborto per motivi religiosi o di coscienza e pone a repentaglio la vita e i diritti delle donne", dice la risoluzione.

Conracezione ed educazione

Il Parlamento chiede ancora "che i Paesi Ue garantiscano una gamma di metodi contraccettivi e forniture di alta qualità, consulenza familiare e informazioni sulla contraccezione ampiamente disponibili" e consentano "una completa educazione sessuale nelle scuole primarie e secondarie, poiché può contribuire significativamente a ridurre la violenza e le molestie sessuali".

I prodotti mestruali sono beni di base essenziali

Sottolineando gli effetti negativi della cosiddetta "imposta sugli assorbenti" ("tampon tax") per la parità di genere, i deputati chiedono ai Paesi Ue di eliminare la tassa sui prodotti per l'igiene femminile, avvalendosi della flessibilità introdotta dalla direttiva Ue sull'Iva e applicando esenzioni o aliquote Ivva allo 0% su questi beni essenziali. Si chiede inoltre ai Paesi Ue di affrontare con urgenza la povertà mestruale, assicurando che chiunque ne abbia bisogno possa disporre di prodotti mestruali gratuiti.

Una questione mondiale

In una risoluzione separata che fa il punto sui risultati del Vertice di Nairobi sulla popolazione e lo sviluppo, i deputati sottolineano che alle donne di tutto il mondo dovrebbero essere garantiti un'assistenza sanitaria adeguata e accessibile e il rispetto dei loro diritti sessuali e riproduttivi. Inoltre, i servizi accessibili in questo ambito, come la pianificazione familiare, l’assistenza sanitaria materna, prenatale e neonatale e i servizi di aborto sicuro, sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e ridurre la mortalità infantile.

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