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Martedì, 27 Settembre 2022

Perché i leader Ue incontreranno Putin al G20

A fine aprile, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, aveva detto chiaramente che la Russia dovrebbe essere esclusa dal prossimo G20, che si terrà a novembre in Indonesia, minacciando, in caso contrario, un boicottaggio dell'appuntamento. A due mesi di distanza, la minaccia sembra essere stata ritirata: Vladimir Putin ha annunciato che sarà al tavolo delle 20 potenze mondiali, non si sa ancora se in presenza o virtualmente. E lo stesso dovrebbero fare i leader occidentali, Biden compreso. "Non dobbiamo paralizzare il G20, è troppo importante", ha detto, a mo' di giustificazione, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Cosa è cambiato in questi sessanta giorni? Per provare a capirlo, forse, è utile partire dalle preoccupazioni che sempre più attanagliano l'Ue e gli stessi Stati Uniti.

Stanchi della guerra

A Bruxelles, l'ultimo summit dei 27 leader del blocco si è concluso con un messaggio di unità di intenti, simboleggiato dal via libera allo status di candidata all'acceso all'Ue per l'Ucraina. Ma proprio questo atto potrebbe essere l'inizio di una nuova strategia da parte dell'Ue nei confronti della Russia. O almeno da parte di Germania, Francia e Italia. La guerra, infatti, sta provocando ricadute sociali sempre più problematiche: l'inflazione sta divorando la ripresa post-pandemia, spinta dagli aumenti di gas e petrolio, e dalla crisi alimentare. E questo è anche il frutto del muro contro muro con Mosca. Inoltre, per far fronte alle misure per l'indipendenza energetica dalla Russia, l'Ue sta venendo meno ai suoi impegni climatici: già nei primi mesi del 2022 le emissioni sono aumentate a livelli record rispetto al recente passato, e il rilancio della produzione di energia dal carbone rischia di far proseguire questo trend nel prossimo futuro. 

Europa divisa

In tutto questo, o anche per via di tutto questo, il sostegno della popolazione all'azione Ue in Ucraina si sta affievolendo. I cittadini europei, almeno nella parte occidentale meno prossima al confine ucraino, sembrano stanchi della guerra. Un recente sondaggio del Consiglio europeo sulle relazioni estere condotto in dieci Paesi dell'Ue (tra cui l'Italia) mostra che l'opinione pubblica tra Est e Ovest è divisa. In generale, il 35 per cento degli intervistati vuole che la guerra finisca il prima possibile, anche se l'Ucraina dovesse cedere territori alla Russia. Questa percentuale sale al 41% in Francia, al 49% in Germania, e al 52% in Italia. Solo un quarto dei cittadini intervistati ritiene più importante punire Putin per l'invasione. Solo in Polonia, questa posizione è maggioritaria rispetto a quella di una pace immediata.

Il sondaggio, in qualche modo, è la fotocopia di quello che avvenendo nel chiuso delle stanze dei diplomatici dei 27 Paesi Ue a Bruxelles: Berlino, Parigi e Roma vogliono trovare una soluzione al conflitto, che accontenti Kiev, ma non "umili" Mosca, anche a costo di cedere parti dell'Ucraina al Cremlino. Polonia e Paesi baltici (Lituania, Lettonia ed Estonia) vogliono invece una sconfitta storica per Putin: "L'unica cosa che conta" è spingere i russi fuori dall'Ucraina, spiegano fonti diplomatiche dell'Est Europa presso la Nato.

La posizione dei "duri e puri" anti-Putin, però, si scontra adesso con due fattori. Il primo è la situazione sul campo: anche i filo-ucraini più ottimisti hanno dovuto constatare che più la guerra va avanti, più l'avanzata russa si rafforza. Quello che manca a Kiev è soprattutto un arsenale adeguato alla potenza di fuoco dell'esercito di Mosca: gli aiuti militari sono arrivati, ma non nella misura auspicata dal leader ucraini. Stati Uniti, Regno Unito e Polonia hanno offerto il grosso del sostegno, mentre il resto dell'Ue si è limitato al minimo sindacale. Il vertice Nato in corso a Madrid potrebbe smuovere Francia e Germania a fare di più. Ma anche qualora Emmanuel Macron e Olaf Scholz dovessero aumentare le spedizioni di armi verso Kiev, l'effetto più probabile sarebbe quello di prolungare il conflitto, e non di fermare la Russia. 

I timori di Biden

Questo è dovuto anche al fatto che il principale sponsor dell'Ucraina, ossia il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, sembra non voler andare oltre il pacchetto di aiuti da 40 miliardi di dollari stanziato dopo lo scoppio della guerra. Un pacchetto che comprende armi moderne, senza dubbio, ma non tali da ridurre il gap sul terreno con la Russia. "Stiamo armando l'Ucraina con armi sufficienti per evitare la sconfitta, ma non abbastanza per vincere", ha scritto l'esperto militare Max Boot sul Washington Post.

Ci vorrebbe uno sforzo in più, e non da poco. Ma a Washington il pensiero adesso è di non fare la fine di Macron in Francia, con l'inflazione galoppante che ha favorito la crescita dei consensi elettorali tra le file dell'opposizione. Opposizione che negli Usa porta il nome di Donald Trump, fin da principio contrario a un sostegno bellico all'Ucraina. I repubblicani, adesso, hanno gioco facile nell'imputare a Biden di essersi impelagato in un conflitto senza uscita, costato caro ai contribuenti in termini di tasse, e adesso ancora di più in termini di perdita di potere d'acquisto. Accuse che potrebbero concretizzarsi in una sconfitta elettorale per Biden alle elezioni di medio termine di novembre, che si terranno circa una settimana prima del G20 in Indonesia. 

Ecco perché, da Washington a Bruxelles, si sta cercando una via d'uscita dallo stallo in Ucraina. L'ipotesi di una sconfitta della Russia è sempre meno sostenuta. Secondo il quotidiano tedesco Welt, Biden avrebbe addirittura rimproverato i suoi ministri della Difesa e degli Esteri per aver parlato troppo spesso di una vittoria per l'Ucraina, promuovendo a Kiev l'idea che possano riprendersi tutto il territorio appena occupato da Mosca. Ricostituire l'integrità territoriale potrebbe richiedere anni e mettere le società occidentali ancora più sotto stress. Oltre a dividere l'Alleanza atlantica.

Exit strategy

Messa da parte, dunque, l'idea di scacciare l'esercito russo dall'Ucraina con la forza, la proposta che si fa strada sempre più sulle due sponde dell'Atlantico è di portare a termine l'altra guerra, quella delle sanzioni. L'obiettivo in tal senso non è indebolire la Russia nell'immediato (i dati economici stanno dimostrando la resilienza nel breve periodo di Mosca alle sanzioni), ma porre le basi per ridurre le sue prospettive economiche nel lungo termine. Compresi i suoi propositi di egemonia nella regione e di nuove azioni militari. 

Una volta portata a termine questa missione, il successivo passo è fermare il conflitto in Ucraina. E per farlo, bisogna tornare a sedersi al tavolo dei negoziati con Putin. Lo dovrà fare il presidente ucraino Zelensky, anche lui invitato al G20, ma è chiaro che il faccia a faccia in Indonesia tra il capo del Cremlino e i leader occidentali sarà una tappa fondamentale per chiudere la partita. L'eventuale pace non sarà indolore per nessuno, a partire per Kiev: l'Ue ha già dato una compensanzione preventiva a Zelensky concedendo all'Ucraina lo status di candidato all'accesso. L'altra compensazione, a cui dovranno partecipare anche gli Stati Uniti e il Regno Unito, è l'impegno per la ricostruzione del Paese. La Russia, dal canto suo, "non deve vincere", come ribadito da Mario Draghi in questi giorni. Ma neppure essere "umiliata", come ha suggerito qualche settimana fa Macron.

Ma al di là di questi aspetti, l'incontro con Putin in Indonesia ha un altro valore, almeno per l'Ue. E non riguarda tanto la Russia: a Bruxelles è forte la preoccupazione che il conflitto in Ucraina stia allargando il solco tra il G7 e i suoi partner, e il resto del mondo. Gli accordi commerciali con Brasile, India o la stessa Indonesia rischiano di finire in un vicolo cieco. E si rischia anche di perdere la presa con l'Africa: non è un caso che dei 600 miliardi di dollari promessi dal G7 per contrastare la nuova Via della Seta cinese nei Paesi in via di sviluppo, metà l'abbia messa l'Ue. “Secondo me, il G20 è troppo importante, anche per i Paesi in via di sviluppo, i Paesi emergenti, per lasciare che questo organismo venga spezzato da Putin”, ha detto in queste ore la presidente della Commissione europea von der Leyen. "La diplomazia non riguarda solo chiacchierare intime con i tuoi amici che la pensano allo stesso modo", ha dichiarato un funzionario Ue a Politico.

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