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Domenica, 26 Giugno 2022
Il caso

L’Ue pignora alla Polonia 15 milioni di fondi per la miniera di carbone fuorilegge

Il governo di Varsavia ha già accumulato un passivo di sanzioni non pagate pari a 71 milioni. A questi vanno aggiunti altri 100 milioni di multa sulla violazione dell’indipendenza dei magistrati

Una sforbiciata senza precedenti. La Commissione europea taglierà alla Polonia 15 milioni di euro di fondi Ue per recuperare i soldi che Varsavia si è rifiutata di versare dopo la condanna sulla miniera di carbone di Turow. In barba alle norme europee sulla valutazione d’impatto ambientale, la Polonia nel 2020 aveva esteso di altri sei anni il permesso di estrazione mineraria presso il contestato sito ricco di lignite vicino al confine con la Repubblica Ceca e la Germania. Di qui la condanna e la conseguente multa mai pagata, per la quale l’Ue oggi batte cassa. Ma il governo di Varsavia ha già annunciato un ricorso contro la decurtazione dei fondi europei. 

La vicenda

Un anno fa, dopo il nuovo ok polacco alle attività estrattive fortemente inquinanti, la Repubblica Ceca aveva fatto ricorso di fronte ai giudici Ue, sostenendo che la miniera fosse in violazione delle norme ambientali europee. Lo scontro tutto interno al gruppo di Visegrad - l’alleanza di Paesi Ue che tiene assieme la Polonia e la Repubblica Ceca, oltre alla Slovacchia e all’Ungheria - si è dunque scatenato per via dell’esaurimento delle riserve idriche sotterranee e dei pericolosi livelli di inquinamento dell'aria e dell’acqua causati dallo sfruttamento della miniera. Ma la Polonia si è sempre difesa dalle accuse invocando l’importanza strategica del sito che alimenta l’adiacente centrale energetica che a sua volta soddisfa il 7% della domanda domestica.

Le sanzioni accumulate

Accertate le violazioni delle norme ambientali, i giudici Ue avevano ordinato la chiusura della miniera. Ignorata quest'ultima decisione, la Corte aveva dunque condannato Varsavia al pagamento di 500.000 euro al giorno per ogni 24 ore di violazione dell’ordine giudiziario di sospendere l’estrazione mineraria. Al rifiuto polacco sia allo stop dei lavori che al pagamento della sanzione è seguita la decisione di oggi dell’esecutivo europeo di chiedere i primi 15 milioni, la somma dovuta per il solo periodo dal 20 settembre al 19 ottobre 2021. Palazzo Berlaymont, ha garantito il portavoce Balazs Ujvari, procederà in “dieci giorni lavorativi” al recupero delle sanzioni non versate. Ad oggi, la sanzione totale accumulata ammonta a 71 milioni di euro. Inoltre, il Paese dell’Est Europa rischia di perdere altri 100 milioni di euro per un’altra condanna relativa a una riforma giudiziaria che viola le norme Ue sull’indipendenza dei giudici, per la quale la Polonia è stata condannata al pagamento di un milione di euro al giorno.

La reazione di Varsavia

In reazione alla decisione odierna di Bruxelles, il governo di Varsavia ha già fatto sapere che presenterà un ricorso contro la procedura di decurtazione dei fondi. “La Polonia utilizzerà tutti i mezzi legali per presentare ricorso contro questi progetti della Commissione europea”, ha garantito Piotr Muller, portavoce del governo polacco. Inoltre Varsavia ha ricordato di aver raggiunto la settimana scorsa un accordo con il governo di Praga, che ritirerà il caso in cambio di un risarcimento da 45 milioni di euro unito all’ammodernamento delle infrastrutture e ad altre tutele ambientali. Nonostante l’intesa fuori tempo massimo, il taglio dei fondi europei per pagare le multe comincerà presto a farsi sentire nel Paese che non fa parte dell’Eurozona e la cui valuta locale, lo zloty polacco, ha un tasso di cambio pari a 22 centesimi di euro.

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