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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
La crisi

"L'Ue non si farà carico dell'accoglienza dei migranti in Bielorussia”

Il vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas esclude che l’Unione possa aprire le porte ai profughi stipati oltre il confine orientale

Il rimpatrio nei Paesi d’origine dei migranti, come l’Iraq, è la “soluzione più rapida” per porre fine alla crisi alle frontiere Ue con la Bielorussia. Lo ha ribadito ieri il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas, escludendo l’ammissione delle persone vulnerabili nell’Unione europea. “Noi non possiamo farci carico di accogliere tutte queste persone”, ha detto in una conferenza stampa a Strasburgo, specificando che “dobbiamo attenerci alle procedure legali” in vigore.

Facendo il punto sulla situazione dei migranti ammassati al confine tra l’Ue e la Bielorussia, il vicepresidente dell’esecutivo Ue ha precisato: “La situazione che vediamo è il risultato della collusione del regime bielorusso con le reti di trafficanti, che vendono l’illusione di poter arrivare da Baghdad in Europa”. “Non è una minaccia migratoria - ha ribadito - ma una questione di sicurezza, di guerra ibrida”, e merita una risposta in quanto tale da parte dell’Ue. Tale risposta è stata elaborata dalla Commissione nella forma di “una blacklist degli operatori coinvolti nel traffico di esseri umani”, per impedire a queste reti di operare sul territorio europeo.

Oltre ai fondi stanziati per l’assistenza umanitaria, l’Ue ha aumentato il sostegno ai Paesi membri in prima linea nella gestione dell’emergenza: Polonia, Lettonia e Lituania. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Schinas ha sottolineato che i fondi extra - oltre 200 milioni di euro - sono destinati ad “un robusto sistema di gestione dei confini”, che va interpretato come “qualcosa di diverso rispetto al filo spinato, ai mattoni o ai muri fisici, come spesso viene semplificato”. Piuttosto, si tratterà di un sistema integrato comprendente anche “veicoli, tecnologia, telecamere e centri di operazione nella regione”.

Per Bruxelles, “la priorità è portare via queste persone”, che già stanno soffrendo, prima che l’inverno si faccia ancora più duro. L’attenzione, ora, “va rivolta ai rimpatri, il cui ritmo va accelerato”, ha aggiunto Schinas. Si è detto “molto fiero dei risultati ottenuti” con i Paesi d’origine dei flussi migratori, affinché le rotte siano chiuse e i voli non partano, come accaduto in Turchia. L’Ue continuerà a stanziare fondi per i rimpatri, oltre che a sostenere “Paesi come l’Iraq per la riammissione di chi torna”. Il contributo comunitario allo sforzo per i rimpatri si alza così a 3,5 milioni di euro.

Ma alla domanda se l’Ue abbia intenzione di accogliere almeno una parte degli oltre 15mila migranti che si stima siano bloccati in Bielorussia, Schinas ha negato che un’operazione del genere rientri nelle possibilità “legali” dell’Unione. “Queste persone devono fare richiesta d’asilo dove si trovano (in Bielorussia), o far ritorno al loro Paese”, ha aggiunto, ricordando che anche Minsk è vincolata alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati.

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