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Domenica, 24 Settembre 2023
Il report

L'Ue avverte Meloni: "Con stop ad abuso d'ufficio rischi per lotta a corruzione"

Nel suo Rapporto sullo Stato di diritto in Italia, la Commissione critica il disegno di legge del governo. E invita a fare di più su donazioni e finanziamenti ai partiti

L'abolizione del reato di abuso d'ufficio proposto dal governo italiano "potrebbero compromettere" la lotta alla corruzione in Italia. È l'avvertimento lanciato dalla Commissione europea nel suo annuale Rapporto sullo Stato di diritto nell'Ue. Nel capitolo riservato al nostro Paese, Bruxelles sottolinea diversi passi avanti sul fronte del miglioramento della giustizia, ma punta anche il dito su debolezze irrisolte, tra cui la scarsa trasparenza su finanziamenti e donazioni nel mondo politico, e le carenze legislative sul conflitto di interessi.

 Il passaggio più importante, almeno per quanto riguarda il dibattito politico interno, è però quello sull'abuso di ufficio. "È stata presentata una proposta di legge - scrive la Commissione - che mira ad abrogare il reato di abuso di ufficio pubblico e a limitare la portata del reato di traffico di influenze: queste modifiche depenalizzerebbero importanti forme di corruzione e potrebbero compromettere l'efficace individuazione e lotta alla corruzione". Se non una bocciatura, poco ci manca: "Le autorità giudiziarie stanno seguendo da vicino gli sviluppi di questa riforma e il potenziale impatto sulle indagini", aggiunge Bruxelles.

Nelle sue raccomandazioni, la Commissione sottolinea che le riforme sulla giustizia sono tra quelle direttamente connesse all'erogazioni dei fondi Ue del Pnrr, e per questo ricorda al governo "gli impegni assunti" in questo contesto su "alcuni aspetti del sistema giudiziario e del quadro anticorruzione". Bruxelles invita poi l'Italia ad "affrontare in modo efficace e rapido la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un unico registro elettronico per le informazioni sui finanziamenti ai partiti e alle campagne elettorali"; "a proseguire il processo legislativo per riformare e introdurre garanzie per il regime di diffamazione, la protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, tenendo conto degli standard europei sulla protezione dei giornalisti" e a "continuare gli sforzi per creare un'istituzione nazionale per i diritti umani tenendo conto dei Principi di Parigi delle Nazioni Unite", conclude la Commissione.

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